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10
2013
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Ius soli, ius sanguinis: lettera aperta di Rodolfo Ricci a Beppe Grillo

genua

Rodolfo Ricci, della FILEF, evidentemente preoccupato per quello che riportano i media su questo argomento, ci invia questa lettera aperta che qui riportiamo. Con la convinzione che, secondo il principio dell’irriverenza nella discussione e della lealtà nell’azione, si possa aprire un ampio dibattito partecipativo, che coinvolga quanti più uomini e donne possibili su questo tema e che sia propedeutico alla maggiore e migliore conoscenza e coscienza per elaborare le decisioni che verranno.

 

Caro Beppe Grillo,

come me e altri 130 milioni tra italiani e oriundi, fai parte di quel popolo di santi, poeti e trasmigratori, diffusi nella penisola e ai 4 angoli del globo. In più tu sei genovese, appartieni cioè a quella risma di marinai che hanno attraversato gli oceani non solo in sottocoperta, ma che i piroscafi li hanno costruiti e guidati. Non erano gommoni, ma navi. La compagnia italiana SNIA (che poi si mise a produrre Viscosa) divenne grande per trasportare dal porto di Genova, milioni di italiani verso le Americhe. (Tra tanti di voi scorre sangue misto…).

Ma già molti decenni prima i tuoi concittadini marinai e le loro famiglie, fondavano la Boca a Buenos Aires, e popolavano Montevideo dall’altra parte del Rio de la Plata, ben prima che ci arrivasse Garibaldi (il quale ci andò proprio perché c’era già una colonia di genovesi). Risalivano il Paranà e l’Uruguay, si diffondevano nel Brasile, a partire da Victoria e da Santos, verso l’interno del continente latino-americano per ogni lato, fino in Colombia, fondando ad esempio, Genova (paesino interno della Colombia)… che diede i natali a un certo Marulanda.

Ma questo è solo un pezzetto di storia contemporanea: retrocedendo  di qualche secolo, i tuoi avi hanno colonizzato pezzi di India occidentale, dove mi dicono che si parli ancora un dialetto genovese e si adori tra i tanti dei anche Gesù Cristo. Il re del Portogallo e la corona di Spagna si servirono di loro e delle loro raffinate carte nautiche per le missioni più audaci, con ciurme miste di napoletani, amalfitani, e di altre etnie peninsulari.

Il genovese fu per secoli la lingua franca dei mari e la navigazione moderna è stata una vostra invenzione.

Ben prima dei Tanos (napolitanos), genovese era sinonimo di italiano. E questa tradizione imperitura, si mantiene costante girando per molte zone del pianeta.

Non so quanti italiani nel mondo abbiano origini liguri o genovesi (non pochi), ma certamente sono tutti figli e nipoti o bisnipoti di migranti liguri o di altri lidi sempre da voi traghettati.

Ho avuto occasione di conoscere molti liguri in Germania, in Francia, in Brasile, in Argentina, in Uruguay, in Canada, in Australia; caso strano, parecchi di loro erano ex partigiani e continuarono a distinguersi nelle lotte contro le ingiustizie e l’oppressione anche nei diversi paesi in cui erano capitati.

Genova, in questo senso, è un po’ come una porta mundis di civiltà: lo è stata per l’Italia, durante la resistenza, negli anni ’60 e lo ha riconfermato nel 2001, durante il forum  sociale mondiale, nato 6 mesi prima a Porto Alegre, in Brasile, nel Rio Grande do Sul colonizzato dagli italiani e riconfermato  in Europa in quelle tragiche giornate di luglio.

Beppe Grillo, non sdirazzare!! Convengo che vi siano ambiti di politicismo nazionale che possono pensare a utilizzare in modo strumentale la questione immigrazione, siano cattivisti o buonisti; non ti aggiungere a loro.

Condivido molte delle cose che dici anche perché ben prima di te, in centinaia di migliaia le abbiamo sostenute in grande solitudine e senza acquisire il consenso sperato. Quindi mi tolgo il cappello e tu te lo togli di fronte a chi ti ha preceduto.

Ma su questa vicenda dei diritti di cittadinanza per gli immigrati, che vanno a braccetto con quelli che rivendichiamo da decenni per i nostri milioni di emigrati, non fare passi falsi: l’emigrazione è figlia di quei mali che sei stato bravissimo a far emergere; e sono mali quasi sempre nostrani, sia quando riguardano la nostra nuova emigrazione che dilapida le nostre risorse umane giovanili verso il nord Europa, l’America o l’Asia, sia quando da questi stessi continenti e dall’Africa arrivano a noi migliaia di disperati di altri colori.

Sono sempre quei famosi movimenti di capitali con annessi eserciti, multinazionali e sacerdoti del liberismo sfrenato a condurre il gioco: ma che c’entrano le persone che in qualche modo debbono salvarsi, coi criminali che impongono queste logiche?

Non è forse meglio l’integrazione e il riconoscimento universale dei diritti di ciascuno e lavorare insieme per abbattere un sistema di oppressione generalizzato che riguarda noi, ma anche buona parte del resto del mondo?

In diversi paesi gli emigrati italiani insegnarono a costituire i sindacati [quelli combattivi, non certo quelli concertativi e burocratici]: negli USA la IWW cantato da Woody Gutrie fu un loro prodotto. La metà dei desaparecidos argentini era di origini italiane. Dai un’occhiata al movimento dei Sem Terra in Brasile, alla Pastorale della Terra, e a Via Campesina, guarda a chi ha re-inventato il concetto di sovranità alimentare e il cosiddetto KM-zero. E alla congiunzione coi movimenti indiani e dell’Africa. Anche questo lo trovi, se vuoi, su Wikipedia.

Infine, ti faccio osservare che la rete è piena di migranti. Anzi loro sono tra i primi fruitori, comunicatori e erogatori di pensiero in rete. Per ovvie ragioni.

Quindi, non investire a breve termine.

Non abbassare il volo. Non fare lo stanziale.

Ci sono già caduti in trappola in molti di quelli del PD e del PDL su questa buccia di banana (republic).

Evita di fare anche tu lo stronzo!

Con affetto, 
Rodolfo Ricci (FILEF)

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apr
24
2013
0

Il punto di vista su Bagnoli.

Dopo più di cent’anni di errori siamo giunti infine, al risaputo e temuto orrore, facciamo sì che i risultati raggiunti dai Magistrati, non si trasformino in un ulteriore sconfitta.
La riflessione e la cautela in una situazione, in cui sembra che l’emozione e la rabbia, vogliano prendere a tutti costi il posto della ragione, sono necessarie e doverose, ” l’emozione per il sequestro”, e , ” La rabbia per i contenuti”.
Una ferita aperta, una perdita milionaria, per opere e beni, ma principalmente, una perdita inestimabile in termini di fiducia, nelle Istituzioni, ma con tanta, tanta voglia di riscossa, e di rinascita, con l’opportunità di ricominciare, ma, senza dimenticare!
Adesso è il momento di fermarsi e non commettere più errori e far si che da questa immane tragedia si possa ricominciare a fare, e a fare bene.
Adesso è doverosa la riprogettazione del tutto, più consona alla naturalità dei luoghi.
Siamo Sicuramente, e perfettamente d’accordo sulla “soluzione della questione Bagnoli” Proposta dal gruppo di Ricostruzione Democratica.(docx), in modo particolare sul punto iguardante la Proprietà dei Suoli. Quindi lo Stato, paghi le bonifiche e non solo; rinunci alla estorsione dei 60 milioni di euro, che noi consideriamo solo, come un anticipo per i danni arrecati.

Concludendo “Chi Inquina Paghi”, e senza dimenticare gli interessi! Ancora condividiamo quanto detto per “ Bagnoli Futura, quindi ci impossessiamo volentieri, delle parole di Ricostruzione Democratica: Questo baraccone, Bagnoli Futura; Esemplare monumento dell’insipienza e dell’ arretratezza culturale-assistenziale-familiaristica-, della Classe Dirigente Cittadina, va’ semplicemente, e velocemente, messa in liquidazione! Punendo severamente, chi ha commesso e permesso tutto ciò. Superato il lutto, l’emozione e lo sgomento, bisognerà pensare al quartiere tutto, a quella bagnoli che aspetta da decenni di rivedere e rivivere il mare, i luoghi tutti fino a Fuorigrotta; ripartendo da quella bonifica mai iniziata dal cuore pulsante del parco a verde, al parco dello sport “usato per intombare i veleni e chi sa cos’altro” che ad oggi cade a pezzi nell’indifferenza ed abbandono come il resto delle opere fin qua realizzate.
Ricominciare da zero, ripartendo in primis dall’impegno preso da parte dell’attuale sindaco e della giunta tutta di realizzare quanto richiesto e sottoscritto da 14000 cittadini, con la delibera popolare promossa dal Comitato, “una spiaggia per tutti” approvata il 25 settembre scorso dal Consiglio Comunale
Chiediamo fermamente, che il destino, di questo pezzo considerevole di città venga, “a mezzo della reale partecipazione Cittadina”, riprogettato totalmente, partendo da ciò che fu sancito, nella base del piano comunale a firma dell’Architetto Vezio De Lucia, e rigorosamente senza alcuna vendita di suoli!
Errare umanum est, perseverare e’ diabolico!

Giuseppe Cistoforoni
MoVimento Cinque Stelle Napoli

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apr
18
2013
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19 aprile: anniversario dell’Indipendenza venezuelana. Solidali con il Venezuela bolivariano!

CARI AMICI UN FORTE ABBRACCIO A TUTTI:

IN QUESTO MOMENTO LA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA HA BISOGNO DI TUTTI NOI. DOPO IL VOTO DEL 14 APRILE DOVE NICOLAS MADURO RISULTA IL NUOVO PRESIDENTE DEL VENEZUELA, GRUPPI FASCISTI DELLA OPPOSIZIONE HANNO REAGITO IN MODO VIOLENTO E ANTIDEMOCRATICO CONTRO LA POPOLAZIONE E DISTRUGGENDO BENI PUBBLICI.

VI PREGHIAMO DI DIFFONDERE QUESTO COMUNICATO DI SOLIDARIETÀ IN RISPOSTA ALL’APPELLO DEI COMPAGNI DI ANROS (ASOCIACION NACIONAL DE REDES Y ORGANIZACIONES SOCIALES) CHE CI CONVOCANO ALLA SOLIDARIETA’.

STIAMO CONVOCANDO TUTTI AL PARCO VIRGILIANO QUESTO VENERDÌ PER RENDERE OMAGGIO A SIMON BOLIVAR E MANIFESTARE LA NOSTRA SOLIDARIETÀ.

CI SARA’ UN PULLMAN ALLE 15.00, DAVANTI AL MUSEO ARCHELOGICO.

PER FAVORE SIAMO PUNTUALI, E’ MOLTO IMPORTANTE QUESTO MOMENTO.

Indira Pineda

Venerdì 19 aprile alle ore 15,30

Presso il Busto di Simón Bolívar al Parco Virgiliano – Napoli

Per l’omaggio floreale al Libertador

e in segno di solidarietà verso il Venezuela

 

In memoria del 19 Aprile

 

Interverranno:

Bernardo Borges, console generale

Carlos Abreu Colmenares, console aggiunto

Marnoglia Hernández Groeneveledt, console aggiunto

Giornata storica. L’indipendenza del Venezuela dal dominio spagnolo muove i primi importanti passi a Caracas il 19 aprile 1810, quando un gruppo di creoli di Caracas convoca una riunione del Consiglio Comunale e proclama un governo autonomo (la Giunta Suprema di Caracas). Il Capitano Generale e Governatore spagnolo, Vicente Emparán, contrario a questa decisione, al balcone del Palazzo Municipale domanda alla popolazione – riunita in Piazza Maggiore (oggi Piazza Bolivar) – se continuasse a volerlo al comando. La folla, influenzata dal presbitero José Cortés de Madariaga, risponde: “NO”. Emparán dichiara: “Allora neanch’io voglio il comando”: rinuncia e viene esiliato in Spagna con i suoi collaboratori. Si forma così la prima organizzazione storica creata da venezuelani dopo tre secoli di colonizzazione: è l’inizio del processo per l’indipendenza del Venezuela.

di Carlo Amirante

Il successo elettorale di Nicolas Maduro, che lo ha confermato Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, accanto alla soddisfazione di tutti gli studiosi ed i cittadini estranei alla campagna mediatica contro il Venezuela e il suo leader storico Hugo Chavez Frias, ha visto la rinascita di una campagna di diffamazione dell’esperienza venezuelana degli ultimi 14 anni rivolta anche, e forse soprattutto, a delegittimare una delle organizzazioni internazionali più democratiche e controcorrente del nuovo secolo, l’ALBA-TCP, che vede schierati, uno accanto all’altro, tra gli altri, Cuba, Venezuela, Ecuador, Nicaragua, Bolivia, Dominica, Antigua e Barbuda e San Vincente e le Granadine. Una organizzazione che va senz’altro controcorrente perché fa della solidarietà fra i popoli e i paesi aderenti e dell’obiettivo della pace, non solo nel continente latinoamericano, un’opzione inequivocabile ed irrinunciabile.

 

Per quelle bizzarrie tipiche di una certa stampa borghese – evidentemente condizionata o pilotata da interessi talora inconfessabili – dopo aver riconosciuto la moderazione e l’atteggiamento decisamente democratico dell’attuale Presidente legittimamente eletto Maduro, ora lo si accusa sia di brogli elettorali sia di aver scatenato la polizia contro rappresentanti dell’opposizione, o peggio ancora di aver alimentato movimenti di piazza violenti, tali da mettere in forse l’ordine pubblico e la pace sociale.

 

In questo quadro si impone la solidarietà con il legittimo governo bolivariano del Venezuela, invitando la cittadinanza a partecipare il 19 Aprile p.v. all’evento organizzato per celebrare l’anniversario dell’Indipendenza venezuelana; a Napoli si terrà al Parco Virgiliano alle 15,30:  https://albainformazione.wordpress.com/2013/04/16/19-aprile-anniversario-dellindipendenza-venezuelana/

 

 

 

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apr
13
2013
0

Lettera aperta al M5S

Scritto da in: Appelli,Blog
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clnRiceviamo e inoltriamo – con l’auspicio che possa essere momento di discussione e di approfondimento sul “che fare” – questa lettera aperta inviata dal P-CARC  Lettera aperta al Movimento 5 Stelle

Milano 13.04.2013

Rivoltare il golpe bianco di Napolitano contro i vertici della Repubblica Pontificia: convocare subito Commissioni Parlamentari popolari e costituire il Comitato di Salvezza Nazionale

All’ombra del golpe bianco con cui Napolitano ha “congelato” le funzioni e il ruolo del Parlamento e ha unilateralmente sospeso l’iter per la formazione di un nuovo governo (che in ogni evidenza, alle condizioni create dalle elezioni di febbraio, non avrebbe potuto essere il governo di cui i vertici della Repubblica Pontificia hanno bisogno), si svolgono le grandi manovre occulte (leggi: tentativi di inciucio) che dovrebbero portare all’elezione di un Presidente della Repubblica che faccia contenti tutti i caporioni del teatrino della politica borghese (leggi: non hanno ancora stabilito chi dovrà soccombere e in cambio di cosa). A lui il compito, poi, di definire i tempi e soprattutto i modi per cercare di “uscire dall’impasse”: governo di larghe intese, nuove elezioni, governo di minoranza, governo tecnico… cioè uno o l’altra delle misure che si riveleranno inutili a fronteggiare la crisi politica e che, anzi, ne aggraveranno il decorso.

L’unica misura possibile per fare fronte alla crisi politica (e a quella economica e ambientale) è la costituzione, qui e subito, di un governo di emergenza popolare. E’ esattamente quello che, con giri, rigiri, colpi di mano, raggiri, tatticismi e inciuci, i vertici della Repubblica Pontificia stanno cercando di evitare.
A quasi 50 giorni di vacanza del governo e di intossicazioni dell’opinione pubblica che arrivano da tutte le parti, la situazione di ingovernabilità e di stallo sta producendo molti e ingestibili problemi e contraddizioni nella classe dominante: sono i vertici della Repubblica Pontificia (industriali, banchieri, affaristi, cardinali e grandi criminali) che suggerendo (o imponendo) a Napolitano di congelare la situazione la stanno tirando per le lunghe fra scontri, regolamenti di conti e “divergenze” su quale sia la forma migliore per fare del prossimo governo lo strumento adeguato a sottomettere o esautorare il Parlamento (che con 163 eletti del M5S è molto meno malleabile del previsto) per attuare le ricette alla crisi di FMI, BCE, UE, USA, Vaticano, ecc. Mentre il “Paese reale” va allo sfascio, le aziende chiudono, si moltiplicano i disoccupati, finiscono i soldi per gli ammortizzatori sociali, vengono smantellati e decadono le strutture pubbliche e i servizi, il sistema sanitario viene saccheggiato e distrutto, la gente si ammazza.

Nello sfascio totale sono i vertici della Repubblica Pontificia che alimentano la campagna di terrorismo dell’opinione pubblica secondo cui “un governo è urgente e necessario, qualunque governo sia” utile a preparare il terreno per gli inciuci e le “larghe intese”.

Ma un qualunque governo che sia espressione loro e che opera su loro mandato, indipendentemente da come si accorderanno (con o senza Berlusconi in primo piano, con o senza Renzi, con o senza un PD unito, ecc.) avrà necessariamente il mandato di applicare il loro programma, quello che conosciamo con i nomi di “salva Italia” e “cresci Italia” che la classe di secchioni di Monti ha propinato con la complicità dei sindacati di regime e con l’ausilio della destra moderata fino a 50 giorni fa.
Noi abbiamo bisogno, i lavoratori hanno bisogno, ne hanno bisogno i disoccupati e i cassintegrati, le centinaia di migliaia di partite IVA, i piccoli artigiani, le piccole aziende, i giovani, le donne e i pensionati, i lavoratori di tutti i settori del pubblico e del privato, abbiamo tutti bisogno di un governo che operi su mandato e per conto di quella parte organizzata (nelle organizzazioni operaie e popolari) delle masse popolari che resistono agli effetti della crisi ed elaborano, in modo sparso e disorganico, le misure urgenti per farvi fronte (e allo stesso tempo per costruire una alternativa di società). Possibile? Mai come oggi. Difficile? Nemmeno più di tanto. Il processo per costruire questo governo non è per nulla lineare, non “fila via liscio”, al contrario è un percorso ad ostacoli fatto di tentativi, prove, esperimenti, avanzamenti e arretramenti, contraddizioni. Ma questo è il solo e unico “nuovo” che ha le gambe per marciare e che, per la sua natura e il suo ruolo, può affermarsi e svilupparsi.

Non elencheremo qui di seguito le mille forze sparse per il paese che hanno un ruolo determinante alla costruzione del governo di emergenza popolare.
Per approfondimenti rimandiamo  quiqui e qui.

Ci concentriamo invece sul fatto che, esattamente come avevamo previsto e in una certa misura abbiamo contribuito a realizzare, la presenza di 163 parlamentari del M5S ha il valore di un macigno sulla zattera piena di falle che teneva a galla la Repubblica Pontificia. Parliamoci chiaro: il M5S ha fatto poco (coscientemente e scientificamente) di quello che potrebbe fare con i suoi eletti. Ma quel poco che ha fatto ha mandato in tilt le istituzioni della Repubblica Pontificia. Le “occupazioni” più o meno simboliche del Parlamento contro il golpe bianco di Napolitano sono, contemporaneamente, la dimostrazione dei limiti attuali del M5S (inteso come il gruppo degli eletti, che comunque non è un monolite) e delle sue potenzialità.

Il limite sta nel fatto che le proteste e le iniziative che ha intrapreso rientrano volontariamente nel solco del rispetto della legalità borghese… non sono iniziative di rottura, sono iniziative di “pressione”, in certi casi riuscite, in altri meno (tanto che la stampa filo-governativa – del governo che verrà – ha fatto degli eletti del M5S degli zimbelli velleitari). E sono iniziative che mobilitano giusto gli eletti, ma non mirano ancora a mobilitare in alcun modo le masse popolari. Insomma, sembra che la volontà di protestare ci sia, ma fino a dove e come i vertici della Repubblica Pontificia lo consentono. Quando si metteranno a mobilitare e sviluppare l’organizzazione e il protagonismo delle masse popolari organizzate, la musica cambierà e l’attuale preoccupazione che serpeggia nelle stanze del potere si trasformerà in panico!

Le potenzialità stanno nel fatto che la trasformazione dei 163 parlamentari del M5S (o il grosso di essi) negli agenti delle organizzazioni operaie e popolari nel Parlamento che si sono candidati ad essere (la loro formula è “portavoce dei cittadini”) sta in ultima istanza proprio nell’azione e nella capacità delle organizzazioni operaie e popolari di richiamarli ad assumere quel ruolo in modo attivo, propositivo e di rottura con il marcio della Repubblica Pontificia.

Commissioni parlamentari. Il balletto sulla convocazione o meno delle Commissioni Parlamentari che ha animato il dibattito politico dei giorni scorsi (e che è una manifestazione del golpe bianco di Napolitano, sorretto dal democratico Grasso a capo del Senato) deve finire subito e può finire subito se i gruppi del M5S a Camera e Senato convocano Commissioni popolari per l’elaborazione di proposte di legge e chiamano a partecipare la miriade di organizzazioni operaie e popolari, la sinistra sindacale, i sindacati di base, i movimenti… e gli altri gruppi parlamentari (SEL) e gli altri singoli parlamentari che sostengono (a parole) di essere d’accordo con la convocazione delle Commissioni parlamentari anche in assenza della formazione del governo.

Ora, subito, adesso: convocare commissioni popolari in Piazza Navona e in Piazza Montecitorio per elaborare i disegni di legge che devono essere approvati dal movimento popolare (annullamento immediato del finanziamento F35, decreto ILVA, TAV, MUOS, eliminazione IMU per le masse popolari, riforme del lavoro e del SSN…). Il criterio è che indipendentemente che sia un iter “legale” è certamente un iter legittimo! Le leggi, gli iter, le norme attuali e vigenti sono “legali” solo nel senso che sono espressione della legalità della banda di affaristi e criminali che ha governato e governa il nostro Paese, nella maggior parte dei casi sono palesemente anticostituzionali e, soprattutto, sono illegittime: chi le promuove sta portando il paese allo sfascio.

Il governo di emergenza popolare non nascerà da elezioni e tantomeno nascerà dal mandato che gli accorderanno i vertici della Repubblica Pontificia. Nascerà sulla base del fatto che un embrione, un Comitato di Salvezza Nazionale (o Comitato di Liberazione Nazionale), inizi a operare come governo ombra, inizi a coinvolgere le forze sane del paese (che ci sono e sono tante…non facciamo qui l’elenco). Un embrione che stimola, spinge e costringe alla mobilitazione anche chi oggi è incerto, che trascina milioni di persone a partecipare attivamente alla rinascita, economica, sociale e morale del nostro Paese.

Costruire il Comitato di Salvezza Nazionale, il governo ombra, l’embrione del Governo di emergenza popolare: è questo il compito di cui il M5S si è trovato a farsi carico seppure non ne fosse consapevole e cosciente. E’ questo l’unica via per essere fedele al mandato che ha chiesto alle masse popolari. E’ l’unico concreto ruolo positivo che può avere per le masse popolari, ed è anche l’unico modo per non finire risucchiato nella cloaca della Repubblica Pontificia e delle sue denigrazioni, provocazioni, sabotaggi e lusinghe.

Avanti senza tregua e senza riserve contro il governo e le altre autorità della Repubblica Pontificia!

Nessuna collaborazione con i vertici della Repubblica Pontificia!

Avanti nella costruzione del Comitato di Salvezza Nazionale!

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mar
26
2013
0

Riduzione e Riuso

Non sono tanto gli obiettivi programmatici che ci distinguono dalla giunta De Magistris, ma i metodi, i tempi e le priorità. Questo vale anche e soprattutto per quanto riguarda la problematica della raccolta rifiuti in città.

E’ ovvio che siamo d’accordo sull’estensione della raccolta porta-a-porta, sull’apertura di nuove isole ecologiche permanenti, ben vengano la realizzazione di impianti per il trattamento dell’umido e di impianti per il trattamento a freddo della frazione indifferenziata, ma un ciclo virtuoso dei rifiuti prevede, prima ancora di parlare di Riciclo, altre due componenti: Riduzione e Riuso. E queste due voci sembra siano rimaste chiuse in qualche cassetto di qualche scrivania di palazzo S. Giacomo.

Eppure,  appena insediato, in piena emergenza rifiuti, il nostro Sindaco emanò una serie di provvedimenti, che andavano proprio nella direzione della diminuzione alla fonte dei rifiuti urbani … ma le Ordinanze, ormai scadute, non sono state più ripresentate.

E allora vogliamo ricordare noi, ai governanti della nostra città, una serie di iniziative fattibili e a costo zero per la pubblica amministrazione (o quasi). Passo ad elencarle:

-          Riduzione degli imballaggi, riduzione del “vuoto a perdere”, defogliazione frutta e verdura alla vendita , divieto distribuzione volantini commerciali, ecc. … Questi punti facevano parte delle Delibere di Giunta a cui accennavo in precedenza. Sarebbe il caso di ripresentarle.

-          Promozione ed incentivi per gli esercizi che adottano il “vuoto a rendere”

-          Promozione ed incentivi per gli esercizi che vendono prodotti sfusi (detersivi, bevande, pasta, legumi, ecc.)

-          Obbligo per la media e grande distribuzione di dotarsi di macchinette “mangia-vuoti” (contenitori in plastica e/o vetro), a fronte di  eventuali meccanismi di fidelizzazione della clientela (carte sconti a punti).

-          Promozione ed incentivi per raccolta prodotti “last-minute” (prodotti prossimi alla scadenza); una convenzione in merito già è stata attuata, ma non si vede alcun risultato.

-          Promozione ed incentivi per attività commerciali di recupero metalli.

-          Monitoraggio del ritiro di vecchi elettrodomestici a fronte della vendita di nuovi.

-          Apertura mercatini dell’usato permanenti.

-          Promozione ed incentivi laboratori di riparazione.

-          Riduzione una tantum tassa sui rifiuti a fronte acquisto di compostiere domestiche.

-          Raccolta oli esausti in postazioni fisse.

E’ ovviamente un elenco limitato, niente affatto esaustivo, di cui possiamo discutere nel merito, ma è indubbia la necessità di puntare a una tale riduzione. Puntiamo a diminuire i costi al cittadino per una raccolta rifiuti che guardi contemporaneamente alla diminuzione del consumo delle materie e al riutilizzo parziale di esse.

Certo, queste misure non ci faranno migliorare le percentuali di riciclo dei rifiuti e non guadagneremo posizioni nella classifica dei “comuni virtuosi”, ma forse riusciremmo ad avere una città più pulita a fronte di risorse disponibili sempre più esigue.

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feb
23
2013
3

Non esistono referenti nel MoVimento 5 Stelle

COMUNICATO STAMPA

Il Movimento 5 Stelle tiene a ribadire che non ha referenti di alcun livello perché rinnega questo tipo di gerarchie deleganti e autoreferenziali. Pertanto diffida chiunque, candidato e non, dal conferire incarichi o prendere accordi con altre organizzazioni politiche, prima e/o dopo le imminenti elezioni, accordi che comunque non avranno nessun valore.

 
Il Movimento 5 Stelle ribadisce che gli unici impegni dei futuri parlamentari risiedono nel programma e nella linea comportamentale sottoscritta dai candidati e garantita da Beppe Grillo.

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gen
16
2013
0

A chi ha l’ambizione di voler incidere, al di la delle “schiere di tifosi”, sul corso delle cose affinché i tanti proclami di rivoluzione si traducano in realtà.

Scritto da in: Appelli,Blog

Qui di seguito pongo all’attenzione un interessante articolo di analisi dal titolo “Grillo, Napolitano e Casa Pound”, consiglio tutti i coloro che hanno sinceramente a cuore le sorti del nostro paese, e non solo del nostro paese, di leggerlo con grande attenzione.  

 

Un ragionamento a freddo sulle prospettive del Paese, una indicazione chiara su come ricostruirlo

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Questo comunicato è una sorta di lettera aperta che ha destinatari precisi: non è rivolta agli attivisti del M5S in generale e non è rivolta al “popolo della sinistra” in generale. E’ rivolta, nello specifico, a chi ha l’ambizione di voler incidere, al di la delle “schiere di tifosi” pro o contro Grillo, sul corso delle cose affinché i tanti proclami di cambiamento, discontinuità e rivoluzione che fioccano da più parti si traducano in realtà. E’ una categoria trasversale di persone, questa, che appartiene e opera dentro e fuori il M5S, dentro e fuori dai partiti, dai collettivi, dagli organismi della sinistra, ma sicuramente dentro il movimento popolare contro gli effetti della crisi e per la costruzione dell’alternativa.

Al di la delle precisazioni di Grillo, il suo pacato colloquio con un gruppo di fascisti di Casa Pound fa scoppiare una contraddizione latente che si protraeva da tempo nel M5S (e nei confronti del M5S): è un movimento che strizza l’occhio al populismo di destra? Le dichiarazioni di Grillo sullo ius solis, alcune altre sparate dello stesso tenore, le posizioni del M5S in alcune amministrazioni locali (Bolzano come Bologna) hanno fatto crescere e diffuso il sospetto che la discriminante dell’antirazzismo scritta nel non statuto fosse giusto una credenziale generale. L’ondata di sdegno e indignazione dopo il filmato in cui Grillo dice a Di Stefano “sembri un delegato del M5S” ha attinto dal variegato campo della sinistra: parliamo dell’indignazione genuina di chi ha la bandiera rossa nel cuore, non dell’indignazione strumentale e pelosa di quegli esponenti della sinistra borghese che in materia di sdoganamento dei fascisti hanno detto e fatto di peggio (un esempio su tutti è quello di Martina Nardi, Vicesindaco di Massa e candidata per SEL alle prossime politiche). E ha attinto anche dalle fila degli attivisti stessi del M5S, in modo diverso: da chi sostiene di essere antifascista senza se e senza ma e che Grillo deve fare autocritica pubblica, ma nonostante questo voterà comunque M5S e continuerà ad attivarsi nei MeetUp, a chi sostiene che il rispetto dei valori della Costituzione sono importanti, ma lo “scivolone” di Grillo va messo in secondo piano rispetto all’importanza del progetto e del futuro del movimento che, a partire dal programma e dalla pratica dei suoi attivisti, non ha bisogno di patenti di antifascismo; fino a chi ha deciso di uscire dal Movimento 5 Stelle perché “mi ritengo in tutto e per tutto erede culturale della Resistenza e dello spirito dell’Assemblea Costituente, in gran parte tradito dall’evoluzione della classe politica di questo paese, ma valido e giusto nei suoi presupposti contenuti negli articoli fondamentali” (Lorenzo Paluan, consigliere comunale a Carpi per la lista civica Carpi 5 Stelle/PRC) o perché “non si può parlare di difesa della Costituzione nel programma del Movimento e poi legittimare l’esistenza di un partito fascista, affermando che non compete a Beppe Grillo e quindi al Movimento definirsi o meno antifascisti. Quella Costituzione è stata scritta grazie alla vita di chi ha lottato per creare in Italia le condizioni di democrazia e partecipazione, per il cui sviluppo abbiamo lavorato in questi anni all’interno del Movimento, e quindi chiunque si definisca fascista non può e non deve avere diritto di parola, come peraltro dice la legge (Marco Giustini, consigliere del M5S al Municipio XVI di Roma). Si tratta per lo più, comunque, di una sana, di un’importante espressione di antifascismo popolare che offre l’occasione per (ri)affermare alcuni principi.

Il fascismo non è un’opinione. Ma un progetto politico a cui la parte più reazionaria e criminale dei padroni, dei banchieri, dei finanzieri e del Vaticano ricorre per far fronte alla mobilitazione popolare. Il fascismo è la dittatura aperta e terroristica della borghesia, è il terrore padronale innalzato a sistema di governo (di dominio). Non è un principio astratto: è un fatto duro come il marmo, scritto con il sangue nella storia delle masse popolari e dei lavoratori. Chi dialoga pacatamente e costruttivamente con i fascisti non sta ascoltando un’opinione, sta accordando dignità a un progetto di governo, a un modello di società, a una “prospettiva” di futuro fatta di “obbedire e combattere”, di caserma e di guerra.

Il fascismo non è una parentesi chiusa. Banchieri, speculatori, padroni, vecchi rottami sopravvissuti al medioevo (Vaticano), organizzazioni criminali non riescono più a governare la società come lo hanno fatto nei decenni passati, la crisi economica spinge milioni di persone fuori dal corso “normale” delle cose, spinge milioni di persone a mobilitarsi per fare fronte alla crisi e per superare l’ordinamento che la genera. Di fronte al precipitare della crisi e all’estendersi della mobilitazione di operai, lavoratori, studenti, disoccupati e pensionati, la “gente che conta” è alla ricerca di individui e gruppi in grado di intruppare la parte più arretrata e abbrutita delle masse popolari e mettersene alla testa per fomentare la guerra tra poveri (divide et impera: italiani contro immigrati, omosessuali contro eterosessuali, cristiani e musulmani, giovani contro anziani, uomini contro donne, ecc.) all’interno del paese e preparare il terreno alla guerra contro i popoli di altri paesi.

Le prove di fascismo. Per selezionare i loro prossimi “uomini della provvidenza” creano, foraggiano, sostengono, finanziano e proteggono gruppi come Casa Pound e gli altri (Forza Nuova, Fiamma Tricolore, La Destra, Hammerskin, ecc.), promuovono e favoriscono il loro radicamento nei quartieri e nei movimenti popolari: sono le prove di fascismo (Prove di fascismo, stronchiamole prima che facciano molto danno!- La Voce del (n)PCI, n. 33). La maschera da bravi ragazzi, la rivendicazione di avere spazi democratici “come tutti”, gli argomenti “antisistema” sono gli strumenti che usano i fascisti per mascherarsi, per la propaganda, la costruzione del consenso e il reclutamento (salvo poi votare il PdL e la Lega).

Tutto cambia e inevitabilmente cambierà. La crisi spinge tutti e il paese intero di fronte a un bivio:

  • un governo d’emergenza per far fronte agli effetti più gravi della crisi del capitalismo secondo gli interessi delle masse popolari. Esso potrà costituirsi e soprattutto mantenersi e svolgere la sua attività solo in stretta collaborazione con le masse popolari organizzate (le organizzazioni operaie e popolari). Attuerà un programma che mette al centro la difesa e la creazioni di posti di lavoro utili e dignitosi per produrre beni e servizi utili e nell’interesse della collettività e dell’ambiente, la collaborazione e la solidarietà con gli altri popoli. Un governo che sappia far fronte al sabotaggio, al boicottaggio e all’aggressione inevitabili da parte delle istituzioni italiane ed estere della borghesia imperialista, faciliterà la rinascita del movimento comunista fino all’instaurazione del socialismo;
  • oppure un governo d’emergenza della borghesia imperialista europea, americana e sionista e della Corte Pontificia, quale è già il governo Monti, ma libero dai vincoli che hanno intralciato la sua opera criminale, affrancato dall’omaggio rituale e formale che il governo Monti rende e deve rendere ai residui deformi dei partiti della Repubblica Pontificia (ai partiti della casta, per dirla alla grillina).

Tutti i movimenti popolari devono decidere quale strada imboccare, quale soluzione favorire, costruire e promuovere.
I movimenti popolari, il loro orientamento, il loro ruolo, sono il campo di battaglia che determinerà (determina già oggi!) la mobilitazione rivoluzionaria o la mobilitazione reazionaria delle masse popolari. Quanto più sono rappresentativi, vasti, capaci di mobilitare, capaci di tradurre in programma politico le aspirazioni della parte di masse popolari che mobilitano, tanto più la lotta fra avanzato e arretrato (tra destra e sinistra) al loro interno è acuta, aspra, decisiva.
In pochi anni molti movimenti popolari sono nati, si sono sviluppati, sono diventati e sono parte della generale mobilitazione per salvare il paese dallo sfacelo e ricostruirlo; in molti casi sono stati oggetto, in virtù della loro caratteristica di movimenti popolari, delle prove di fascismo, dei tentativi infiltrazione dei neofascisti. E’ successo anche al Movimento NO TAV (sulla cui natura antifascista nessuno può gettare ombre), è successo al movimento dei Forconi (che per molto tempo sono stati etichettati tutti come fascisti, per le manovre di alcuni dirigenti che effettivamente lo sono e che poi sono stati espulsi e per le contraddizioni di quelli che sono rimasti). E’ successo al movimento per l’acqua pubblica, con i tentativi di infiltrazione di Forza Nuova. E’ successo al movimento contro la discarica di Pianura, dove i fascisti e la malavita hanno avuto effettivamente un ruolo nella mobilitazione delle masse e dove il movimento comunista e progressista ha conteso loro la direzione e l’orientamento del movimento. Succede per il M5S. E succede a ragion veduta, per il ruolo che questo movimento ha e per quello che può avere nel futuro del paese.

Il peccato originale di Grillo e il ruolo del M5S. “Ciò che Napolitano & C. (da Bersani a Vendola, a Monti) bollano come “populismo” e non perdonano a Grillo è la capacità di far leva sull’ostilità diffusa contro Monti (come contro Berlusconi e prima contro Prodi… in sintesi: contro ogni governo dei poteri forti dopo un po’ che è all’opera) anziché deviarla, confonderla, annacquarla, diluirla, attutirla con chiacchiere, programmi, commissioni di studio, distinguo, menù della cucina dell’avvenire” (Resistenza n. 1 – gennaio 2013). Da qui il principale successo di Grillo e il seguito che raccoglie.
L’azione di irruzione e di disturbo che il M5S svolge all’interno del “teatrino della politica borghese” ostacola, rende difficoltosa la possibilità dei politicanti di tramare dietro le quinte, di accordarsi, di “inciuciare” sulla pelle delle masse popolari, favorisce e alimenta l’ingovernabilità del paese per i vertici della Repubblica Pontificia. Da qui il fuoco incrociato dei cecchini di destra, centro e sinistra, da Napolitano a Monti, da Bersani a Ferrero e gli stessi promotori di Rivoluzione Civile (che prima si proclamavano “alternativi a PD e a Grillo”, ora sono alternativi solo a Grillo e strizzano l’occhio al PD).
Il M5S è ad oggi l’unico movimento popolare che ha contemporaneamente l’obiettivo, la diffusione, il seguito e la forza di partecipare alle elezioni (politiche, regionali, amministrative), dichiara di farlo (e lo sta facendo, almeno come opposizione nei consigli comunali dove è presente) non per accordarsi con i commensali, i cuochi e i camerieri della Repubblica Pontificia, ma per mandare all’aria il banchetto. Il suo ruolo è prezioso, se e nella misura in cui sarà perseguito con coraggio, fermezza, determinazione e creatività, per tutti coloro che aspirano a rendere ingovernabile il Paese ai padroni, alle banche e al Vaticano.
I vertici della Repubblica Pontificia puntano e punteranno a far rientrare Grillo nei ranghi della (loro) ragionevolezza e della (loro) compatibilità. Che ci riescano o meno non dipende da Grillo, non dipende da ciò che pensa o dice, non dipende da ciò che lui e Casaleggio riterranno più conveniente o giusto. Dipende dall’orientamento del M5S e dalla strada che il M5S imboccherà. Chi la decide? Principalmente la sinistra del M5S stesso, la parte più progressista e lungimirante, sulla base della pratica e dello schieramento fra le uniche due vie che abbiamo di fronte (che abbiamo di fronte tutti, mica solo il M5S), secondariamente la decidono l’orientamento e l’intervento sulla base del M5S del resto delle organizzazioni popolari che compongono il movimento di resistenza e lotta agli effetti della crisi.

La forza e la debolezza del M5S. La principale, la più dinamica, la più radicata forza politica elettorale che opera per buttare all’aria il banchetto dei vertici della Repubblica Pontificia: questa è la forza del M5S. La capacità di tradurre la spinta ideale e le aspirazioni in pratica è ancora la principale debolezza. Che si lega, ancora, alla lotta fra la mobilitazione reazionaria e la mobilitazione rivoluzionaria (governo di emergenza popolare o governo di emergenza padronale) che il Paese ha di fronte. Lo sviluppo sano e positivo del M5S dipende da quanto contribuirà alla costruzione del governo di emergenza popolare, da quanto concretamente diventerà il promotore dell’organizzazione e della mobilitazione popolare sui temi centrali della lotta per il governo del paese. In caso contrario sia il personaggio (Beppe Grillo) che il movimento che ha riunito attorno a sé dovranno abbandonare nel giro di breve la bandiera della legalità e dell’onestà come anche quella della democrazia partecipativa (per i politicanti, i padroni, i banchieri e gli affaristi persino la “democrazia rappresentativa” sta diventando una camicia troppo stretta!) grazie a cui hanno coalizzato sia la protesta popolare contro la casta che governa da decenni il nostro Paese, sia, nei fatti, la protesta contro la crisi del capitalismo entrata nella sua fase acuta e terminale.

Alle elezioni il M5S potrà prendere il 5, il 10 o il 20%, il centro della questione non è (solo) quanti voti prenderà, ma che uso ne farà per passare dalla protesta alla mobilitazione, dal contro al PER. I voti, tanti o pochi, può prenderli con i comizi e gli spot (grossomodo come sperano di fare i partiti borghesi di destra e di sinistra), quello che fa la differenza è se usa o meno la campagna elettorale per promuovere organizzazione, mobilitazione e protagonismo popolare.

La questione centrale è il lavoro: un lavoro utile e dignitoso, per tutti. Casta, burocrazia, informazione manipolata, energia… sono temi giusti. Ma il centro della questione è la difesa dei posti di lavoro esistenti e la creazione di nuovi, è la difesa delle aziende esistenti da chiusure e delocalizzazioni e la creazione di nuove aziende. Lo Tsunami Tour può essere una sequela di comizi “alla Grillo” (nel senso negativo che si vuole dare alla definizione) o può essere davvero un’onda che travolge politicanti, speculatori e burocrati. Tanto più se Grillo andrà a parlare non solo nelle piazze, ma anche e soprattutto di fronte alle fabbriche in lotta, agli ospedali presidiati, ai picchetti… perché “difendere il lavoro” non è uno slogan: vuol dire organizzare e mobilitare i lavoratori a tenere aperte e a far funzionare l’ALCOA, la FIAT di Termini Imerese, l’Irisbus, la Jabil, gli ospedali e la miriade di altre aziende chiuse o a rischio chiusura, delocalizzazione, ridimensionamento. Passare dalle chiacchiere ai fatti, dalle declamazioni all’utilizzo di tutti i mezzi, risorse e forze per avviare l’autogestione delle aziende chiuse o in crisi, per promuovere l’autorganizzazione dei disoccupati! La prova del nove è la pratica: non aspettare il dopo elezioni, ma iniziare a fare qui ed ora, con le forze già disponibili!

Senza un lavoro utile e dignitoso per tutti non è possibile rimettere in piedi il nostro paese. Questa è la sintesi di tutte le rivendicazioni, questa è la base di ogni percorso realistico di rinascita economica, ambientale, intellettuale e morale del nostro paese, di ogni percorso realistico di uscita dalla crisi generale del capitalismo. Un lavoro

utile: per produrre e realizzare quello che serve alle famiglie, alla vita collettiva, alla tutela e al miglioramento dell’ambiente, al progresso in ogni campo della vita sociale,

dignitoso: sicuro, rispettoso della salute, dell’integrità e della sicurezza dei lavoratori,

per tutti: perché c’è un sacco di lavoro da fare, c’è bisogno del lavoro di tutti, italiani e immigrati, per far funzionare le scuole, gli ospedali e gli altri servizi pubblici che sono cronicamente sotto organico, per rimettere e mantenere in sicurezza il territorio, per sviluppare la ricerca e/o l’applicazione di nuove energie pulite, per tenere aperte le aziende che i capitalisti chiudono o delocalizzano, per riconvertire ad altre produzioni quelle inutili o dannose, per recuperare gli stabili in disuso e i quartieri degradati delle grandi città.

 - Prendere in mano con le buone o con le cattive l’azienda che i padroni vogliono ridimensionare, delocalizzare, chiudere e autogestirla,

 - far funzionare aziende, enti, agenzie della Pubblica Amministrazione come centri di progettazione, organizzazione, mobilitazione e direzione dei disoccupati anche in campi diversi da quelli in cui quelle aziende attualmente lavorano,

 - creare e favorire la creazione di nuove aziende che producano beni e servizi di cui le masse popolari hanno bisogno.

Questa è la prospettiva concreta per valorizzare il ruolo di “guastafeste” che il M5S ha già e fargli assumere un ruolo di promotore di vero governo dal basso (democrazia diretta).
L’alternativa è menare il can per l’aia con le proposte di ritornare all’economia locale, del microcredito, della politica pulita, fino all’uscita dall’UE-Euro e all’adozione di una nuova moneta nazionale, sempre rimanendo all’interno dell’attuale sistema capitalista. Queste misure programmatiche che in qualche modo accomunano Grillo e altri illustri borghesi “illuminati” ai fascisti di Casa Pound sono senza basi scientifiche, campate in aria, una pia aspirazione conformata dalla fantasia per i primi e una mossa propagandistica e demagogica per i secondi.
Operai dell’ILVA e cittadini di Taranto, lavoratori del S. Raffaele di Milano o del S . Filippo Neri di Roma, lavoratori della FIAT, insegnanti e precari, operai dell’Irisbus e dell’ALCOA, Movimento NO TAV, pastori sardi e forconi siciliani, Movimento NO MOUS… questi devono essere i protagonisti della campagna elettorale, non gli argomenti.

Ora veniamo nello specifico ai destinatari di questa lettera. Le aperture di Grillo a Casa Pound sono la dimostrazione (o meglio la conferma) che il M5S è una realtà contraddittoria. In quanto movimento popolare, l’orientamento che prenderà è il frutto e il risultato di una lotta aspra fra tendenze reazionarie e tendenze rivoluzionarie (indipendentemente da come si riconosce o si definisce ogni appartenente del M5S e da come lo riconoscono e lo definiscono gli “esterni”). L’ondata di indignazione e di proteste per le sue “ambiguità” (se così si vogliono chiamare) hanno già prodotto il risultato che Grillo è stato spinto a chiarire di non essere fascista e di non avere simpatie per i fascisti. Poca cosa? No. E’ la dimostrazione di come e quanto la base lo influenzi (alla faccia di chi continua a vedere e mettere avanti solo la caricatura del “dittatore del movimento”). Ora si tratta di procedere per far valere chiaramente nel M5S il valore dell’antifascismo: è una battaglia che la parte più avanzata e consapevole del M5S può condurre e deve condurre senza preclusioni e soggezioni, in modo aperto. Troverà il sostegno di tanti fuori e intorno al M5S.
La via che il M5S prenderà è ancora incerta. Chi condanna il M5S perché reazionario, qualunquista e populista ammette pubblicamente di non saper o non voler contribuire alla battaglia per valorizzare le caratteristiche e il ruolo positivo che ha già, alla sua trasformazione. Dà per persa una battaglia contro la mobilitazione reazionaria che invece è ancora tutta aperta. Per chi è comunista, significa non aver imparato (o non voler imparare?) dall’esperienza del PCI di Bordiga che consegnò il movimento degli Arditi del Popolo nelle mani dei fascisti di Mussolini, perché era un movimento contraddittorio.
Chiudere le porte al movimento, voltargli le spalle, uscirne, dimettersi dalle cariche pubbliche (come hanno fatto alcuni consiglieri municipali o comunali) significa abbandonare il campo.
Ma chi aspira a un mondo migliore, chi lotta per costruirlo non può permettersi di lasciare il campo di battaglia aperto alla destra reazionaria.

Conclusioni. Il nostro partito ha rapporti con il M5S in tante città d’Italia grandi e piccole. E continuerà ad averne. Con la consapevolezza (e nel rispetto) che di fronte abbiamo uomini e donne con cui condividiamo la spinta a cambiare il mondo e spesso non condividiamo analisi, strumenti, metodi e obiettivi particolari. Non è per una dichiarazione di Grillo (grave) che abbandoniamo l’ambizione di contribuire affinché un movimento popolare impari a fare meglio il lavoro che già fa e impari dalla pratica a definire obiettivi, strumenti e metodi che permettano a tutto il movimento popolare di svilupparsi, di avanzare, di vincere. Di governare.

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gen
14
2013
1

Il degrado di Traversa Cupa Cimitero, quartiere Barra

di Paola Ciaramella

Il simbolo del degrado di un intero quartiere, stanco di chiedere aiuto senza essere ascoltato. Cupa Cimitero, a poche centinaia di metri dal centro di Barra, è una mega discarica a cielo aperto. Una realtà che potrebbe non destare sorpresa: in fondo l’intera Napoli Est è una discarica a cielo aperto e i cittadini sono quasi assuefatti alla situazione.

Non è così: basta entrare nella traversa e percorrere pochi metri per trovarsi davanti a una scena agghiacciante, in cui quel che salta subito agli occhi è l’accampamento Rom – censito dal Comune di Napoli e assistito da varie associazioni – dove centinaia di persone vivono ammassate in casupole fatte di materiali di fortuna – tra cui amianto –, immondizia, topi e condizioni igienico-sanitarie inesistenti.

Dopo articoli, denunce e la presenza di Striscia la notizia, il MoVimento 5 Stelle della VI Municipalità raccoglie il grido di un abitante di Cupa Cimitero, che chiede disperatamente aiuto da un gruppo di Facebook. Le firme – ben 830 in pochi giornidi coloro che vivono attorno alla mega discarica sono state raccolte e consegnate un mese fa al Comune di Napoli, indirizzate al Vice Sindaco Tommaso Sodano.

Ad oggi non ci sono ancora segnali di intervento e il problema viene rilanciato tra Comune, ASIA e SAPNA. Stavolta il MoVimento 5 Stelle Napoli Est, oltre a consegnare la petizione, ha fatto richiesta anche di atti amministrativi e recuperato due ordinanze sindacali: nella prima, relativa all’anno 2002, la Circoscrizione di Barra ordinava la chiusura della strada dall’ingresso di Traversa Cupa Cimitero; non essendo mai entrata in vigore, a marzo 2012 l’attuale Municipalità ha emanato un nuovo provvedimento in cui si vieta l’ingresso agli estranei e il passaggio è consentito solo ai residenti.

Nel corso di questi mesi, tuttavia, non è stato affisso alcun cartello né posizionato un sistema di video sorveglianza per controllare che l’ordinanza sia rispettata e che i rifiuti non siano bruciati, pertanto il Movimento e i cittadini attendono risposte certe dall’amministrazione comunale per la risoluzione di questa drammatica situazione.

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gen
09
2013
0

La fuga del ministro Balduzzi e la verità taciuta

AVERSA – Niente di nuovo, l’ennesimo studio che si sovrappone ai tanti già commissionati e chiusi nei cassetti. Ultimo in ordine temporale quello del prof. Montella del Pascale , studio dal quale, purtroppo si evince un aumento del picco di malattie tumorali del 50% in alcuni comuni della Campania. Studio questo, mai presentato ai tavoli scientifici ma, consegnato al ministro Clini e poi mai pubblicato. Eppure fu proprio questo studio a far dichiarare al ministro Clini che sarebbe stato indispensabile il coinvolgimento dei carabinieri per l’assoluta incapacità di gestione del territorio da parte degli amministratori, tutto questo nel luglio del 2012! Dimenticando questo studio, dimenticando lo studio Sebiorec, lo studio Sentieri, lo studio del prof Mazza del 2004 e il recentissimo studio del prof Giordano il ministro, incredibilmente, ha l’ardire di presentarcene un altro ed ha anche la sfacciataggine di ribadire la vecchia storia degli stili di vita e dell’impossibilità di stabilire il nesso tra inquinamento e tumori. Ed adesso improvvisamente la partecipazione della Chiesa, l’interesse di un giornale come Avvenire, che pure tace da venti anni, tutto ha un sapore strano. Sembra un voler tranquillizzare, e sul finale della movimentata conferenza persino l’offerta di collaborazione da parte del ministro al dott. Marfella, come dire, tutto è bene quel che finisce bene. Ma sarà davvero così?

Mentre penosamente si dà corso a questa commiserevole messa in scena, dalla finestra , in lontananza un rogo nella famosa “terra dei fuochi” continua indisturbato ad avvelenare l’aria , l’acqua, la terra, una terra benedetta dalla natura e massacrata dagli uomini. Domani mangiare le nostre verdure , bere il nostro latte, sarà ancora più faticoso.

Marì Muscarà, Gaetano Stompanato, Salvatore Laudando, Giuseppe Lanzetta, Raffaele Lo Tufo, Maya Belen Mejias per il MoVimento Cinque Stelle

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nov
24
2012
1

Presidio del M5S al consolato americano

COMUNICATO STAMPA

Gli ultimi bombardamenti nella striscia di Gaza, hanno innalzato la tensione già alta tra israeliani e palestinesi quindi, a maggior ragione è necessario chiedere la fine immediata di ogni azione di violenza perché sempre più essa è esercitata in spregio della vita di civili inermi e innocenti. Il Movimento 5 Stelle, condannando ogni atto di violenza, chiede a tutti i cittadini napoletani di riunirsi in manifestazione, sabato 24 Novembre dalle ore 10, presso il Consolato degli Stati Uniti (piazza della Repubblica) affinché proprio dai napoletani parta un messaggio di pace di cui ci auguriamo possa farsi messaggero il sign. console Donald L. Moore.

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