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10
2013
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Ius soli, ius sanguinis: lettera aperta di Rodolfo Ricci a Beppe Grillo

genua

Rodolfo Ricci, della FILEF, evidentemente preoccupato per quello che riportano i media su questo argomento, ci invia questa lettera aperta che qui riportiamo. Con la convinzione che, secondo il principio dell’irriverenza nella discussione e della lealtà nell’azione, si possa aprire un ampio dibattito partecipativo, che coinvolga quanti più uomini e donne possibili su questo tema e che sia propedeutico alla maggiore e migliore conoscenza e coscienza per elaborare le decisioni che verranno.

 

Caro Beppe Grillo,

come me e altri 130 milioni tra italiani e oriundi, fai parte di quel popolo di santi, poeti e trasmigratori, diffusi nella penisola e ai 4 angoli del globo. In più tu sei genovese, appartieni cioè a quella risma di marinai che hanno attraversato gli oceani non solo in sottocoperta, ma che i piroscafi li hanno costruiti e guidati. Non erano gommoni, ma navi. La compagnia italiana SNIA (che poi si mise a produrre Viscosa) divenne grande per trasportare dal porto di Genova, milioni di italiani verso le Americhe. (Tra tanti di voi scorre sangue misto…).

Ma già molti decenni prima i tuoi concittadini marinai e le loro famiglie, fondavano la Boca a Buenos Aires, e popolavano Montevideo dall’altra parte del Rio de la Plata, ben prima che ci arrivasse Garibaldi (il quale ci andò proprio perché c’era già una colonia di genovesi). Risalivano il Paranà e l’Uruguay, si diffondevano nel Brasile, a partire da Victoria e da Santos, verso l’interno del continente latino-americano per ogni lato, fino in Colombia, fondando ad esempio, Genova (paesino interno della Colombia)… che diede i natali a un certo Marulanda.

Ma questo è solo un pezzetto di storia contemporanea: retrocedendo  di qualche secolo, i tuoi avi hanno colonizzato pezzi di India occidentale, dove mi dicono che si parli ancora un dialetto genovese e si adori tra i tanti dei anche Gesù Cristo. Il re del Portogallo e la corona di Spagna si servirono di loro e delle loro raffinate carte nautiche per le missioni più audaci, con ciurme miste di napoletani, amalfitani, e di altre etnie peninsulari.

Il genovese fu per secoli la lingua franca dei mari e la navigazione moderna è stata una vostra invenzione.

Ben prima dei Tanos (napolitanos), genovese era sinonimo di italiano. E questa tradizione imperitura, si mantiene costante girando per molte zone del pianeta.

Non so quanti italiani nel mondo abbiano origini liguri o genovesi (non pochi), ma certamente sono tutti figli e nipoti o bisnipoti di migranti liguri o di altri lidi sempre da voi traghettati.

Ho avuto occasione di conoscere molti liguri in Germania, in Francia, in Brasile, in Argentina, in Uruguay, in Canada, in Australia; caso strano, parecchi di loro erano ex partigiani e continuarono a distinguersi nelle lotte contro le ingiustizie e l’oppressione anche nei diversi paesi in cui erano capitati.

Genova, in questo senso, è un po’ come una porta mundis di civiltà: lo è stata per l’Italia, durante la resistenza, negli anni ’60 e lo ha riconfermato nel 2001, durante il forum  sociale mondiale, nato 6 mesi prima a Porto Alegre, in Brasile, nel Rio Grande do Sul colonizzato dagli italiani e riconfermato  in Europa in quelle tragiche giornate di luglio.

Beppe Grillo, non sdirazzare!! Convengo che vi siano ambiti di politicismo nazionale che possono pensare a utilizzare in modo strumentale la questione immigrazione, siano cattivisti o buonisti; non ti aggiungere a loro.

Condivido molte delle cose che dici anche perché ben prima di te, in centinaia di migliaia le abbiamo sostenute in grande solitudine e senza acquisire il consenso sperato. Quindi mi tolgo il cappello e tu te lo togli di fronte a chi ti ha preceduto.

Ma su questa vicenda dei diritti di cittadinanza per gli immigrati, che vanno a braccetto con quelli che rivendichiamo da decenni per i nostri milioni di emigrati, non fare passi falsi: l’emigrazione è figlia di quei mali che sei stato bravissimo a far emergere; e sono mali quasi sempre nostrani, sia quando riguardano la nostra nuova emigrazione che dilapida le nostre risorse umane giovanili verso il nord Europa, l’America o l’Asia, sia quando da questi stessi continenti e dall’Africa arrivano a noi migliaia di disperati di altri colori.

Sono sempre quei famosi movimenti di capitali con annessi eserciti, multinazionali e sacerdoti del liberismo sfrenato a condurre il gioco: ma che c’entrano le persone che in qualche modo debbono salvarsi, coi criminali che impongono queste logiche?

Non è forse meglio l’integrazione e il riconoscimento universale dei diritti di ciascuno e lavorare insieme per abbattere un sistema di oppressione generalizzato che riguarda noi, ma anche buona parte del resto del mondo?

In diversi paesi gli emigrati italiani insegnarono a costituire i sindacati [quelli combattivi, non certo quelli concertativi e burocratici]: negli USA la IWW cantato da Woody Gutrie fu un loro prodotto. La metà dei desaparecidos argentini era di origini italiane. Dai un’occhiata al movimento dei Sem Terra in Brasile, alla Pastorale della Terra, e a Via Campesina, guarda a chi ha re-inventato il concetto di sovranità alimentare e il cosiddetto KM-zero. E alla congiunzione coi movimenti indiani e dell’Africa. Anche questo lo trovi, se vuoi, su Wikipedia.

Infine, ti faccio osservare che la rete è piena di migranti. Anzi loro sono tra i primi fruitori, comunicatori e erogatori di pensiero in rete. Per ovvie ragioni.

Quindi, non investire a breve termine.

Non abbassare il volo. Non fare lo stanziale.

Ci sono già caduti in trappola in molti di quelli del PD e del PDL su questa buccia di banana (republic).

Evita di fare anche tu lo stronzo!

Con affetto, 
Rodolfo Ricci (FILEF)

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apr
29
2013
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Il Punto sul Crollo alla Riviera di Chiaia

Il 4 Marzo scorso avveniva il crollo di un’ala del Palazzo Guevara alla Riviera di Chiaia. Paura e caos, ma per fortuna nessuna vittima. Da quel momento in poi è cominciata l’odissea per centinaia di famiglie che sono state evacuate dall’edificio interessato e da quelli circostanti. Una parte si è trasferita in seconde case di proprietà o dai parenti, un’altra (170 circa) è stata alloggiata negli alberghi tra Fuorigrotta ed Agnano a spese dell’Ansaldo. A quasi due mesi dal crollo, la situazione è ancora in una fase di stallo.

Domenica 28 Aprile all’hotel Terme di Agnano si è svolto il terzo incontro tra il sindaco De Magistris, il vicesindaco Sodano e gli sfollati. L’incontro doveva cominciare alle 19, ma è poi slittato di mezz’ora a causa della contrarietà del sindaco a parlare in presenza delle telecamere RAI. Cosa che ha inferocito gli animi di molti presenti e ha costretto De Magistris ad attendere l’arrivo delle forze dell’ordine e di una scorta personale.

L’assemblea ha avuto momenti di tensione, soprattutto quando i presenti hanno chiesto al sindaco chiarimenti sul comunicato ANSA da lui emanato il 19 Aprile scorso, in cui si diceva che la vicenda del crollo era stata strumentalizzata dalla criminalità organizzata. De Magistris ha poi negato di aver mai detto che nelle manifestazioni degli sfollati siano stati presenti dei camorristi.

Ad ogni modo, De Magistris e Sodano hanno fatto il quadro della situazione, che è questo:

 

- Per il civico 72 (Palazzo Guevara) si attendono i lavori di demolizione dei cornicioni e dei parapetti pericolanti, che dovrebbero cominciare entro questa settimana, e verrà demolito anche il solaio. Per ogni intervento sarà necessario il rilascio del nulla osta dalla magistratura. E’ stato ultimato il ponteggio di sicurezza, si attende il collaudo da parte di Ansaldo e Vigili del fuoco.

- Per il civico 66 sussiste tuttora un’ordinanza di sequestro dell’autorità giudiziaria. Il ritorno a casa è impossibile fino al dissequestro, quando i consulenti del Comune potranno verificare le condizioni del sottosuolo.

- Per i fabbricati di vico Serra, lo sgombero è avvenuto in via precauzionale a seguito della certificazione Ansaldo sulla stazione di Arco Mirelli del 15 Aprile (di cui dirò dopo). Pare che le precauzioni siano venute parzialmente meno e, se i sopralluoghi nei prossimi giorni dovessero essere positivi, i residenti potranno rientrare nelle loro case.

- Per i fabbricati di vico Fiorentini a Chiaia, vale quanto detto per il civico 66.

- Per i civici 81, 84 e 88 pare che l’Ansaldo abbia detto che non sussistono problemi. Tuttavia il Comune non è conosocenza se l’impresa ligure abbia svolto o meno dei lavori di rafforzamento delle fondamenta precedentemente accordati. I tecnici non possono verificare ciò a causa del sequestro giudiziario, occorre un’autorizzazione dalla Procura che è difficile ottenere in tempi rapidi. Soltanto un’incontro tra le parti, previsto per i prossimi giorni, potrà fugare tutti i dubbi.

- C’è poi la questione della certificazione Ansaldo, rilasciata il 15 Aprile scorso, dove si specifica che la stazione di Arco Mirelli è attualmente in stato di sicurezza. Il problema sussiste però per la prosecuzione dei lavori, su cui al momento l’Ansaldo non si pronuncia. Il Comune ha detto che non vuole assumersi la responsabilità di far proseguire l’opera senza la certezza che non accada nulla. Ciò che è certo è che i rapporti tra l’Ansaldo e il Comune non sono buoni, soprattutto dopo che la società ha annunciato improvvisamente la rescissione del contratto con gli albergatori entro il 30 Aprile, costringendo gli sfollati ad abbandonare le strutture. Il sindaco De Magistris si è così impegnato a pagare tutti i giorni di permanenza ulteriore.

Circa la delibera comunale del 24 Aprile con cui la giunta esentava gli sfollati dal pagamento delle tasse, De Magistris e Sodano hanno specificato che l’IMU non sarà dovuta nella misura che spetta al Comune, cioè al 50%. Stesso discorso vale per la TARSU del 2013, che per la parte comunale non sarà dovuta, mentre per la parte provinciale si attende la risposta di Palazzo Matteotti e il sindaco si è ripromesso di tornare a pungolare il presidente della provincia Pentangelo per sbloccare la situazione. Per il blocco dei mutui, il Comune ha avuto rassicurazioni dalle banche. Per l’esenzione dalla tassa sulla circolazione si attende la pronuncia della Regione. Per l’esenzione dalla tariffa COSAP sulle attività commerciali si attende la pronuncia della Camera di Commercio, frattanto il Comune ha esentato i commercianti dal pagamento della tassa di occupazione suolo pubblico. Gli immobili beneficiari dell’esenzione sono tutti quelli interessati da sgombero.

L’impressione comunque (questo lo dico a titolo personale) è che il Comune e l’Ansaldo fossero a conoscenza delle condizioni precarie in cui versavano quei palazzi ben prima del fattaccio del 4 Marzo, che per miracolo non ha provocato vittime. Da anni si parla di crepe nei muri, allagamenti, porte e finestre che non si chiudono bene, insomma una serie di smottamenti generalizzati provocati dai cantieri della metropolitana. Per rassicurare ulteriormente i presenti, Sodano ha dichiarato che il Comune effettuerà dei sondaggi lungo tutta la Riviera.

Appare ridicolo, infine, lo sceneggiato messo in piedi dal centrodestra napoletano negli ultimi giorni, che ha cercato in tutti i modi di cavalcare la rabbia della gente contro l’attuale amministrazione (gravata comunque da pesanti responsabilità). Il PDL dimentica che il rilascio dei finanziamenti europei per la riapertura della Linea 6 è avvenuto sotto il governo Berlusconi, come dimostra la delibera CIPE 111 del 2004 (l’ex ministro alle infrastrutture Lunardi aveva lavorato come progettista della ex LTR, di cui la Linea 6 ricalca in parte il tracciato), nonostante nella stessa relazione geotecnica fatta dall’Ansaldo nel 1999 si evidenziavano possibili danni agli edifici in corso d’opera.

Per chiudere, segnalo la relativa discussione sul Meetup di Napoli: http://www.meetup.com/Gli-amici-di-Beppe-Grillo-di-Napoli/messages/boards/thread/32144512

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apr
27
2013
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Lezioni di vacuità.

Scritto da in: Blog

La nostra lilly, Bocca di Plastica Gruber, ogni sera non manca di dispensare nozioni fantasiose ed irriverenti quando non irridenti sul conto del M5S. Nel suo 8/mezzo di solenni amenità siamo rappresentati, noi del M5S, dai personaggi più svariati della politica,del giornalismo, della letteratura, insomma dell’Intellighentia i quali danno del Movimento la loro idea malsana, stupida, infingarda senza esserne parte (per nostra fortuna!). Nulla in contrario, per carità, libertà di espressione e di informazione, siamo i primi ad invocare il 25 Aprile della stampa e dei giornalisti per ora prigionieri al guinzaglio dei potenti. Quindi non mi indigno per il programma della Gruber, che nemmeno è il peggiore in video, solo desidererei che fosse sciolta dall’infimo patto con Mefistofele. Ma torniamo al nodo del mio scritto.
Ieri è stata la volta di mario monti (mi spiace anche se professore non merita le maiuscole) il quale compunto e nel pieno della sua boria bocconiana ha scorinato dotti consigli per il nuovo decrepito governo, ci ha dispensato saggezza e clemenza, ci ha tolto dai peccati addossandosene il dolore, ci ha promesso la vita eterna e stava quasi per svelarci l’ultimo mistero di Fatima, quando bocca di silicone lo ha interrotto con la fatidica domanda che ogni volta suona sempre più o meno così: ma insomma lei che li vede da vicino, che li incontra faccia a faccia, che ne sente l’odore (direbbe puzza, ma tanto scoperta non può), ci spieghi come sono fatti e di che materia? Ma questi grillini sono proprio come noi?
Ieri l’interlocutore di turno, si è raccolto prima in una delle sue pause da infante impacciato dall’uso di una linguaggio ancora acerbo, poi ha espletato rigoroso e serio una Celentanata, che chissà perchè non è perdonata solo al suo autentico autore. Ha mostrato tutta la sua meraviglia ed il sollievo per aver trovato fra i grillini persone capaci di intendere e di volere, di esprimersi in un italiano corretto, gentili, educati e rispettosi delle Istituzioni. Ci ha poi messo al corrente di una conversazione amabile ed interessante (nientemeno!) con una senatrice, una certa Maura (lei sì che vanta le Maiuscole), che “ha anche un cognome, ma non lo rammento adesso” e giù risatine. Ebbene in questo breve colloquio informale ed innocente (da parte di Maura ovviamente), il professore l’ha interrogata sul perchè lei non avesse votato napolitano, e la risposta da 3 meno meno, è stata ” Lei professore può decidere di votare chi le pare ma io rispondo alla Rete”. Inquadratura larga della regia per vedere stupore assoluto, poi diniego, poi commiserazione, in ultimo ironia stampata sul volto dei presenti. Morale della favola per bambini corrotti : lei avrebbe voluto ma non può scegliere, lei obbedisce.
Io vorrei abbracciare Maura, stringerla forte ed essere con lei fisicamente per difenderla e proteggerla dall’orrore che è costretta a subire. Vorrei poterle mostrare quanto l’apprezzo e quanto sono fiera che lei sia lì a rappresentarmi, vorrei poterle dire che il Movimento è tale per tutte le persone come lei ad animarlo. Vorrei poterle dire di lasciarsi sempre guidare dal Buon Senso e dal coraggio delle proprie azioni. Non aver paura Maura non sei sola, noi siamo qui ad un passo. Roma è vicina.
Maria Garofalo

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apr
24
2013
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Il punto di vista su Bagnoli.

Dopo più di cent’anni di errori siamo giunti infine, al risaputo e temuto orrore, facciamo sì che i risultati raggiunti dai Magistrati, non si trasformino in un ulteriore sconfitta.
La riflessione e la cautela in una situazione, in cui sembra che l’emozione e la rabbia, vogliano prendere a tutti costi il posto della ragione, sono necessarie e doverose, ” l’emozione per il sequestro”, e , ” La rabbia per i contenuti”.
Una ferita aperta, una perdita milionaria, per opere e beni, ma principalmente, una perdita inestimabile in termini di fiducia, nelle Istituzioni, ma con tanta, tanta voglia di riscossa, e di rinascita, con l’opportunità di ricominciare, ma, senza dimenticare!
Adesso è il momento di fermarsi e non commettere più errori e far si che da questa immane tragedia si possa ricominciare a fare, e a fare bene.
Adesso è doverosa la riprogettazione del tutto, più consona alla naturalità dei luoghi.
Siamo Sicuramente, e perfettamente d’accordo sulla “soluzione della questione Bagnoli” Proposta dal gruppo di Ricostruzione Democratica.(docx), in modo particolare sul punto iguardante la Proprietà dei Suoli. Quindi lo Stato, paghi le bonifiche e non solo; rinunci alla estorsione dei 60 milioni di euro, che noi consideriamo solo, come un anticipo per i danni arrecati.

Concludendo “Chi Inquina Paghi”, e senza dimenticare gli interessi! Ancora condividiamo quanto detto per “ Bagnoli Futura, quindi ci impossessiamo volentieri, delle parole di Ricostruzione Democratica: Questo baraccone, Bagnoli Futura; Esemplare monumento dell’insipienza e dell’ arretratezza culturale-assistenziale-familiaristica-, della Classe Dirigente Cittadina, va’ semplicemente, e velocemente, messa in liquidazione! Punendo severamente, chi ha commesso e permesso tutto ciò. Superato il lutto, l’emozione e lo sgomento, bisognerà pensare al quartiere tutto, a quella bagnoli che aspetta da decenni di rivedere e rivivere il mare, i luoghi tutti fino a Fuorigrotta; ripartendo da quella bonifica mai iniziata dal cuore pulsante del parco a verde, al parco dello sport “usato per intombare i veleni e chi sa cos’altro” che ad oggi cade a pezzi nell’indifferenza ed abbandono come il resto delle opere fin qua realizzate.
Ricominciare da zero, ripartendo in primis dall’impegno preso da parte dell’attuale sindaco e della giunta tutta di realizzare quanto richiesto e sottoscritto da 14000 cittadini, con la delibera popolare promossa dal Comitato, “una spiaggia per tutti” approvata il 25 settembre scorso dal Consiglio Comunale
Chiediamo fermamente, che il destino, di questo pezzo considerevole di città venga, “a mezzo della reale partecipazione Cittadina”, riprogettato totalmente, partendo da ciò che fu sancito, nella base del piano comunale a firma dell’Architetto Vezio De Lucia, e rigorosamente senza alcuna vendita di suoli!
Errare umanum est, perseverare e’ diabolico!

Giuseppe Cistoforoni
MoVimento Cinque Stelle Napoli

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apr
22
2013
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50 verità su Hugo Chávez e la Rivoluzione Bolivariana

Scritto da in: Blog,Denunce

Salim Lamrani*

Opera Mundi

Il Presidente Hugo Chávez, scomparso il 5 marzo 2013 a causa di un cancro, a 58 anni, ha segnato per sempre la storia del Venezuela e dell’America Latina.

1. Mai nella storia dell’America Latina un leader politico aveva raggiunto una legittimità democratica così incontestabile. Dal suo arrivo al potere, nel 1999, ci sono state 16 elezioni in Venezuela. Hugo Chávez ne ha vinte 15, fra cui l’ultima il 7 ottobre 2012. Ha sempre sconfitto i suoi rivali con uno scarto fra i 10 e i 20 punti.

2. Tutti gli organismi internazionali, dall’Unione Europea fino all’Organizzazione degli Stati Americani, passando per l’Unione delle Nazioni Sudamericane e il Centro Carter, si sono dimostrate unanimi nel riconoscere la trasparenza degli scrutini.

3. James Carter, ex presidente degli Stati Uniti, ha perfino dichiarato che il sistema elettorale del Venezuela era «il migliore al mondo».

4. L’universalizzazione dell’accesso all’istruzione instaurata nel 1998 ha avuto risultati eccezionali. Circa un milione e mezzo di venezuelani ha imparato a leggere e scrivere grazie alla campagna di alfabetizzazione denominata Missione Robinson I.

5. Nel dicembre del 2005, l’UNESCO ha dichiarato sradicato l’analfabetismo in Venezuela.

6. Il numero di bambini scolarizzati è passato da 6 milioni nel 1998 a 13 milioni nel 2011, e il tasso di scolarizzazione è adesso del 93,2%.

7. La Missione Robinson II è stata lanciata per portare la popolazione nel suo insieme al raggiungimento del livello di istruzione secondario. Così il tasso di scolarizzazione nella scuola secondaria è passato dal 53,6% nel 200 al 73,3% nel 2011.

8. Le missioni Ribas e Sucre hanno permesso a decine di migliaia di giovani adulti di intraprendere studi universitari. Così il numero di studenti è passato da 895.000 nel 2000 a 2,3 milioni nel 2011, con la creazione di nuove università.

9. Per quanto riguarda la sanità, si è creato il Sistema Pubblico Nazionale (Sistema Público Nacional de Salud) per garantire l’accesso gratuito alle cure mediche a tutti i venezuelani. Fra il 2005 e il 2012 sono stati creati 7.873 presidi medici in Venezuela.

10. Il numero di medici è passato da 20 per 100.000 abitanti nel 1999 a 80 per 100.000 abitanti nel 2010, ovvero un aumento del 400%.

11. La Missione Barrio Adentro I ha permesso di realizzare 534 milioni di consultazioni mediche. Circa 17 milioni di persone hanno potuto essere visitate, mentre nel 1998 meno di 3 milioni di vite avevano accesso regolare alla sanità. Sono state salvate 1,7 milioni di vite fra il 2003 e il 2011.

12. Il tasso di mortalità infantile è passato dal 19,1 per mille nel 1999 al 10 per mille nel 2012, ovvero una riduzione del 49%.

13. L’aspettativa di vita è passata da 72,2 anni nel 1999 a 74,3 anni nel 2011.

14. Grazie all’Operación Milagro, lanciata nel 2004, 1,5 milioni di venezuelani affetti da cataratte o altre patologie oculari hanno recuperato la vista.

15. Dal 1999 al 2011 il tasso di povertà è passato dal 42,8% al 26,5%, il tasso di povertà estrema dal 16,6% nel 1999 al 7% nel 2011.

16. Nella classifica dell’Indice di Sviluppo Umano del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Venezuela è passato dall’ottantatreesimo posto nell’anno 2000 (0,656) al settantatreesimo posto nel 2011 (0,735), ed è entrato nella categoria delle nazioni con un indice di sviluppo umano elevato.

17. Il coefficiente GINI, che permette di calcolare la disuguaglianza in un paese, è passato dallo 0,46 nel 1999 allo 0,39 nel 2011.

18. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Venezuela mostra il coefficiente GINI più basso dell’America Latina, essendo il paese della regione dove c’è meno disuguaglianza.

19. Il tasso di denutrizione infantile si è ridotto del 40% dal 1999.

20. Nel 1999, l’82% della popolazione aveva accesso all’acqua potabile. Ora è il 95%.

21. Durante la presidenza di Chávez, la spesa sociale è aumentata del 60,6%.

22. Prima del 1999, solo 387.000 anziani ricevevano una pensione. Ora sono 2,1 milioni.

23. Dal 1999 si sono costruiti 700.000 alloggi in Venezuela.

24. Dal 1999, il governo ha consegnato più di un milione di ettari di terra ai popoli aborigeni del paese.

25. La riforma agraria ha permesso a decine di migliaia di agricoltori di essere padroni della propria terra. In totale, si sono distribuiti più di tre milioni di ettari.

26. Nel 1999, il Venezuela produceva il 51% degli alimenti che consumava. Nel 2012 la produzione è del 71%, mentre il consumo di alimenti è aumentato dell’81% dal 1999. Se il consumo del 2012 fosse simile a quello del 1999, il Venezuela produrrebbe il 140% degli alimenti consumati a livello nazionale.

27. Dal 1999, le calorie consumate dai venezuelani sono aumentate del 50% grazie alla Misión Alimentación, che ha creato una catena di distribuzione di 22.000 magazzini alimentari (MERCAL, Casas de Alimentación, Red PDVAL), in cui i prodotti sono sovvenzionati fino al 30%. Il consumo di carne è aumentato del 75% dal 1999.

28. Cinque milioni di bambini ricevono adesso alimentazione gratuita attraverso il Programa de Alimentación Escolar. Erano 250.000 nel 1999.

29. Il tasso di denutrizione è passato dal 21% nel 1998 a meno del 3% nel 2012.

30. Secondo la FAO, il Venezuela è il paese dell’America Latina e dei Caraibi che più ha avanzato nella lotta per eliminare la fame.

31. La nazionalizzazione dell’ente petrolifero PDVSA nel 2003 ha permesso al Venezuela di recuperare la propria sovranità energetica.

32. La nazionalizzazione del settore dell’elettricità e delle telecomunicazioni (CANTV e Electricidad de Caracas) ha permesso di porre fine a situazioni di monopolio e di universalizzare l’accesso a questi servizi.

33. Dal 1999 sono state create più di 50.000 cooperative in tutti i settori dell’economia.

34. Il tasso di disoccupazione è passato dal 15,2% nel 1998 al 6,4% nel 2012, con la creazione di oltre 4 milioni di posti di lavoro.

35. Il salario minimo è passato da 100 bolívares (16 dollari) nel 1998 a 247,52 bolívares (330 dollari) nel 2012, ovvero un aumento di oltre il 2.000%. Si tratta del salario minimo più alto dell’America Latina.

36. Nel 1999, il 65% della popolazione attiva percepiva il salario minimo. Nel 2012 solo il 21,1% dei lavoratori si trovano a questo livello salariale.

37. Gli adulti che non hanno mai lavorato dispongono di un reddito di protezione equivalente al 60% del salario minimo.

38. Le donne sole, così come le persone portatrici di handicap, ricevono un aiuto equivalente all’80% del salario minimo.

39. L’orario di lavoro è stato ridotto a 6 ore al giorno e a 36 ore settimanali, senza diminuzione salariale.

40. Il debito pubblico è passato dal 45% del PIL nel 1998 al 20% nel 2011. Il Venezuela si è ritirato dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, rimborsando con anticipo tutti i suoi debiti.

41. Nel 2012 il tasso di crescita del Venezuela è stato del 5,5%, uno dei più elevati del mondo.

42. Il PIL pro capite è passato da 4.100 dollari nel 1999 a 10.810 dollari nel 2011.

43. Secondo il rapporto annuale World Happiness del 2012, il Venezuela è il secondo paese più felice dell’America Latina, dietro il Costa Rica, e il diciannovesimo a livello mondiale, davanti a Germania e Spagna.

44. Il Venezuela offre un appoggio diretto al continente americano più importante di quello fornito dagli Stati Uniti. Nel 2007 Chávez ha destinato più di 8.800 milioni di dollari a donazioni, finanziamenti e aiuti energetici, a fronte dei soli 3.000 milioni dell’amministrazione Bush.

45. Per la prima volta nella sua storia, il Venezuela dispone dei suoi satelliti (Bolívar e Miranda) ed ha ora la sovranità nel campo della tecnologia spaziale. Internet e le telecomunicazioni coprono tutto il territorio.

46. La creazione di Petrocaribe nel 2005 permette a 18 paesi dell’America Latina e dei Caraibi, ovvero 90 milioni di persone, di acquistare petrolio sovvenzionato fra il 40% e il 60%, e di assicurarsi il proprio fabbisogno energetico.

47. Il Venezuela porta aiuto anche alle comunità svantaggiate degli Stati Uniti, fornendo loro combustibile a tariffe agevolate.

48. La creazione della Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA) nel 2004 fra Cuba e Venezuela ha posto le basi di un’alleanza di integrazione basata sulla cooperazione e la reciprocità, che raggruppa 8 paesi membri, e che pone l’essere umano al centro del progetto di società, con l’obiettivo di lottare contro la povertà e l’esclusione sociale.

49. Hugo Chávez è stato l’artefice della creazione nel 2011 della Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (CELAC), che raggruppa per la prima volta le 33 nazioni della regione, che così si emancipano dalla tutela di Stati Uniti e Canada.

50. Hugo Chávez ha svolto un ruolo chiave nel processo di pace in Colombia. Secondo il presidente Juan Manuel Santos, «se stiamo avanzando in un progetto solido di pace, con progressi chiari e concreti, progressi mai raggiunti prima con le FARC, è anche grazie alla dedizione e all’impegno di Chávez e del governo del Venezuela».

*Dottore in Studi Iberici e Latinoamericani dell’Università Paris IV-Sorbone, Salim Lamrani è un cattedratico dell’Universidad del Reunión e giornalista, specializzato in rapporti fra Cuba e Stati Uniti. Il suo ultimo libro si intitola Etat de siège. Les sanctios économiques des Etats-Inis contre Cuba, Parigi, Ediciones Estrella, 2011, con prologo di Wayne S. Smith e prefazione di Paul Estrade.

[traduzione dal castigliano per ALBAinFormazione di Pier Paolo Palermo]

Contatti: lamranisalim@yahoo.fr ; Salim.Lamrani@univ-reunion.fr
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/SalimLamraniOfficiel

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apr
21
2013
0

Piccolo mondo antico

di Carlo Amirante

L’ormai inevitabile riconferma nel ruolo di capo dello Stato uscente, in un ruolo con fortissime tendenze semipresidenziali ben al di là dei poteri che la Costituzione gli attribuisce, rappresenta la più bieca auto-perpetuazione di un ceto politico autoreferenziale come non ce ne sono eguali in Europa e secondo qualcuno, anche nel mondo.

Il trionfo di Napolitano ‘padre della patria’ – in realtà legittimo rappresentante di un sistema di governance fondato sulla leadership di un sistema bancario e finanziario privo di ogni controllo – rappresenta la chiusura di ogni possibilità, auspicata da larghi strati di elettorato, di una svolta democratica della politica italiana ed europea. Sembra però piuttosto implicare la continuità con la logica e le prospettive del governo Monti, tecnico solo nel senso di non rappresentare i lavoratori, i disoccupati, i giovani in cerca di primo impiego, i pensionati a 500 euro, gli esodati, le piccole imprese i cui titolari sono costretti a chiudere dopo aver progressivamente licenziato o messo in cassa integrazione i propri dipendenti.

Se la rottura politica non è dunque avvenuta, non è certo un caso. Innanzitutto perché l’uscita dal semestre bianco durante il quale la Costituzione esclude lo scioglimento anticipato delle camere rafforzerà ulteriormente, sotto le mentite spoglie della moral-suation i poteri di Napolitano di condizionare la formazione del governo inducendo di fatto… nell’interesse dalla patria la collaborazione fra PD e PdL. In secondo luogo, perché il ruolo assolutamente determinante di Berlusconi e dei suoi nell’elezione semiplebiscitaria del presidente è una sicura garanzia di impunità per Berlusconi stesso e i non pochi indagati del suo partito; in terzo luogo perché sembra così del tutto improbabile una svolta significativa ed efficace che comprenda una seria riforma elettorale, rigorose norme che sanciscano l’incompatibilità (non solo parlamentare) e l’eliminazione delle controriforme nell’università, nella scuola, nella sanità pubblica, e soprattutto del mercato del lavoro e del sistema bancario e finanziario che ci hanno fatto precipitare nell’attuale crisi di disoccupazione e assenza di sviluppo.

D’altra parte la presidenza Napolitano non solo non esclude ma addirittura favorirà una revisione costituzionale destinata a consolidare alternativamente i poteri presidenziali o del governo con la conseguenza di cancellare o rendere puramente formale il valore sia politico che istituzionale della sovranità popolare che il primato della governance di Bruxelles ha già drasticamente ridotto.

La riabilitazione delle istituzioni e dei partiti che l’elezione del presidente avrebbe realizzato, ha ricevuto l’immediato plauso di un sistema mediatico ormai noto urbi et orbi come uno dei meno indipendenti al mondo e più asservito ai poteri forti (banche, finanziatori arcinoti e occulti), ma anche della Commissione episcopale e perfino del socialdemocratico Schulz, secondo il quale la rielezione di Napolitano rappresenta una garanzia per le sorti non solo dell’Italia ma anche dell’Europa, mentre non mancherà la benedizione di Obama e delle maggiori espressioni del mondo e del comando capitalistico.

Le prospettive che si aprono per il ‘bel paese’ sembrano ancora più rischiose dell’immaginabile; ad un governo già appoggiato da un centrosinistra (sempre meno sinistra…) e da un centrodestra a cui è stato erroneamente (o criminalmente?) concesso un anno per ricompattarsi e risalire da una pesante china politica, sta per subentrare, secondo ogni plausibile previsione, un nuovo governo espressione di un’esplicita e formale alleanza fra il PD e il PdL, a cui gli elettori avevano dato il mandato politico di prospettare coalizioni di governo contrapposte.

L’origine dell’attuale crisi dei partiti, il cui ruolo di illimitata disposizione alla mediazione sembra cancellare largamente la funzione di rappresentanza delle aspirazioni e delle esigenze dei loro elettori, sta in quella progressiva crisi di coerenza e legittimazione politica iniziata con lo smontaggio della “gioiosa macchina da guerra” del Partito Comunista di Occhetto, terminata con quell’abbraccio mortifero fra un’ala social-comunista e la Margherita.

Questa formazione politica all’anglosassone (chi non ricorda una campagna elettorale caratterizzata dallo slogan ‘I care’?), da un lato ha continuato a contendere al PdL il determinante condizionamento degli eterni poteri forti che fin dall’inizio della storia unitaria hanno sempre limitato l’indipendenza e la coerenza delle politiche di governo, ossia il Vaticano, le banche, gruppi massonici ed una stampa e successivamente una televisione largamente dipendente da questi.

La probabile alleanza di governo, diretta o indiretta che sia, tra PD/PdL/Lega/Montiani/post-fascisti in nome di una falsa idea di unità fra le forze democratiche e responsabili del paese, consoliderà il ruolo politico di Berlusconi e dei suoi che, come ha sottolineato fin dagli anni ’90 l’opinione pubblica e l’analisi scientifica più attenta del paese ha svolto la funzione di far emergere da non pochi strati sociali del nostro paese gli istinti peggiori quali l’egoismo, il falso bigottismo, l’accettazione cinica delle peggiori ingiustizie e diseguaglianze sociali, l’abbandono del proletariato e del sottoproletariato meridionale nelle braccia delle camorre, delle mafie, delle ‘ndranghete, delle sacre corone unite. Per non parlare dell’idea, nel nostro paese diffusa più che altrove, che ciò che accade o viene affermato in televisione, è più vero di ogni fenomeno reale e direttamente constatabile, magari anche in un processo.

Il progetto politico – l’unico praticabile per un paese che non voglia seguire la scelta irrealizzabile di un’uscita dalla UE – di un’alleanza tra le formazioni politiche più progressiste e sensibili, italiane, spagnole, greche, irlandesi e, perché no, tedesche e francesi, per trasformare l’Europa dei banchieri, della finanza creativa e dei poteri forti nell’Europa dei popoli e dei lavoratori, sembra così per ora gettato alle ortiche.

La rivolta dei giovani e della parte più attiva dei cittadini italiani a scelte parlamentari reazionarie e antipopolari, non può fermarsi ora di fronte ad una scelta che sembra confermare le strategie di governance economica europea e globale; la presenza in parlamento di un folto gruppo politico espressione viva e vivace della società civile, può e deve rappresentare una spina nel fianco di una probabile formazione governativa in continuità con il governo Monti, che prepari una svolta politica ancora più decisa di quella delle elezioni di febbraio scorso, tale da orientare le politiche nazionali e comunitarie nel segno della solidarietà economica e sociale e nel rilancio dell’economia reale, delle piccole e medie imprese, del lavoro dipendente, dell’occupazione e del sostegno ai ceti più deboli della società.

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apr
18
2013
0

19 aprile: anniversario dell’Indipendenza venezuelana. Solidali con il Venezuela bolivariano!

CARI AMICI UN FORTE ABBRACCIO A TUTTI:

IN QUESTO MOMENTO LA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA HA BISOGNO DI TUTTI NOI. DOPO IL VOTO DEL 14 APRILE DOVE NICOLAS MADURO RISULTA IL NUOVO PRESIDENTE DEL VENEZUELA, GRUPPI FASCISTI DELLA OPPOSIZIONE HANNO REAGITO IN MODO VIOLENTO E ANTIDEMOCRATICO CONTRO LA POPOLAZIONE E DISTRUGGENDO BENI PUBBLICI.

VI PREGHIAMO DI DIFFONDERE QUESTO COMUNICATO DI SOLIDARIETÀ IN RISPOSTA ALL’APPELLO DEI COMPAGNI DI ANROS (ASOCIACION NACIONAL DE REDES Y ORGANIZACIONES SOCIALES) CHE CI CONVOCANO ALLA SOLIDARIETA’.

STIAMO CONVOCANDO TUTTI AL PARCO VIRGILIANO QUESTO VENERDÌ PER RENDERE OMAGGIO A SIMON BOLIVAR E MANIFESTARE LA NOSTRA SOLIDARIETÀ.

CI SARA’ UN PULLMAN ALLE 15.00, DAVANTI AL MUSEO ARCHELOGICO.

PER FAVORE SIAMO PUNTUALI, E’ MOLTO IMPORTANTE QUESTO MOMENTO.

Indira Pineda

Venerdì 19 aprile alle ore 15,30

Presso il Busto di Simón Bolívar al Parco Virgiliano – Napoli

Per l’omaggio floreale al Libertador

e in segno di solidarietà verso il Venezuela

 

In memoria del 19 Aprile

 

Interverranno:

Bernardo Borges, console generale

Carlos Abreu Colmenares, console aggiunto

Marnoglia Hernández Groeneveledt, console aggiunto

Giornata storica. L’indipendenza del Venezuela dal dominio spagnolo muove i primi importanti passi a Caracas il 19 aprile 1810, quando un gruppo di creoli di Caracas convoca una riunione del Consiglio Comunale e proclama un governo autonomo (la Giunta Suprema di Caracas). Il Capitano Generale e Governatore spagnolo, Vicente Emparán, contrario a questa decisione, al balcone del Palazzo Municipale domanda alla popolazione – riunita in Piazza Maggiore (oggi Piazza Bolivar) – se continuasse a volerlo al comando. La folla, influenzata dal presbitero José Cortés de Madariaga, risponde: “NO”. Emparán dichiara: “Allora neanch’io voglio il comando”: rinuncia e viene esiliato in Spagna con i suoi collaboratori. Si forma così la prima organizzazione storica creata da venezuelani dopo tre secoli di colonizzazione: è l’inizio del processo per l’indipendenza del Venezuela.

di Carlo Amirante

Il successo elettorale di Nicolas Maduro, che lo ha confermato Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, accanto alla soddisfazione di tutti gli studiosi ed i cittadini estranei alla campagna mediatica contro il Venezuela e il suo leader storico Hugo Chavez Frias, ha visto la rinascita di una campagna di diffamazione dell’esperienza venezuelana degli ultimi 14 anni rivolta anche, e forse soprattutto, a delegittimare una delle organizzazioni internazionali più democratiche e controcorrente del nuovo secolo, l’ALBA-TCP, che vede schierati, uno accanto all’altro, tra gli altri, Cuba, Venezuela, Ecuador, Nicaragua, Bolivia, Dominica, Antigua e Barbuda e San Vincente e le Granadine. Una organizzazione che va senz’altro controcorrente perché fa della solidarietà fra i popoli e i paesi aderenti e dell’obiettivo della pace, non solo nel continente latinoamericano, un’opzione inequivocabile ed irrinunciabile.

 

Per quelle bizzarrie tipiche di una certa stampa borghese – evidentemente condizionata o pilotata da interessi talora inconfessabili – dopo aver riconosciuto la moderazione e l’atteggiamento decisamente democratico dell’attuale Presidente legittimamente eletto Maduro, ora lo si accusa sia di brogli elettorali sia di aver scatenato la polizia contro rappresentanti dell’opposizione, o peggio ancora di aver alimentato movimenti di piazza violenti, tali da mettere in forse l’ordine pubblico e la pace sociale.

 

In questo quadro si impone la solidarietà con il legittimo governo bolivariano del Venezuela, invitando la cittadinanza a partecipare il 19 Aprile p.v. all’evento organizzato per celebrare l’anniversario dell’Indipendenza venezuelana; a Napoli si terrà al Parco Virgiliano alle 15,30:  https://albainformazione.wordpress.com/2013/04/16/19-aprile-anniversario-dellindipendenza-venezuelana/

 

 

 

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apr
13
2013
0

Lettera aperta al M5S

Scritto da in: Appelli,Blog
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clnRiceviamo e inoltriamo – con l’auspicio che possa essere momento di discussione e di approfondimento sul “che fare” – questa lettera aperta inviata dal P-CARC  Lettera aperta al Movimento 5 Stelle

Milano 13.04.2013

Rivoltare il golpe bianco di Napolitano contro i vertici della Repubblica Pontificia: convocare subito Commissioni Parlamentari popolari e costituire il Comitato di Salvezza Nazionale

All’ombra del golpe bianco con cui Napolitano ha “congelato” le funzioni e il ruolo del Parlamento e ha unilateralmente sospeso l’iter per la formazione di un nuovo governo (che in ogni evidenza, alle condizioni create dalle elezioni di febbraio, non avrebbe potuto essere il governo di cui i vertici della Repubblica Pontificia hanno bisogno), si svolgono le grandi manovre occulte (leggi: tentativi di inciucio) che dovrebbero portare all’elezione di un Presidente della Repubblica che faccia contenti tutti i caporioni del teatrino della politica borghese (leggi: non hanno ancora stabilito chi dovrà soccombere e in cambio di cosa). A lui il compito, poi, di definire i tempi e soprattutto i modi per cercare di “uscire dall’impasse”: governo di larghe intese, nuove elezioni, governo di minoranza, governo tecnico… cioè uno o l’altra delle misure che si riveleranno inutili a fronteggiare la crisi politica e che, anzi, ne aggraveranno il decorso.

L’unica misura possibile per fare fronte alla crisi politica (e a quella economica e ambientale) è la costituzione, qui e subito, di un governo di emergenza popolare. E’ esattamente quello che, con giri, rigiri, colpi di mano, raggiri, tatticismi e inciuci, i vertici della Repubblica Pontificia stanno cercando di evitare.
A quasi 50 giorni di vacanza del governo e di intossicazioni dell’opinione pubblica che arrivano da tutte le parti, la situazione di ingovernabilità e di stallo sta producendo molti e ingestibili problemi e contraddizioni nella classe dominante: sono i vertici della Repubblica Pontificia (industriali, banchieri, affaristi, cardinali e grandi criminali) che suggerendo (o imponendo) a Napolitano di congelare la situazione la stanno tirando per le lunghe fra scontri, regolamenti di conti e “divergenze” su quale sia la forma migliore per fare del prossimo governo lo strumento adeguato a sottomettere o esautorare il Parlamento (che con 163 eletti del M5S è molto meno malleabile del previsto) per attuare le ricette alla crisi di FMI, BCE, UE, USA, Vaticano, ecc. Mentre il “Paese reale” va allo sfascio, le aziende chiudono, si moltiplicano i disoccupati, finiscono i soldi per gli ammortizzatori sociali, vengono smantellati e decadono le strutture pubbliche e i servizi, il sistema sanitario viene saccheggiato e distrutto, la gente si ammazza.

Nello sfascio totale sono i vertici della Repubblica Pontificia che alimentano la campagna di terrorismo dell’opinione pubblica secondo cui “un governo è urgente e necessario, qualunque governo sia” utile a preparare il terreno per gli inciuci e le “larghe intese”.

Ma un qualunque governo che sia espressione loro e che opera su loro mandato, indipendentemente da come si accorderanno (con o senza Berlusconi in primo piano, con o senza Renzi, con o senza un PD unito, ecc.) avrà necessariamente il mandato di applicare il loro programma, quello che conosciamo con i nomi di “salva Italia” e “cresci Italia” che la classe di secchioni di Monti ha propinato con la complicità dei sindacati di regime e con l’ausilio della destra moderata fino a 50 giorni fa.
Noi abbiamo bisogno, i lavoratori hanno bisogno, ne hanno bisogno i disoccupati e i cassintegrati, le centinaia di migliaia di partite IVA, i piccoli artigiani, le piccole aziende, i giovani, le donne e i pensionati, i lavoratori di tutti i settori del pubblico e del privato, abbiamo tutti bisogno di un governo che operi su mandato e per conto di quella parte organizzata (nelle organizzazioni operaie e popolari) delle masse popolari che resistono agli effetti della crisi ed elaborano, in modo sparso e disorganico, le misure urgenti per farvi fronte (e allo stesso tempo per costruire una alternativa di società). Possibile? Mai come oggi. Difficile? Nemmeno più di tanto. Il processo per costruire questo governo non è per nulla lineare, non “fila via liscio”, al contrario è un percorso ad ostacoli fatto di tentativi, prove, esperimenti, avanzamenti e arretramenti, contraddizioni. Ma questo è il solo e unico “nuovo” che ha le gambe per marciare e che, per la sua natura e il suo ruolo, può affermarsi e svilupparsi.

Non elencheremo qui di seguito le mille forze sparse per il paese che hanno un ruolo determinante alla costruzione del governo di emergenza popolare.
Per approfondimenti rimandiamo  quiqui e qui.

Ci concentriamo invece sul fatto che, esattamente come avevamo previsto e in una certa misura abbiamo contribuito a realizzare, la presenza di 163 parlamentari del M5S ha il valore di un macigno sulla zattera piena di falle che teneva a galla la Repubblica Pontificia. Parliamoci chiaro: il M5S ha fatto poco (coscientemente e scientificamente) di quello che potrebbe fare con i suoi eletti. Ma quel poco che ha fatto ha mandato in tilt le istituzioni della Repubblica Pontificia. Le “occupazioni” più o meno simboliche del Parlamento contro il golpe bianco di Napolitano sono, contemporaneamente, la dimostrazione dei limiti attuali del M5S (inteso come il gruppo degli eletti, che comunque non è un monolite) e delle sue potenzialità.

Il limite sta nel fatto che le proteste e le iniziative che ha intrapreso rientrano volontariamente nel solco del rispetto della legalità borghese… non sono iniziative di rottura, sono iniziative di “pressione”, in certi casi riuscite, in altri meno (tanto che la stampa filo-governativa – del governo che verrà – ha fatto degli eletti del M5S degli zimbelli velleitari). E sono iniziative che mobilitano giusto gli eletti, ma non mirano ancora a mobilitare in alcun modo le masse popolari. Insomma, sembra che la volontà di protestare ci sia, ma fino a dove e come i vertici della Repubblica Pontificia lo consentono. Quando si metteranno a mobilitare e sviluppare l’organizzazione e il protagonismo delle masse popolari organizzate, la musica cambierà e l’attuale preoccupazione che serpeggia nelle stanze del potere si trasformerà in panico!

Le potenzialità stanno nel fatto che la trasformazione dei 163 parlamentari del M5S (o il grosso di essi) negli agenti delle organizzazioni operaie e popolari nel Parlamento che si sono candidati ad essere (la loro formula è “portavoce dei cittadini”) sta in ultima istanza proprio nell’azione e nella capacità delle organizzazioni operaie e popolari di richiamarli ad assumere quel ruolo in modo attivo, propositivo e di rottura con il marcio della Repubblica Pontificia.

Commissioni parlamentari. Il balletto sulla convocazione o meno delle Commissioni Parlamentari che ha animato il dibattito politico dei giorni scorsi (e che è una manifestazione del golpe bianco di Napolitano, sorretto dal democratico Grasso a capo del Senato) deve finire subito e può finire subito se i gruppi del M5S a Camera e Senato convocano Commissioni popolari per l’elaborazione di proposte di legge e chiamano a partecipare la miriade di organizzazioni operaie e popolari, la sinistra sindacale, i sindacati di base, i movimenti… e gli altri gruppi parlamentari (SEL) e gli altri singoli parlamentari che sostengono (a parole) di essere d’accordo con la convocazione delle Commissioni parlamentari anche in assenza della formazione del governo.

Ora, subito, adesso: convocare commissioni popolari in Piazza Navona e in Piazza Montecitorio per elaborare i disegni di legge che devono essere approvati dal movimento popolare (annullamento immediato del finanziamento F35, decreto ILVA, TAV, MUOS, eliminazione IMU per le masse popolari, riforme del lavoro e del SSN…). Il criterio è che indipendentemente che sia un iter “legale” è certamente un iter legittimo! Le leggi, gli iter, le norme attuali e vigenti sono “legali” solo nel senso che sono espressione della legalità della banda di affaristi e criminali che ha governato e governa il nostro Paese, nella maggior parte dei casi sono palesemente anticostituzionali e, soprattutto, sono illegittime: chi le promuove sta portando il paese allo sfascio.

Il governo di emergenza popolare non nascerà da elezioni e tantomeno nascerà dal mandato che gli accorderanno i vertici della Repubblica Pontificia. Nascerà sulla base del fatto che un embrione, un Comitato di Salvezza Nazionale (o Comitato di Liberazione Nazionale), inizi a operare come governo ombra, inizi a coinvolgere le forze sane del paese (che ci sono e sono tante…non facciamo qui l’elenco). Un embrione che stimola, spinge e costringe alla mobilitazione anche chi oggi è incerto, che trascina milioni di persone a partecipare attivamente alla rinascita, economica, sociale e morale del nostro Paese.

Costruire il Comitato di Salvezza Nazionale, il governo ombra, l’embrione del Governo di emergenza popolare: è questo il compito di cui il M5S si è trovato a farsi carico seppure non ne fosse consapevole e cosciente. E’ questo l’unica via per essere fedele al mandato che ha chiesto alle masse popolari. E’ l’unico concreto ruolo positivo che può avere per le masse popolari, ed è anche l’unico modo per non finire risucchiato nella cloaca della Repubblica Pontificia e delle sue denigrazioni, provocazioni, sabotaggi e lusinghe.

Avanti senza tregua e senza riserve contro il governo e le altre autorità della Repubblica Pontificia!

Nessuna collaborazione con i vertici della Repubblica Pontificia!

Avanti nella costruzione del Comitato di Salvezza Nazionale!

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apr
12
2013
0

Il MUOS di Niscemi, un’arma ambientale

Scritto da in: Blog,Denunce
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di Antonio Mazzeo

 

A Niscemi (Sicilia), all’interno di una riserva naturale (area SIC), sono in corso i lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare degli Stati Uniti d’America.

Il MUOS dovrà assicurare il collegamento della rete militare Usa (centri di comando, controllo e logistici, le migliaia di utenti mobili come cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, aerei senza pilota, ecc.), decuplicando la velocità e la quantità delle informazioni trasmesse nell’unità di tempo e rendendo sempre più automatizzati e disumanizzati i conflitti del XXI secolo. Con la conseguenza di accrescere sempre più il rischio di guerra (convenzionale, batteriologica, chimica e/o nucleare) anche per un mero errore di elaborazione da parte dei computer.

Il terminale MUOS di Niscemi sarà costituito da tre grandi antenne paraboliche del diametro di 18,4 metri per le trasmissioni verso i satelliti geostazionari con frequenze che raggiungeranno i 31 GHz e da due trasmettitori di 149 metri d’altezza per il posizionamento geografico con frequenze tra i 240 e i 315 MHz. Un mixer di onde elettromagnetiche che penetreranno la ionosfera con potenziali effetti devastanti per l’ambiente e la salute dell’uomo.Originariamente il progetto era stato previsto per Sigonella, la principale stazione aeronavale della Marina militare Usa nel Mediterraneo alle porte di Catania. Poi fu deciso di dirottare l’impianto una settantina di chilometri più a sud, nella stazione utilizzata dal oltre vent’anni dal Pentagono per le comunicazioni con i sottomarini atomici in navigazione negli oceani. A determinare il cambio di destinazione le risultanze di uno studio sull’impatto delle onde elettromagnetiche generate dal MUOS che accertò l’alto rischio che le emissioni potessero avviare la detonazione degli ordigni ospitati a Sigonella. Ovviamente senza tenere assolutamente in considerazione gli effetti del sistema sulla salute e la sicurezza delle popolazioni che abitano nei pressi della base di Niscemi.

A denunciare l’insostenibilità ambientale del MUOS e le “gravi carenze” degli studi effettuati dagli statunitensi ci ha pensato nel novembre 2011 il Politecnico di Torino, attraverso un report dei professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu. Con la realizzazione delle nuove antenne si verificherà un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche volt per metro rispetto al livello esistente”, scrivono i due ricercatori. “C’è poi il rischio di effetti acuti legati all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole MUOS in seguito a malfunzionamento o a un errore di puntamento. I danni alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km saranno gravi e permanenti, con conseguente necrosi dei tessuti.

Le onde elettromagnetiche avranno pesantissimi effetti pure sul traffico aereo nei cieli siciliani e in particolare sull’aeroporto di Comiso, prossimo all’apertura. Il fascio di microonde del MUOS è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente, spiegano Zucchetti e Coraddu. Gli incidenti provocati dall’irraggiamento di aeromobili distanti anche decine di Km. sono eventualità tutt’altro che remote e trascurabili ed è incomprensibile come non siano state prese in considerazione dagli studi progettuali. I rischi d’interferenza investono potenzialmente tutto il traffico aereo della zona circostante il MUOS. Nel raggio di 70 Km si trovano ben tre scali aerei: Comiso, a poco più di 19 Km dalla stazione di Niscemi, e gli aeroporti militare di Sigonella e civile di Fontanarossa (Catania), che si trovano rispettivamente a 52 Km e a 67 Km. Sigonella, tra l’altro, è oggetto delle spericolate operazioni di atterraggio e decollo dei droni a disposizione delle forze armate Usa e Nato.

Nonostante i rilievi del Politecnico e in aperta violazione delle norme di attuazione del Piano territoriale paesistico della riserva naturale “Sughereta” di Niscemi entro cui ricade la base statunitense, l’1 giugno 2011 la Regione siciliana ha autorizzato l’avvio dei lavori del MUOS. I cantieri hanno generato sbancamenti di colline e sradicamenti della macchia mediterranea, sfregiando irrimediabilmente un’ampia area classificata come zona A cioè inedificabileL’entità delle trasformazioni in atto denotano una gravissima manomissione dell’ambiente con l’aggravante di esplicarsi a danno di un’area protetta di interesse internazionale”, commenta amaramente il responsabile del Centro di educazione e formazione ambientale di Niscemi, Salvatore Zafarana. Ad essere definitivamente compromessi sono alcuni lotti boscati di limitate estensioni ma di indiscusso pregio naturalistico e paesaggistico.

Sui crimini ambientali commessi ai danni della riserva, la Procura di Caltagirone ha aperto un’inchiesta e, il 6 ottobre 2012, ha pure ordinato il sequestro dei cantieri del MUOS. Dopo il ricorso dell’avvocatura dello Stato, il Tribunale di Catania ha però annullato il provvedimento ordinando il dissequestro degli impianti. D’allora diverse centinaia di cittadini di Niscemi e di tutta la Sicilia hanno intrapreso una campagna di azioni non violente finalizzate a bloccare il transito dei mezzi che operano all’interno della base, in particolar modo i camion gru chiamati ad innalzare le tre maxi-antenne satellitari. In più occasioni le risposte delle autorità di pubblica sicurezza sono state durissime: i manifestanti sono stati caricati, manganellati, spintonati, strattonati e denunciati per svariati reati.

Il MUOS, l’HAARP e le guerre climatiche

Nel Movimento No MUOS si avverte il timore che il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa possa essere in qualche modo legato all’HAARP (High Frequency Active Auroral Research Program), il Programma di Ricerca Attiva Aurorale con Alta Frequenza che dal 1994 la US Air Force e la US Navy portano avanti dalla base di Gakona, in Alaska.L’HAARP vede operative centinaia di antenne che trasmettano nella banda bassa, da 2,8 a 7 MegaHerz, e nella banda alta, da 7 fino 10 MegaHerz, capaci di trasmettere onde elettromagnetiche fino a quote di 350Km. Si tratta di unrange delle frequenze di poco inferiore a quelle previste per il MUOS e corrispondente a quello delle 46 antenne della NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) della stazione Usa di Niscemi che da più di vent’anni assicurano le comunicazioni con le unità navali e i sottomarini a capacità e propulsione nucleare in immersione negli oceani.

Ufficialmente Washington affermava che l’HAARP ha la funzione di studiare la ionosfera ed evitare gravi fenomeni atmosferici, ma più di uno studioso ipotizza che i test e le attività della megastazione dell’Alaska servano invece a creare enormi perturbazioni ambientali e climatiche. Il fisico indipendente Corrado Penna, tra i sostenitori dell’ipotesi di utilizzo delle antenne MUOS per fini non dichiarati di modificazione ambientale in sinergia con il sistema HAARP, ha più volte denunciato come queste tecnologie possono servire “a causare terremoti o altri fenomeni come siccità, uragani, inondazioni, ecc., sia indirizzando le emissioni sul nucleo della terra (influendo così sul magnetismo terrestre), sia indirizzandole sulla ionosfera.

Il 5 febbraio 1998, la Commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa del Parlamento europeo sentì il dovere di convocare un’audizione pubblica sull’HAARP a cui NATO e forze armate USA scelsero di non partecipare. I parlamentari Ue riuscirono a sapere che i programmi di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza sono condotti congiuntamente dai militari degli Stati Uniti d’America e dall’Istituto di geofisica dell’Università dell’Alaska di Fairbanks. Progetti analoghi sarebbero condotti pure in Norvegia, probabilmente in Antartide, e nell’ex Unione Sovietica. Attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera dove si trovano enormi campi magnetici protettivi denominati “fasce di Van Allen”, i quali intercettano protoni, elettroni e particelle alfa. L’energia così generata riscalda talune parti della ionosfera provocando buchi e lenti artificiali.

L’HAARP può essere impiegato per molti scopi”, scrive l’on. Maj Britt Theorin, relatrice della proposta di risoluzione (mai adottata) sull’uso potenziale delle risorse di carattere militare per le strategie ambientali della commissione sulla sicurezza del Parlamento europeo (14 gennaio 1999). Manipolando le proprietà elettriche dell’atmosfera si è in grado di porre sotto controllo forze immani. Facendovi ricorso quale arma militare, le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico. Attraverso l’HAARP è possibile convogliare in una zona prestabilita energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale. L’energia può anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe applicare anche contro i missili del nemico…”. Forse per questo, Washington ha perfezionato la tecnologia HAARP nell’ambito dell’Iniziativa di Difesa Strategica (IDS), quella dello Scudo spaziale e delle Guerre stellari.

Il progetto USA consente anche di potenziare le comunicazioni con i sommergibili atomici e di manipolare la situazione meteorologica globale. Ma è possibile anche il contrario, cioè disturbare le comunicazioni”, aggiunge l’europarlamentareManipolando la ionosfera è possibile ostacolare le comunicazioni globali facendo però arrivare a destinazione le proprie. Un’altra applicazione del sistema è quella di scandagliare a raggi X la terra per vari chilometri di profondità, con un’apposita tomografia a effetto penetrante, per esplorare campi di petrolio e di gas, ma anche attrezzature militari sotterranee. Radar in grado di vedere oltre l’orizzonte e di definire gli oggetti a grande distanza sono un’altra delle applicazioni del sistema HAARP.

È certo che a partire dagli anni ‘50 gli Stati Uniti hanno effettuato esplosioni di materiale nucleare nelle fasce di Van Allen per sondare gli effetti ad un’altezza così elevata sulle trasmissioni radio e le operazioni radar in virtù dell’intenso impulso elettromagnetico scatenato dalle deflagrazioni. Gli esperimenti hanno creato nuove fasce di radiazione magnetica comprendenti quasi tutta la terra. Gli elettroni correvano lungo linee di campo magnetiche creando un’aurora boreale artificiale sopra il Polo Nord”, aggiunge Maj Britt Theorin. Con questi test militari si rischia seriamente di danneggiare per molto tempo la fascia di Van Allen. Secondo gli scienziati americani ci vorranno probabilmente molte centinaia di anni prima che essa si stabilizzi nella sua posizione normale. L’HAARP può anche influenzare tutto l’ecosistema, soprattutto nella sensibile area antartica. Inoltre le potenti onde radio possono causare buchi ionosferici, pregiudicando il sistema che ci protegge dalle radiazioni provenienti dal cosmo.

Proprio a causa dell’implementazione del sistema HAARP come arma per manipolare l’ambiente, la Commissione presieduta da Maj Britt Theorin ha chiesto inutilmente la sospensione di tutte le attività sperimentali e che le conseguenze giuridiche, ecologiche ed etiche fossero analizzate da un organismo internazionale indipendente. “Tutta una serie di atti normativi internazionali (Convenzione sul divieto dell’utilizzo a scopi militari o ad altri scopi ostili delle tecniche di modificazione dell’ambienteThe Antarctic TreatyTrattato recante principî per il comportamento degli Stati nell’esplorazione dello spazio esternoe la Convenzione dell’ONU sulle leggi del mare) fanno risultare l’HAARP assai dubbio non soltanto dal punto di vista umano e politico, ma anche da quello giuridico”, concludeva l’europarlamentare.

In un suo recente saggio sulle guerre climatiche (“Owning the weather”, Limes, ), il generale Fabio Mini, già comandante delle forze NATO in Kosovo, rileva come da ormai diversi anni la ricerca militare si sia rivolta sia alle bassissime frequenze (ELF) sia a quelle alte. “In entrambi i casi lo scopo è quello d’interferire con la ionosfera in modo da aumentare o diminuire fino alla soppressione le capacità di trasmissione di segnali radiomagnetici”, scrive il militare. “Le e missioni dei trasmettitori HAARP che avvengono quasi regolarmente in quattro periodi dell’anno sono in grado di inviare nella ionosfera raggi di potenza superiore al gigawatt. Gli scienziati che si occupano del programma negano che la loro attività abbia una qualsiasi valenza militare o che interferisca con l’ambiente naturale. Tuttavia, il termine auroral che fa parte del suo acronimo si riferisce al fenomeno delle aurore boreali che si determinano nella zona di confine tra ionosfera e atmosfera quando emissioni ad altissima energia provenienti dal sole  vengono convogliate dal  magnetismo terrestre verso i poli e vanno a collidere  con le particelle più rarefatte dell’atmosfera. HAARP nega che le sue emissioni siano in brado di produrre artificialmente questo fenomeno, anche se le emissioni sono dirette esattamente verso la stessa zona e hanno caratteristiche molto simili a quelle ad alta energia provenienti dal sole”.

Il generale Mini ricorda poi come gli esperimenti militari per alterare la ionosfera risalgano perlomeno alla seconda metà degli anni ’50 del secolo scorso. Nel 1958 le forze armate Usa fecero esplodere  tre ordigni atomici a a fissione nella parte inferiore della fascia di Van Allen e due ordigni a fusione nella parte alta dell’atmosfera, alterando l’equilibrio della ionosfera. tali esperimenti continuarono fino al 1962, quando le dirompenti poteste della comunità scientifica internazionale costrinsero Washington a sospenderli. Nello stesso periodo iniziarono però le sperimentazioni nucleari sovietiche nella ionosfera e nelle fasce di Van Allen. “Oggi sono proprio i radar meteorologici ad individuare – spesso in corrispondenza di aree colpite da gravi fenomeni atmosferici – le segnature circolari tipiche delle onde elettromagnetiche ad alta frequenza come quelle generate dalle emittenti di onde longitudinali, onde scalari, silent sound e di quelle delle trasmittenti HARP”, conclude Fabio Mini.

Per l’economista Michel Chossudovsky, l’HAARP è un vera e propria arma di distruzione di massa. Oltre ad interferire sulle comunicazioni radio ad alta frequenza, televisive e radar, le sue antenne possono influenzare i circuiti elettrodinamici delle aurore, consistenti in una corrente naturale di elettricità che varia da 100 mila ad 1 milione di megawatt. In questo modo è possibile utilizzare il vento solare per danneggiare i satelliti e le apparecchiature installate sui sistemi missilistici dei paesi nemici. Anche in questo caso il programma di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza s’incrocia con le attività dell’NRTF di Niscemi. Alcuni dei trasmettitori della stazione dell’US Navy di contrada Ulmo operano in VLF (Very Low Frequency), con bande di frequenze comprese tra i 3 kHz – 30 kHz, all’interno del sistema planetario di “Sorveglianza dell’attività solare” e per il monitoraggio delle cosiddette SID – Sudden Ionospheric Disturbances, i disturbi delle comunicazioni radio originati nella ionosfera dalle attività eruttive del sole. Nella lista dei trasmettitori in VLF utilizzabili per il monitoraggio SID, predisposta dalle forze armate statunitensi, oltre alla stazione di Niscemi, compare anche quella dell’isola di Tavolara in Sardegna.

 

Relazione presentata alla Conferenza Beyond Theories of Weather Modification – Civil Society versus Geoengineering, European Parliament, Bruxelles 9 aprile 2013.

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mar
29
2013
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90 TESTATE ATOMICHE A GHEDI E AVIANO. IL SILENZIO ASSORDANTE DELL’ACCORDO USA-ITALIA

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90 testate atomiche a Ghedi e Aviano. Il silenzio assordante dell'accordo USA-Italia

 

FABRIZIO DI ERNESTO IL 28 MARZO 2013 POSTED IN MONDOITALIAPOLITICA,TECNOLOGIAGHEDI

 

LE BOMBE NELLE BASI USA DI GHEDI TORRE (BRESCIA) E AVIANO (PORDENONE). SILENZIO ASSOLUTO SUGLI ARSENALI. UN ACCORDO AMERICANO COPRE TUTTO.

Per ben due volte nell’arco degli ultimi 15 anni milioni di italiani si sono recati alle urne per dire no alla possibilità, per il nostro Paese, di sviluppare e produrre energia nucleare per scopi civili.
Questi stessi italiani però, forse, non sanno che possediamo un verso e proprio arsenale nucleare.

La cosa appare assurda e paradossale considerando che nel 1975 Roma ha sottoscritto il Trattato di non proliferazione nucleare, eppure sul nostro suolo si trovano poco meno di un centinaio di testate atomiche. Per l’esattezza sono 90 le bombe di questo tipo stipate, poco più della metà di queste ovvero 50, nella base Usa di Aviano nei pressi di Pordenone, mentre le restanti si trovano custodite nella base statunitense di Ghedi Torre nel bresciano.
Tecnicamente parlando si tratta di armi tattiche, di potenza e gittata minore rispetto a quelle strategiche quindi, denominate B61; queste sono bombe gravitazionali che per essere utilizzate devono essere lanciate da aerei appositi, o almeno compatibili, attualmente potrebbero essere lanciate solo dagli F16 o dai Tornado; hanno una potenza che varia, a secondo del tipo e della grandezza essendone state costruite almeno tre diversi tipi, da 0,3 a 170 chilotoni che se utilizzate genererebbero una distruzione 900 volte superiore a quella prodotta su Nagasaki o Hiroshima.

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A breve, all’incirca nel 2016, queste testate lasceranno l’Italia, o meglio lasceranno il posto a nuove bombe, più maneggevoli e moderne; in modo molto lento infatti sarà avviato lo smantellamento di questi ordigni e la sostituzione con le nuove testate nucleari, realizzate secondo gli ultimi progetti approvati dal Pentagono, che però non saranno pronte prima del 2019.
Nello specifico questi nuovi ordigni avranno una maggiore precisione e ridurranno il fallout radioattivo conseguente all’esplosione, mentre la carica nucleare verrà riutilizzata, con una potenza massima nell’ordine dei 50 chilotoni.
Nel frattempo inoltre inizieranno gli addestramenti di nuove truppe specializzate capaci di utilizzare questi ordigni, in Italia hanno queste facoltà solamente i militari statunitensi di stanza a Ghedi o Aviano, mentre ai nostri soldati non è concesso l’uso di questi mezzi, anche se la clausola della “doppia chiave” contenuta in alcuni documenti tra le parti prevede la possibilità che queste bombe siano utilizzate anche dalle nostre forze armate, ma solo dopo che gli Usa ne abbiano deciso l’impiego.

Omertà Ovviamente i politici italiani non hanno mai ammesso o confermato la presenza di queste bombe nel BelPaese ma sono stati gli stessi Usa a confermarla in più di una occasione.
Già l’11 luglio 1986, pur nel silenzio generale, alcune agenzie di stampa ribatterono una notizia apparsa sul Washington post in cui si riferiva che il Pentagono aveva appena annunciato il Piano WS3 il quale prevedeva che in 25 diverse basi americane sparse per il mondo, tra cui quelle italiane di Ghedi, Aviano e Rimini, sarebbero stati dislocati bombardieri atomici ed ordigni nucleari non più sotto gli hangar dei bombardieri, bensì all’interno di speciali rifugi.
Una nuova conferma arrivò nel 2005 quando la declassificazione di un rapporto statunitense sulle armi nucleari americane in Europa accertò la presenza nel vecchio continente di circa 400 testate nucleari, 90 delle quali custodite in Italia.
Altra conferma importante quelle giunta alcuni anni fa da parte Robert Norris, uno studioso del Natural resources defense council di Washington, che dopo aver esaminato alcuni documenti ufficiali del Pentagono confermò la presenza di queste bombe in Italia, quantificandole però in una trentina, la maggior parte delle quali custodite ad Aviano.
Inquietante però quanto aggiunto subito dopo dal ricercatore.
Questi infatti disse che quasi tutta la parte riguardante il nostro Paese era stata cancellata; lui e i suoi colleghi avrebbero ricostruito gli “omissis” del documento principale utilizzando altre fonti e analizzando nel minimo dettaglio tutte le tabelle allegate al foglio più importante.

Accordo Italia-Usa

Ma quando, come e perché queste armi sono arrivate in Italia?
I primi ordigni giunsero nel 1957 anche se già dalla fine dell’anno precedente i militari statunitensi di stanza nello Stivale erano equipaggiati con missili Corporal e Honest John su cui vennero montate testate nucleari tattiche da impiegare, in caso di attacco sovietico, contro i carri dell’Armata rossa.
Negli anni ’60 e ’70 vennero dispiegati altri tipi di missili, mortai da otto pollici per il lancio di ordigni nucleari, e bombe atomiche di profondità destinate agli aerei della base di Sigonella per la caccia di sottomarini sovietici nel Mediterraneo.
Successivamente sono arrivate le bombe attualmente stipate tra Ghedi e Aviano.
Gli Usa hanno portato in Italia questo tipo di armamenti grazie all’accordo bilaterale denominato Stone Ax; una prima versione di questo fu siglato negli anni ’50; successivamente tra il 2003 ed il 2004 ne dovrebbe essere stata sottoscritta una nuova versione, figlia del clima post 11 settembre, che tra le principali innovazioni prevedrebbe periodiche revisioni e conseguenti aggiornamenti. Per quanto riguarda l’accordo tra Italia ed Usa purtroppo il condizionale è d’obbligo visto che nessun patto in tal senso è mai stato sottoposto a voto parlamentare e che le uniche informazioni che si hanno le dobbiamo ad alcuni ricercatori statunitensi, come ad esempio William Arkin, un ex analista d’intelligence per l’esercito americano, che hanno diffuso tramite libri e ricerche le informazioni in loro possesso.

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