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mag
22
2013
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C.S. Il M5S sollecita le autorità competenti alla manutenzione del Ponte Cerasuolo

         

COMUNICATO STAMPA

Napoli, 22/05/’13 – A seguito delle segnalazioni dei cittadini del Rione Sanità, gli attivisti del Movimento Cinque Stelle invitano le autorità competenti ad intervenire per la manutenzione del Ponte Cerasuolo (già Ponte della Sanità).

Infatti, effettuato un sopralluogo, abbiamo riscontrato delle problematiche da risolvere celermente, nello specifico: il crescere di erbacce e il pericoloso aumento di infiltrazioni piovane che causano il cadere di massi tufacei, spesso di consistente entità, sia dall’arcata centrale nella sottostante Via Sanità, sia nel Chiostro della Basilica di S.Maria della Sanità. Tale situazione mette a repentaglio l’incolumità dei numerosi passanti che utilizzano tale passaggio quotidianamente. Inoltre Il problema è stato già debitamente segnalato dai cittadini alle autorità di competenza della III municipalità, ma a tutt’oggi nulla è stato fatto.

Visti i suddetti motivi, si richiede quindi un intervento di manutenzione immediato atto a risolvere il problema e non solo arginarlo con semplice transennatura. Cosi da garantire diritto di mobilità e sicurezza anche ai cittadini del rione sanità, diritti innegabili ad ogni cittadino.

 

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apr
24
2013
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Il punto di vista su Bagnoli.

Dopo più di cent’anni di errori siamo giunti infine, al risaputo e temuto orrore, facciamo sì che i risultati raggiunti dai Magistrati, non si trasformino in un ulteriore sconfitta.
La riflessione e la cautela in una situazione, in cui sembra che l’emozione e la rabbia, vogliano prendere a tutti costi il posto della ragione, sono necessarie e doverose, ” l’emozione per il sequestro”, e , ” La rabbia per i contenuti”.
Una ferita aperta, una perdita milionaria, per opere e beni, ma principalmente, una perdita inestimabile in termini di fiducia, nelle Istituzioni, ma con tanta, tanta voglia di riscossa, e di rinascita, con l’opportunità di ricominciare, ma, senza dimenticare!
Adesso è il momento di fermarsi e non commettere più errori e far si che da questa immane tragedia si possa ricominciare a fare, e a fare bene.
Adesso è doverosa la riprogettazione del tutto, più consona alla naturalità dei luoghi.
Siamo Sicuramente, e perfettamente d’accordo sulla “soluzione della questione Bagnoli” Proposta dal gruppo di Ricostruzione Democratica.(docx), in modo particolare sul punto iguardante la Proprietà dei Suoli. Quindi lo Stato, paghi le bonifiche e non solo; rinunci alla estorsione dei 60 milioni di euro, che noi consideriamo solo, come un anticipo per i danni arrecati.

Concludendo “Chi Inquina Paghi”, e senza dimenticare gli interessi! Ancora condividiamo quanto detto per “ Bagnoli Futura, quindi ci impossessiamo volentieri, delle parole di Ricostruzione Democratica: Questo baraccone, Bagnoli Futura; Esemplare monumento dell’insipienza e dell’ arretratezza culturale-assistenziale-familiaristica-, della Classe Dirigente Cittadina, va’ semplicemente, e velocemente, messa in liquidazione! Punendo severamente, chi ha commesso e permesso tutto ciò. Superato il lutto, l’emozione e lo sgomento, bisognerà pensare al quartiere tutto, a quella bagnoli che aspetta da decenni di rivedere e rivivere il mare, i luoghi tutti fino a Fuorigrotta; ripartendo da quella bonifica mai iniziata dal cuore pulsante del parco a verde, al parco dello sport “usato per intombare i veleni e chi sa cos’altro” che ad oggi cade a pezzi nell’indifferenza ed abbandono come il resto delle opere fin qua realizzate.
Ricominciare da zero, ripartendo in primis dall’impegno preso da parte dell’attuale sindaco e della giunta tutta di realizzare quanto richiesto e sottoscritto da 14000 cittadini, con la delibera popolare promossa dal Comitato, “una spiaggia per tutti” approvata il 25 settembre scorso dal Consiglio Comunale
Chiediamo fermamente, che il destino, di questo pezzo considerevole di città venga, “a mezzo della reale partecipazione Cittadina”, riprogettato totalmente, partendo da ciò che fu sancito, nella base del piano comunale a firma dell’Architetto Vezio De Lucia, e rigorosamente senza alcuna vendita di suoli!
Errare umanum est, perseverare e’ diabolico!

Giuseppe Cistoforoni
MoVimento Cinque Stelle Napoli

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apr
22
2013
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50 verità su Hugo Chávez e la Rivoluzione Bolivariana

Scritto da in: Blog,Denunce

Salim Lamrani*

Opera Mundi

Il Presidente Hugo Chávez, scomparso il 5 marzo 2013 a causa di un cancro, a 58 anni, ha segnato per sempre la storia del Venezuela e dell’America Latina.

1. Mai nella storia dell’America Latina un leader politico aveva raggiunto una legittimità democratica così incontestabile. Dal suo arrivo al potere, nel 1999, ci sono state 16 elezioni in Venezuela. Hugo Chávez ne ha vinte 15, fra cui l’ultima il 7 ottobre 2012. Ha sempre sconfitto i suoi rivali con uno scarto fra i 10 e i 20 punti.

2. Tutti gli organismi internazionali, dall’Unione Europea fino all’Organizzazione degli Stati Americani, passando per l’Unione delle Nazioni Sudamericane e il Centro Carter, si sono dimostrate unanimi nel riconoscere la trasparenza degli scrutini.

3. James Carter, ex presidente degli Stati Uniti, ha perfino dichiarato che il sistema elettorale del Venezuela era «il migliore al mondo».

4. L’universalizzazione dell’accesso all’istruzione instaurata nel 1998 ha avuto risultati eccezionali. Circa un milione e mezzo di venezuelani ha imparato a leggere e scrivere grazie alla campagna di alfabetizzazione denominata Missione Robinson I.

5. Nel dicembre del 2005, l’UNESCO ha dichiarato sradicato l’analfabetismo in Venezuela.

6. Il numero di bambini scolarizzati è passato da 6 milioni nel 1998 a 13 milioni nel 2011, e il tasso di scolarizzazione è adesso del 93,2%.

7. La Missione Robinson II è stata lanciata per portare la popolazione nel suo insieme al raggiungimento del livello di istruzione secondario. Così il tasso di scolarizzazione nella scuola secondaria è passato dal 53,6% nel 200 al 73,3% nel 2011.

8. Le missioni Ribas e Sucre hanno permesso a decine di migliaia di giovani adulti di intraprendere studi universitari. Così il numero di studenti è passato da 895.000 nel 2000 a 2,3 milioni nel 2011, con la creazione di nuove università.

9. Per quanto riguarda la sanità, si è creato il Sistema Pubblico Nazionale (Sistema Público Nacional de Salud) per garantire l’accesso gratuito alle cure mediche a tutti i venezuelani. Fra il 2005 e il 2012 sono stati creati 7.873 presidi medici in Venezuela.

10. Il numero di medici è passato da 20 per 100.000 abitanti nel 1999 a 80 per 100.000 abitanti nel 2010, ovvero un aumento del 400%.

11. La Missione Barrio Adentro I ha permesso di realizzare 534 milioni di consultazioni mediche. Circa 17 milioni di persone hanno potuto essere visitate, mentre nel 1998 meno di 3 milioni di vite avevano accesso regolare alla sanità. Sono state salvate 1,7 milioni di vite fra il 2003 e il 2011.

12. Il tasso di mortalità infantile è passato dal 19,1 per mille nel 1999 al 10 per mille nel 2012, ovvero una riduzione del 49%.

13. L’aspettativa di vita è passata da 72,2 anni nel 1999 a 74,3 anni nel 2011.

14. Grazie all’Operación Milagro, lanciata nel 2004, 1,5 milioni di venezuelani affetti da cataratte o altre patologie oculari hanno recuperato la vista.

15. Dal 1999 al 2011 il tasso di povertà è passato dal 42,8% al 26,5%, il tasso di povertà estrema dal 16,6% nel 1999 al 7% nel 2011.

16. Nella classifica dell’Indice di Sviluppo Umano del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Venezuela è passato dall’ottantatreesimo posto nell’anno 2000 (0,656) al settantatreesimo posto nel 2011 (0,735), ed è entrato nella categoria delle nazioni con un indice di sviluppo umano elevato.

17. Il coefficiente GINI, che permette di calcolare la disuguaglianza in un paese, è passato dallo 0,46 nel 1999 allo 0,39 nel 2011.

18. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Venezuela mostra il coefficiente GINI più basso dell’America Latina, essendo il paese della regione dove c’è meno disuguaglianza.

19. Il tasso di denutrizione infantile si è ridotto del 40% dal 1999.

20. Nel 1999, l’82% della popolazione aveva accesso all’acqua potabile. Ora è il 95%.

21. Durante la presidenza di Chávez, la spesa sociale è aumentata del 60,6%.

22. Prima del 1999, solo 387.000 anziani ricevevano una pensione. Ora sono 2,1 milioni.

23. Dal 1999 si sono costruiti 700.000 alloggi in Venezuela.

24. Dal 1999, il governo ha consegnato più di un milione di ettari di terra ai popoli aborigeni del paese.

25. La riforma agraria ha permesso a decine di migliaia di agricoltori di essere padroni della propria terra. In totale, si sono distribuiti più di tre milioni di ettari.

26. Nel 1999, il Venezuela produceva il 51% degli alimenti che consumava. Nel 2012 la produzione è del 71%, mentre il consumo di alimenti è aumentato dell’81% dal 1999. Se il consumo del 2012 fosse simile a quello del 1999, il Venezuela produrrebbe il 140% degli alimenti consumati a livello nazionale.

27. Dal 1999, le calorie consumate dai venezuelani sono aumentate del 50% grazie alla Misión Alimentación, che ha creato una catena di distribuzione di 22.000 magazzini alimentari (MERCAL, Casas de Alimentación, Red PDVAL), in cui i prodotti sono sovvenzionati fino al 30%. Il consumo di carne è aumentato del 75% dal 1999.

28. Cinque milioni di bambini ricevono adesso alimentazione gratuita attraverso il Programa de Alimentación Escolar. Erano 250.000 nel 1999.

29. Il tasso di denutrizione è passato dal 21% nel 1998 a meno del 3% nel 2012.

30. Secondo la FAO, il Venezuela è il paese dell’America Latina e dei Caraibi che più ha avanzato nella lotta per eliminare la fame.

31. La nazionalizzazione dell’ente petrolifero PDVSA nel 2003 ha permesso al Venezuela di recuperare la propria sovranità energetica.

32. La nazionalizzazione del settore dell’elettricità e delle telecomunicazioni (CANTV e Electricidad de Caracas) ha permesso di porre fine a situazioni di monopolio e di universalizzare l’accesso a questi servizi.

33. Dal 1999 sono state create più di 50.000 cooperative in tutti i settori dell’economia.

34. Il tasso di disoccupazione è passato dal 15,2% nel 1998 al 6,4% nel 2012, con la creazione di oltre 4 milioni di posti di lavoro.

35. Il salario minimo è passato da 100 bolívares (16 dollari) nel 1998 a 247,52 bolívares (330 dollari) nel 2012, ovvero un aumento di oltre il 2.000%. Si tratta del salario minimo più alto dell’America Latina.

36. Nel 1999, il 65% della popolazione attiva percepiva il salario minimo. Nel 2012 solo il 21,1% dei lavoratori si trovano a questo livello salariale.

37. Gli adulti che non hanno mai lavorato dispongono di un reddito di protezione equivalente al 60% del salario minimo.

38. Le donne sole, così come le persone portatrici di handicap, ricevono un aiuto equivalente all’80% del salario minimo.

39. L’orario di lavoro è stato ridotto a 6 ore al giorno e a 36 ore settimanali, senza diminuzione salariale.

40. Il debito pubblico è passato dal 45% del PIL nel 1998 al 20% nel 2011. Il Venezuela si è ritirato dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, rimborsando con anticipo tutti i suoi debiti.

41. Nel 2012 il tasso di crescita del Venezuela è stato del 5,5%, uno dei più elevati del mondo.

42. Il PIL pro capite è passato da 4.100 dollari nel 1999 a 10.810 dollari nel 2011.

43. Secondo il rapporto annuale World Happiness del 2012, il Venezuela è il secondo paese più felice dell’America Latina, dietro il Costa Rica, e il diciannovesimo a livello mondiale, davanti a Germania e Spagna.

44. Il Venezuela offre un appoggio diretto al continente americano più importante di quello fornito dagli Stati Uniti. Nel 2007 Chávez ha destinato più di 8.800 milioni di dollari a donazioni, finanziamenti e aiuti energetici, a fronte dei soli 3.000 milioni dell’amministrazione Bush.

45. Per la prima volta nella sua storia, il Venezuela dispone dei suoi satelliti (Bolívar e Miranda) ed ha ora la sovranità nel campo della tecnologia spaziale. Internet e le telecomunicazioni coprono tutto il territorio.

46. La creazione di Petrocaribe nel 2005 permette a 18 paesi dell’America Latina e dei Caraibi, ovvero 90 milioni di persone, di acquistare petrolio sovvenzionato fra il 40% e il 60%, e di assicurarsi il proprio fabbisogno energetico.

47. Il Venezuela porta aiuto anche alle comunità svantaggiate degli Stati Uniti, fornendo loro combustibile a tariffe agevolate.

48. La creazione della Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA) nel 2004 fra Cuba e Venezuela ha posto le basi di un’alleanza di integrazione basata sulla cooperazione e la reciprocità, che raggruppa 8 paesi membri, e che pone l’essere umano al centro del progetto di società, con l’obiettivo di lottare contro la povertà e l’esclusione sociale.

49. Hugo Chávez è stato l’artefice della creazione nel 2011 della Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (CELAC), che raggruppa per la prima volta le 33 nazioni della regione, che così si emancipano dalla tutela di Stati Uniti e Canada.

50. Hugo Chávez ha svolto un ruolo chiave nel processo di pace in Colombia. Secondo il presidente Juan Manuel Santos, «se stiamo avanzando in un progetto solido di pace, con progressi chiari e concreti, progressi mai raggiunti prima con le FARC, è anche grazie alla dedizione e all’impegno di Chávez e del governo del Venezuela».

*Dottore in Studi Iberici e Latinoamericani dell’Università Paris IV-Sorbone, Salim Lamrani è un cattedratico dell’Universidad del Reunión e giornalista, specializzato in rapporti fra Cuba e Stati Uniti. Il suo ultimo libro si intitola Etat de siège. Les sanctios économiques des Etats-Inis contre Cuba, Parigi, Ediciones Estrella, 2011, con prologo di Wayne S. Smith e prefazione di Paul Estrade.

[traduzione dal castigliano per ALBAinFormazione di Pier Paolo Palermo]

Contatti: lamranisalim@yahoo.fr ; Salim.Lamrani@univ-reunion.fr
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/SalimLamraniOfficiel

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apr
12
2013
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Il MUOS di Niscemi, un’arma ambientale

Scritto da in: Blog,Denunce
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di Antonio Mazzeo

 

A Niscemi (Sicilia), all’interno di una riserva naturale (area SIC), sono in corso i lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare degli Stati Uniti d’America.

Il MUOS dovrà assicurare il collegamento della rete militare Usa (centri di comando, controllo e logistici, le migliaia di utenti mobili come cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, aerei senza pilota, ecc.), decuplicando la velocità e la quantità delle informazioni trasmesse nell’unità di tempo e rendendo sempre più automatizzati e disumanizzati i conflitti del XXI secolo. Con la conseguenza di accrescere sempre più il rischio di guerra (convenzionale, batteriologica, chimica e/o nucleare) anche per un mero errore di elaborazione da parte dei computer.

Il terminale MUOS di Niscemi sarà costituito da tre grandi antenne paraboliche del diametro di 18,4 metri per le trasmissioni verso i satelliti geostazionari con frequenze che raggiungeranno i 31 GHz e da due trasmettitori di 149 metri d’altezza per il posizionamento geografico con frequenze tra i 240 e i 315 MHz. Un mixer di onde elettromagnetiche che penetreranno la ionosfera con potenziali effetti devastanti per l’ambiente e la salute dell’uomo.Originariamente il progetto era stato previsto per Sigonella, la principale stazione aeronavale della Marina militare Usa nel Mediterraneo alle porte di Catania. Poi fu deciso di dirottare l’impianto una settantina di chilometri più a sud, nella stazione utilizzata dal oltre vent’anni dal Pentagono per le comunicazioni con i sottomarini atomici in navigazione negli oceani. A determinare il cambio di destinazione le risultanze di uno studio sull’impatto delle onde elettromagnetiche generate dal MUOS che accertò l’alto rischio che le emissioni potessero avviare la detonazione degli ordigni ospitati a Sigonella. Ovviamente senza tenere assolutamente in considerazione gli effetti del sistema sulla salute e la sicurezza delle popolazioni che abitano nei pressi della base di Niscemi.

A denunciare l’insostenibilità ambientale del MUOS e le “gravi carenze” degli studi effettuati dagli statunitensi ci ha pensato nel novembre 2011 il Politecnico di Torino, attraverso un report dei professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu. Con la realizzazione delle nuove antenne si verificherà un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche volt per metro rispetto al livello esistente”, scrivono i due ricercatori. “C’è poi il rischio di effetti acuti legati all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole MUOS in seguito a malfunzionamento o a un errore di puntamento. I danni alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km saranno gravi e permanenti, con conseguente necrosi dei tessuti.

Le onde elettromagnetiche avranno pesantissimi effetti pure sul traffico aereo nei cieli siciliani e in particolare sull’aeroporto di Comiso, prossimo all’apertura. Il fascio di microonde del MUOS è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente, spiegano Zucchetti e Coraddu. Gli incidenti provocati dall’irraggiamento di aeromobili distanti anche decine di Km. sono eventualità tutt’altro che remote e trascurabili ed è incomprensibile come non siano state prese in considerazione dagli studi progettuali. I rischi d’interferenza investono potenzialmente tutto il traffico aereo della zona circostante il MUOS. Nel raggio di 70 Km si trovano ben tre scali aerei: Comiso, a poco più di 19 Km dalla stazione di Niscemi, e gli aeroporti militare di Sigonella e civile di Fontanarossa (Catania), che si trovano rispettivamente a 52 Km e a 67 Km. Sigonella, tra l’altro, è oggetto delle spericolate operazioni di atterraggio e decollo dei droni a disposizione delle forze armate Usa e Nato.

Nonostante i rilievi del Politecnico e in aperta violazione delle norme di attuazione del Piano territoriale paesistico della riserva naturale “Sughereta” di Niscemi entro cui ricade la base statunitense, l’1 giugno 2011 la Regione siciliana ha autorizzato l’avvio dei lavori del MUOS. I cantieri hanno generato sbancamenti di colline e sradicamenti della macchia mediterranea, sfregiando irrimediabilmente un’ampia area classificata come zona A cioè inedificabileL’entità delle trasformazioni in atto denotano una gravissima manomissione dell’ambiente con l’aggravante di esplicarsi a danno di un’area protetta di interesse internazionale”, commenta amaramente il responsabile del Centro di educazione e formazione ambientale di Niscemi, Salvatore Zafarana. Ad essere definitivamente compromessi sono alcuni lotti boscati di limitate estensioni ma di indiscusso pregio naturalistico e paesaggistico.

Sui crimini ambientali commessi ai danni della riserva, la Procura di Caltagirone ha aperto un’inchiesta e, il 6 ottobre 2012, ha pure ordinato il sequestro dei cantieri del MUOS. Dopo il ricorso dell’avvocatura dello Stato, il Tribunale di Catania ha però annullato il provvedimento ordinando il dissequestro degli impianti. D’allora diverse centinaia di cittadini di Niscemi e di tutta la Sicilia hanno intrapreso una campagna di azioni non violente finalizzate a bloccare il transito dei mezzi che operano all’interno della base, in particolar modo i camion gru chiamati ad innalzare le tre maxi-antenne satellitari. In più occasioni le risposte delle autorità di pubblica sicurezza sono state durissime: i manifestanti sono stati caricati, manganellati, spintonati, strattonati e denunciati per svariati reati.

Il MUOS, l’HAARP e le guerre climatiche

Nel Movimento No MUOS si avverte il timore che il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa possa essere in qualche modo legato all’HAARP (High Frequency Active Auroral Research Program), il Programma di Ricerca Attiva Aurorale con Alta Frequenza che dal 1994 la US Air Force e la US Navy portano avanti dalla base di Gakona, in Alaska.L’HAARP vede operative centinaia di antenne che trasmettano nella banda bassa, da 2,8 a 7 MegaHerz, e nella banda alta, da 7 fino 10 MegaHerz, capaci di trasmettere onde elettromagnetiche fino a quote di 350Km. Si tratta di unrange delle frequenze di poco inferiore a quelle previste per il MUOS e corrispondente a quello delle 46 antenne della NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) della stazione Usa di Niscemi che da più di vent’anni assicurano le comunicazioni con le unità navali e i sottomarini a capacità e propulsione nucleare in immersione negli oceani.

Ufficialmente Washington affermava che l’HAARP ha la funzione di studiare la ionosfera ed evitare gravi fenomeni atmosferici, ma più di uno studioso ipotizza che i test e le attività della megastazione dell’Alaska servano invece a creare enormi perturbazioni ambientali e climatiche. Il fisico indipendente Corrado Penna, tra i sostenitori dell’ipotesi di utilizzo delle antenne MUOS per fini non dichiarati di modificazione ambientale in sinergia con il sistema HAARP, ha più volte denunciato come queste tecnologie possono servire “a causare terremoti o altri fenomeni come siccità, uragani, inondazioni, ecc., sia indirizzando le emissioni sul nucleo della terra (influendo così sul magnetismo terrestre), sia indirizzandole sulla ionosfera.

Il 5 febbraio 1998, la Commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa del Parlamento europeo sentì il dovere di convocare un’audizione pubblica sull’HAARP a cui NATO e forze armate USA scelsero di non partecipare. I parlamentari Ue riuscirono a sapere che i programmi di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza sono condotti congiuntamente dai militari degli Stati Uniti d’America e dall’Istituto di geofisica dell’Università dell’Alaska di Fairbanks. Progetti analoghi sarebbero condotti pure in Norvegia, probabilmente in Antartide, e nell’ex Unione Sovietica. Attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera dove si trovano enormi campi magnetici protettivi denominati “fasce di Van Allen”, i quali intercettano protoni, elettroni e particelle alfa. L’energia così generata riscalda talune parti della ionosfera provocando buchi e lenti artificiali.

L’HAARP può essere impiegato per molti scopi”, scrive l’on. Maj Britt Theorin, relatrice della proposta di risoluzione (mai adottata) sull’uso potenziale delle risorse di carattere militare per le strategie ambientali della commissione sulla sicurezza del Parlamento europeo (14 gennaio 1999). Manipolando le proprietà elettriche dell’atmosfera si è in grado di porre sotto controllo forze immani. Facendovi ricorso quale arma militare, le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico. Attraverso l’HAARP è possibile convogliare in una zona prestabilita energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale. L’energia può anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe applicare anche contro i missili del nemico…”. Forse per questo, Washington ha perfezionato la tecnologia HAARP nell’ambito dell’Iniziativa di Difesa Strategica (IDS), quella dello Scudo spaziale e delle Guerre stellari.

Il progetto USA consente anche di potenziare le comunicazioni con i sommergibili atomici e di manipolare la situazione meteorologica globale. Ma è possibile anche il contrario, cioè disturbare le comunicazioni”, aggiunge l’europarlamentareManipolando la ionosfera è possibile ostacolare le comunicazioni globali facendo però arrivare a destinazione le proprie. Un’altra applicazione del sistema è quella di scandagliare a raggi X la terra per vari chilometri di profondità, con un’apposita tomografia a effetto penetrante, per esplorare campi di petrolio e di gas, ma anche attrezzature militari sotterranee. Radar in grado di vedere oltre l’orizzonte e di definire gli oggetti a grande distanza sono un’altra delle applicazioni del sistema HAARP.

È certo che a partire dagli anni ‘50 gli Stati Uniti hanno effettuato esplosioni di materiale nucleare nelle fasce di Van Allen per sondare gli effetti ad un’altezza così elevata sulle trasmissioni radio e le operazioni radar in virtù dell’intenso impulso elettromagnetico scatenato dalle deflagrazioni. Gli esperimenti hanno creato nuove fasce di radiazione magnetica comprendenti quasi tutta la terra. Gli elettroni correvano lungo linee di campo magnetiche creando un’aurora boreale artificiale sopra il Polo Nord”, aggiunge Maj Britt Theorin. Con questi test militari si rischia seriamente di danneggiare per molto tempo la fascia di Van Allen. Secondo gli scienziati americani ci vorranno probabilmente molte centinaia di anni prima che essa si stabilizzi nella sua posizione normale. L’HAARP può anche influenzare tutto l’ecosistema, soprattutto nella sensibile area antartica. Inoltre le potenti onde radio possono causare buchi ionosferici, pregiudicando il sistema che ci protegge dalle radiazioni provenienti dal cosmo.

Proprio a causa dell’implementazione del sistema HAARP come arma per manipolare l’ambiente, la Commissione presieduta da Maj Britt Theorin ha chiesto inutilmente la sospensione di tutte le attività sperimentali e che le conseguenze giuridiche, ecologiche ed etiche fossero analizzate da un organismo internazionale indipendente. “Tutta una serie di atti normativi internazionali (Convenzione sul divieto dell’utilizzo a scopi militari o ad altri scopi ostili delle tecniche di modificazione dell’ambienteThe Antarctic TreatyTrattato recante principî per il comportamento degli Stati nell’esplorazione dello spazio esternoe la Convenzione dell’ONU sulle leggi del mare) fanno risultare l’HAARP assai dubbio non soltanto dal punto di vista umano e politico, ma anche da quello giuridico”, concludeva l’europarlamentare.

In un suo recente saggio sulle guerre climatiche (“Owning the weather”, Limes, ), il generale Fabio Mini, già comandante delle forze NATO in Kosovo, rileva come da ormai diversi anni la ricerca militare si sia rivolta sia alle bassissime frequenze (ELF) sia a quelle alte. “In entrambi i casi lo scopo è quello d’interferire con la ionosfera in modo da aumentare o diminuire fino alla soppressione le capacità di trasmissione di segnali radiomagnetici”, scrive il militare. “Le e missioni dei trasmettitori HAARP che avvengono quasi regolarmente in quattro periodi dell’anno sono in grado di inviare nella ionosfera raggi di potenza superiore al gigawatt. Gli scienziati che si occupano del programma negano che la loro attività abbia una qualsiasi valenza militare o che interferisca con l’ambiente naturale. Tuttavia, il termine auroral che fa parte del suo acronimo si riferisce al fenomeno delle aurore boreali che si determinano nella zona di confine tra ionosfera e atmosfera quando emissioni ad altissima energia provenienti dal sole  vengono convogliate dal  magnetismo terrestre verso i poli e vanno a collidere  con le particelle più rarefatte dell’atmosfera. HAARP nega che le sue emissioni siano in brado di produrre artificialmente questo fenomeno, anche se le emissioni sono dirette esattamente verso la stessa zona e hanno caratteristiche molto simili a quelle ad alta energia provenienti dal sole”.

Il generale Mini ricorda poi come gli esperimenti militari per alterare la ionosfera risalgano perlomeno alla seconda metà degli anni ’50 del secolo scorso. Nel 1958 le forze armate Usa fecero esplodere  tre ordigni atomici a a fissione nella parte inferiore della fascia di Van Allen e due ordigni a fusione nella parte alta dell’atmosfera, alterando l’equilibrio della ionosfera. tali esperimenti continuarono fino al 1962, quando le dirompenti poteste della comunità scientifica internazionale costrinsero Washington a sospenderli. Nello stesso periodo iniziarono però le sperimentazioni nucleari sovietiche nella ionosfera e nelle fasce di Van Allen. “Oggi sono proprio i radar meteorologici ad individuare – spesso in corrispondenza di aree colpite da gravi fenomeni atmosferici – le segnature circolari tipiche delle onde elettromagnetiche ad alta frequenza come quelle generate dalle emittenti di onde longitudinali, onde scalari, silent sound e di quelle delle trasmittenti HARP”, conclude Fabio Mini.

Per l’economista Michel Chossudovsky, l’HAARP è un vera e propria arma di distruzione di massa. Oltre ad interferire sulle comunicazioni radio ad alta frequenza, televisive e radar, le sue antenne possono influenzare i circuiti elettrodinamici delle aurore, consistenti in una corrente naturale di elettricità che varia da 100 mila ad 1 milione di megawatt. In questo modo è possibile utilizzare il vento solare per danneggiare i satelliti e le apparecchiature installate sui sistemi missilistici dei paesi nemici. Anche in questo caso il programma di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza s’incrocia con le attività dell’NRTF di Niscemi. Alcuni dei trasmettitori della stazione dell’US Navy di contrada Ulmo operano in VLF (Very Low Frequency), con bande di frequenze comprese tra i 3 kHz – 30 kHz, all’interno del sistema planetario di “Sorveglianza dell’attività solare” e per il monitoraggio delle cosiddette SID – Sudden Ionospheric Disturbances, i disturbi delle comunicazioni radio originati nella ionosfera dalle attività eruttive del sole. Nella lista dei trasmettitori in VLF utilizzabili per il monitoraggio SID, predisposta dalle forze armate statunitensi, oltre alla stazione di Niscemi, compare anche quella dell’isola di Tavolara in Sardegna.

 

Relazione presentata alla Conferenza Beyond Theories of Weather Modification – Civil Society versus Geoengineering, European Parliament, Bruxelles 9 aprile 2013.

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mar
29
2013
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90 TESTATE ATOMICHE A GHEDI E AVIANO. IL SILENZIO ASSORDANTE DELL’ACCORDO USA-ITALIA

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90 testate atomiche a Ghedi e Aviano. Il silenzio assordante dell'accordo USA-Italia

 

FABRIZIO DI ERNESTO IL 28 MARZO 2013 POSTED IN MONDOITALIAPOLITICA,TECNOLOGIAGHEDI

 

LE BOMBE NELLE BASI USA DI GHEDI TORRE (BRESCIA) E AVIANO (PORDENONE). SILENZIO ASSOLUTO SUGLI ARSENALI. UN ACCORDO AMERICANO COPRE TUTTO.

Per ben due volte nell’arco degli ultimi 15 anni milioni di italiani si sono recati alle urne per dire no alla possibilità, per il nostro Paese, di sviluppare e produrre energia nucleare per scopi civili.
Questi stessi italiani però, forse, non sanno che possediamo un verso e proprio arsenale nucleare.

La cosa appare assurda e paradossale considerando che nel 1975 Roma ha sottoscritto il Trattato di non proliferazione nucleare, eppure sul nostro suolo si trovano poco meno di un centinaio di testate atomiche. Per l’esattezza sono 90 le bombe di questo tipo stipate, poco più della metà di queste ovvero 50, nella base Usa di Aviano nei pressi di Pordenone, mentre le restanti si trovano custodite nella base statunitense di Ghedi Torre nel bresciano.
Tecnicamente parlando si tratta di armi tattiche, di potenza e gittata minore rispetto a quelle strategiche quindi, denominate B61; queste sono bombe gravitazionali che per essere utilizzate devono essere lanciate da aerei appositi, o almeno compatibili, attualmente potrebbero essere lanciate solo dagli F16 o dai Tornado; hanno una potenza che varia, a secondo del tipo e della grandezza essendone state costruite almeno tre diversi tipi, da 0,3 a 170 chilotoni che se utilizzate genererebbero una distruzione 900 volte superiore a quella prodotta su Nagasaki o Hiroshima.

Un altro articolo selezionato per il progetto “Merito mio”
Nelle basi per 3 anni
A breve, all’incirca nel 2016, queste testate lasceranno l’Italia, o meglio lasceranno il posto a nuove bombe, più maneggevoli e moderne; in modo molto lento infatti sarà avviato lo smantellamento di questi ordigni e la sostituzione con le nuove testate nucleari, realizzate secondo gli ultimi progetti approvati dal Pentagono, che però non saranno pronte prima del 2019.
Nello specifico questi nuovi ordigni avranno una maggiore precisione e ridurranno il fallout radioattivo conseguente all’esplosione, mentre la carica nucleare verrà riutilizzata, con una potenza massima nell’ordine dei 50 chilotoni.
Nel frattempo inoltre inizieranno gli addestramenti di nuove truppe specializzate capaci di utilizzare questi ordigni, in Italia hanno queste facoltà solamente i militari statunitensi di stanza a Ghedi o Aviano, mentre ai nostri soldati non è concesso l’uso di questi mezzi, anche se la clausola della “doppia chiave” contenuta in alcuni documenti tra le parti prevede la possibilità che queste bombe siano utilizzate anche dalle nostre forze armate, ma solo dopo che gli Usa ne abbiano deciso l’impiego.

Omertà Ovviamente i politici italiani non hanno mai ammesso o confermato la presenza di queste bombe nel BelPaese ma sono stati gli stessi Usa a confermarla in più di una occasione.
Già l’11 luglio 1986, pur nel silenzio generale, alcune agenzie di stampa ribatterono una notizia apparsa sul Washington post in cui si riferiva che il Pentagono aveva appena annunciato il Piano WS3 il quale prevedeva che in 25 diverse basi americane sparse per il mondo, tra cui quelle italiane di Ghedi, Aviano e Rimini, sarebbero stati dislocati bombardieri atomici ed ordigni nucleari non più sotto gli hangar dei bombardieri, bensì all’interno di speciali rifugi.
Una nuova conferma arrivò nel 2005 quando la declassificazione di un rapporto statunitense sulle armi nucleari americane in Europa accertò la presenza nel vecchio continente di circa 400 testate nucleari, 90 delle quali custodite in Italia.
Altra conferma importante quelle giunta alcuni anni fa da parte Robert Norris, uno studioso del Natural resources defense council di Washington, che dopo aver esaminato alcuni documenti ufficiali del Pentagono confermò la presenza di queste bombe in Italia, quantificandole però in una trentina, la maggior parte delle quali custodite ad Aviano.
Inquietante però quanto aggiunto subito dopo dal ricercatore.
Questi infatti disse che quasi tutta la parte riguardante il nostro Paese era stata cancellata; lui e i suoi colleghi avrebbero ricostruito gli “omissis” del documento principale utilizzando altre fonti e analizzando nel minimo dettaglio tutte le tabelle allegate al foglio più importante.

Accordo Italia-Usa

Ma quando, come e perché queste armi sono arrivate in Italia?
I primi ordigni giunsero nel 1957 anche se già dalla fine dell’anno precedente i militari statunitensi di stanza nello Stivale erano equipaggiati con missili Corporal e Honest John su cui vennero montate testate nucleari tattiche da impiegare, in caso di attacco sovietico, contro i carri dell’Armata rossa.
Negli anni ’60 e ’70 vennero dispiegati altri tipi di missili, mortai da otto pollici per il lancio di ordigni nucleari, e bombe atomiche di profondità destinate agli aerei della base di Sigonella per la caccia di sottomarini sovietici nel Mediterraneo.
Successivamente sono arrivate le bombe attualmente stipate tra Ghedi e Aviano.
Gli Usa hanno portato in Italia questo tipo di armamenti grazie all’accordo bilaterale denominato Stone Ax; una prima versione di questo fu siglato negli anni ’50; successivamente tra il 2003 ed il 2004 ne dovrebbe essere stata sottoscritta una nuova versione, figlia del clima post 11 settembre, che tra le principali innovazioni prevedrebbe periodiche revisioni e conseguenti aggiornamenti. Per quanto riguarda l’accordo tra Italia ed Usa purtroppo il condizionale è d’obbligo visto che nessun patto in tal senso è mai stato sottoposto a voto parlamentare e che le uniche informazioni che si hanno le dobbiamo ad alcuni ricercatori statunitensi, come ad esempio William Arkin, un ex analista d’intelligence per l’esercito americano, che hanno diffuso tramite libri e ricerche le informazioni in loro possesso.

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mar
28
2013
1

Appello per La Città del Sole – Napoli

Riceviamo da centroculturale@lacittadelsole.net e diffondiamo

devastazione città del sole
In 24 ore raggiunte le prime 100 adesioni
Grazie!

Chiediamo a chi – cittadino o organismo – condivide questa battaglia di civiltà di far circolare e di sottoscrivere questo appello con breve messaggio di risposta

APPELLO

PER “LA CITTÀ DEL SOLE”

IN DIFESA DELLA BIBLIOTECA “CONCETTO MARCHESI”

E DELL’ARCHIVIO STORICO DEL MOVIMENTO OPERAIO

Il Centro Culturale “La Città del Sole” – ispirato alla magnifica utopia di Tommaso Campanella –, la sua biblioteca – intitolata a Concetto Marchesi – e i documenti dell’Archivio Storico del Movimento Operaio sono in grave pericolo. Già da un anno l’edificio monumentale dell’ex Asilo Filangieri – in cui è la loro sede – non aveva più alcun servizio di custodia né di sicurezza. In conseguenza di quest’abbandono, dal mese di ottobre scorso ignoti sono ripetutamente penetrati nell’edificio ed hanno avviato addirittura un ciclo di effrazioni e di furti ai danni sia del “Forum Universale delle Culture – Napoli 2013” (che sono ancora al terzo piano dell’edificio), sia del Centro Culturale, della Biblioteca e dell’Archivio al piano terra.

Per ben sei volte gli intrusi hanno asportato computers, apparecchiature tecniche, strumentazioni e anche supporti digitali contenenti le banche dati, tra cui il catalogo della Biblioteca, l’inventario dell’Archivio, copie digitali di libri e documenti, materiali audiovisivi di repertorio.

Successivamente, dopo aver sottratto tutto ciò che potevano, per altre sette volte, i criminali si sono accaniti contro la sede del Centro sfondandone le porte di accesso e devastandola, sottraendo, danneggiando o distruggendo alcuni importanti libri e documenti. L’ultima – la tredicesima! – hanno distrutto completamente una di queste porte rendendo del tutto impossibile preservare i fondi librari e archivistici che da allora sono completamente esposti al saccheggio e alla vandalizzazione.

Non è possibile che la Città di Vico e Filangieri debba subire e consentire questi livelli di imbarbarimento.

Per anni – senza il benché minimo finanziamento pubblico – decine e decine di operatori e organismi sociali e culturali hanno liberamente utilizzato il Centro, la Biblioteca e l’Archivio per le proprie attività; centinaia di iniziative di grande rilevanza sociale e culturale e percorsi formativi sono stati realizzati; ad esse hanno partecipato migliaia di cittadini – soprattutto giovani, residenti e immigrati – che hanno fruito di quello spazio di libertà come uno straordinario laboratorio culturale e sociale di crescita civile, solidale e condivisa.

In attesa che la Magistratura accerti le responsabilità e persegua i criminali, chiediamo che il Comune di Napoli – proprietario dell’immobile – ripristini immediatamente il servizio di custodia e le misure di sicurezza che aveva sospeso o eliminato un anno fa.

Confidiamo che il Sindaco e la Giunta comunale non siano sordi a questo appello e vogliano porre fine alla stessa barbarie che ha colpito in modo altrettanto criminale Città della Scienza e che ogni giorno – in modi diversi, complice l’indifferenza dei bruti e senza enfasi mediatica – vanifica ogni sforzo generoso e attacca il patrimonio e il tessuto culturale di questa città, uniche risorse reali per una sua effettiva rinascita.

Le prime cento adesioni (nell’ordine in cui sono pervenute)

Alexander Höbel (Coordinatore del Comitato Scientifico “Marx XXI°”), Antonio Mancini (Presidente Associazione Sergio Piro) , Stefania Zuliani (Università di Salerno) , Elsa Verlicchi, Gianni Fresu (Cagliari), Angelo D’Orsi (Università Torino), Cittadini contro l’amianto, Maria Luisa Venturin, Francesca Chiarotto (Università di Torino), Historia Magistra (Rivista di storia critica), Massimo Raffaeli  (Critico letterario), Maria De Luzenberger, Massimiliana Piro, Alfonso Geraci (Lavoratore dell’editoria – Palermo), Andrea Martocchia (consulente tecnico-scientifico e saggista, Bologna), Massimo Marassi (Università Cattolica di Milano), Simona Bassano di Tufillo, Mimesis Edizioni, Pierre Dalla Vigna (Mimesis Edizioni), Antonio Pisa (Segretario Circolo P.R.C. San Cesareo, Roma), G.A.MA.DI. (Roma), Antonino Infranca, Ciro Tarantino (Università della Calabria), Iaccarino Domenico, Ernesto Rascato (Libreria Quarto Stato), Antonella Avolio  (Centro di Documentazione “Le radici e le Ali” di Aversa), Francesco Guerra, Stefano G. Azzarà (Università di Urbino), Armando Mascolo (Ricercatore Ispf del CNR), Mario Figoni, Pietro Basso (Università Ca’ Foscari di Venezia), Staff Master sull’immigrazione  (Università Ca’ Foscari di Venezia), Pierpaolo Gallucci (Architetto), Ong CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud, Raffaella Cirillo, Gianmarco Pisa, Stefano Macioci, Francesco Barra, Stefania Verrecchia, Claudia Villani (Università di Bari “Aldo Moro”), Osvaldo Coggiola (Università di San Paolo, Brasile), Enrico De Notaris (Università di Napoli “Federico II”), Maurizio Donato (Università di Teramo), Paola Slaviero (Roma), Associazione Cinema e Diritti , Maurizio Del Bufalo, Festival del Cinema dei Diritti Umani, Comitato di lotta per la salute mentale, Piattaforma Comunista, Teoria & Prassi (Rivista), Gigi Bettoli (SISSCO (Soc. Ital. per lo Studio della Storia Contemporanea), Emilio Hidalgo-Serna (Università di Göttingen, Gerrmania), Alessandra Borgia, Carlo Cerciello (Teatro Elicantropo), Igor Papaleo (Segretario P.CARC Sezione Napoli Centro), Nico Perrone (Università di Bari), Giuseppe Vitiello (Università di Salerno), Lidia Menapace (Comitato Nazionale ANPI, ex partigiana e senatrice), Franco Zaccaria, Livia Cotrim (Centro Universitário Fundação Santo André), Fabio De Leonardis (San Pietroburgo, Leningrado), Operatori di Pace – Campania, Angel Valentinov Angelov (Institute for Literature, Bulgarian Academy of Sciences), Cesare Di Transo, Associazione La Villetta per Cuba, Roma, Slobodanka Ciric, Bianca Capece, Susanna Angeleri (Arezzo), Scintilla ONLUS, Marcos Del Roio (UNESP-FFC. Istituto Astrojildo Pereira, Brasile), Giovanni Rivera (Doc. ITI “Marie Curie”, Napoli), Gianluca Nesi (Firenze), Francesco Maranta, Aldo Scibona, Renato Caputo (Insegnante, Roma), Enrico Nuzzo (Università di Salerno), Francesco Gargiulo, Ingegneria Senza Frontiere, Stefania Abbate, Danilo Di Giulio, Teresa Maggio, Alessio Palma, Eliana Esposito, Serena Arnold, Luciano Ricci, Italo Nobile, Domenico Losurdo (Università di Urbino), Andrea Catone (condirettore della rivista MarxXXI), Fabio Libretti, Ettore Caruso, Francesco Ravelli, Domenico Nasti, Eliana Esposito, Vincenzo Caporale, Maurizio Brignoli (Docente, Milano), Claudio Lazzaro, Margherita Hack (Astrofisica, Trieste), Iracema A. de Oliveira (R.G 10.849.426-3, São Paulo, Brasil), Eugenio Lucrezi (“Levania” Rivista di Poesia), Dario D’Ari.

Altre adesioni:

Indira Pineda, Francesco Bonifacio, Salvatore Giordano, Michelangelo Severgnini, Franco Specchio, Alessandro Zingone, Alessandro Cardinale, Rossano Fioretti, Circolo Italia-Cuba Parma, Alessandra Kersevan (Kappa Vu Edizioni, Udine), Biagio Borretti, Dario Coppola (Presidente Associazione Culturale Quintiliano, Torino), Massimo Donnarumma, Marino Badiale (Università di Torino), Parsifal Reparato (Anthropologist Filmmaker), Piero Palumbo (ASL Caserta), Gabriele de Martino, Marco Celentano (Università di Cassino), Mario Volpe, Giuseppe Cacciatore (Università di Napoli “Federico II”), Antonio Frattasi, Federazione Napoletana PdCI, Luciano Bronzi (Potenza), Associazione Stalin, Fabrizio Colarossi, Daniele Quatrano, Centro di Documentazione di Pistoia, Sandi Volk (Storico,Trieste), Associazione Politico Culturale Marx XXI*, Mauro Gemma (Torino), Paola Coppola, Livia Colonnese, Maria Garofalo, Alessandro Daino, Maria Volpe, Francesco Musto, Marilisa Belli, Armando Bencivenni, Anna Colonnese, Giuseppe Pezzella, Stefano Matto, Daniele Castaldo, Giuseppe Mondelli, Gennaro Micillo, Massimiliano Tomba (Università di Padova), Pasquale Voza (Università di Bari), Piero Purini (Storico e musicista, Trieste), Luigi Izzo, Cantieri Megaride Soc. Cooperativa a r.l., Napoli, Eugenio Giordano, Fabio Minazzi (Università dell’Insubria), Angelo Abenante (Ex Senatore della Repubblica), APS Garibaldi 101, Domenico Savio (Segretario generale del P.C.I.M-L), Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, Centro Studi e d’Azione del Marxismo-Leninismo, Fabio Marcelli (Ricercatore ISGI-CNR), Giancarlo Staffolani (Circolo B. Brecht, Veneto Orientale), Nicola Lamonica, Giampiero Nicolini (Presidente Associazione Culturale Il Migliore), Le Rimesse (Periodico), Associazione Culturale Il Migliore, Anna Maria Calabrese (Pediatra, PZ), Sergio Cimino, L.E.S.S. Onlus – Centro studi e iniziative di Lotta all’Esclusione Sociale per lo Sviluppo, Marika Visconti, Francesca Pettinati, Giovanni Sarubbi (direttore www.ildialogo.org), Cristina Carpinelli (CESPI), Dario Grossi (Direttore Dipartimento di Psicologia Seconda Università di Napoli), Liliana Calabrese, Raffaella Filipello, Antonio Cozzolino, Associazione Culturale “Accademia San Giovanni”, Sandi Volk (Piedimonte del Calvario, Gorizia), Sezione ANPI-VZPI di Piedimonte del Calvario (Gorizia), Manuela Ausilio (Roma), Aldo Oliveri, Dario Oliveri, Donatello Santarone (Università Roma TRE), Ciro Martone, Associazione Sportiva etnica e culturale Ogum, Michele Franco, Unione Sindacale di Base, Redazione di Contropiano, Silvio Antonini (Presidente Anpi Cp Viterbo), Raphael PEPE (Attac Italia), Stefano Corradino (direttore di “Articolo21”), Giuseppe Giulietti (portavoce di “Articolo21”), Collettivo Metropolitano per l’Alternativa Socialista, Mario Cingoli (Università Milano-Bicocca), Marco Vanzulli, Nadia Bizzarrini, Valentina Ivanova, Enzo De Robertis (Saggista, Bari), Francesco Schettino (Seconda Università di Napoli), Pomilia Mastrocinque, Paola Manzini (Rete Primo Marzo, Modena), Giovanni Di Fronzo, Ciro Emanuele Esposito, Antonello Forestiero, Gessica Onofrio…

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mar
25
2013
1

Progetto Napoli Est. Cosa fare?

Il Movimento VI Municipalità parte dalla premessa che mille problematiche sviliscono il circondario della periferia orientale di Napoli, come del resto accade in tutta la città ed il suo hinterland per la forte caratterizzazione negativa determinata dal precipizio economico, etico, sociale ed ambientale in cui versa l’intera Nazione.

Nella comune convinzione che “i cronici e drammatici problemi non possano essere risolti con farneticanti generiche enunciazioni di principio” , si concorda che “ sia fondamentale l’impegno degli aderenti per affrontare le varie criticità attraverso approfondimenti specifici di appositi gruppi di lavoro con la collaborazione dei tanti esperti-tecnici aderenti al Movimento e la necessaria partecipazione di quanti cittadini volessero dare il proprio contributo razionale e proficuo sulle singole tematiche. Tanto per impiantare progetti fattibili da realizzare sul territorio con il più attento ed oculato utilizzo delle risorse umane ed economiche disponibili. Basta con le spese faraoniche, gli storni, le distrazioni e/o trafugamenti illeciti.

Tra i punti caldi si è stabilito quindi di prendere in esame subito quello relativo al grande PROGETTO NAPOLI EST, gioia e dolore dei Napoletani , gingillo giocattolo della pseudo-politica Comunale e Regionale nostrana, non esente da grintose zampate di quella Nazionale e tentacoli Europei.

I lavori del meetup si dipanano alla luce delle documentazioni di archivio rese disponibili da diversi nostri aderenti, con un sommario richiamo alla complessa problematica delle varie progettazioni lanciate e strutturate dagli anni 90 a tutto oggi sotto l’egida ed il controllo monopolistico della detta variegata Oligarchia Politica, nonché con riferimento all’ultimo vagito emesso il 18 marzo dall’intesa a Palazzo Santa Lucia: l’atto di sottoscrizione del “grande progetto per la riqualificazione urbana dell’Area portuale Napoli Est” da parte del Governatore della Regione Campania On. Stefano Caldoro, dal Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, dal Presidente del Comitato Napoli Est Marilù Faraone Mennella, dal Presidente dell’ Unione Industriale di Napoli, dal Presidente dell’ Associazione Costruttori Edili di Napoli (ACEN) e dalla Finteca Immobiliare.

Gli attivisti della VI Municipalità si sono così vivacemente confrontati sulla complessa tematica.

Scontata la presa d’atto della lentezza e frammentarietà delle iniziative poste in essere dai Gestori e Padrini del complesso “Progetto Napoli Est” che riguarda opere di riqualificazione urbana e produttiva anche con nuove funzioni urbane socio-economiche e culturali.

E’ interessata, com’è noto, la vasta area di Barra, di San Giovanni a Teduccio, di Ponticelli, di parte di Poggioreale, Area Q8 ed ex Raffineria di petrolio (progetto Napoli Orientale), Area ex Manifattura tabacchi, Gianturco, zona industriale ex Mecfond, Porto turistico Vigliena e quant’altro rilevabile dai plano volumetrici presentati dei progetti approvati o in corso di approvazione. Si sono anche analizzati i progetti attualmente in corso e i rischi che potrebbero derivare da programmi attuativi ad alto impatto dovuto alle volumetrie previste.

Tale analisi sottolinea il massivo, sostanzioso stato di inquinamento ambientale, spinto anche in profondità nei suoli in questione, sia per scarichi abusivi, sia per le consistenti infiltrazioni di residuati nocivi derivati dalla produzione di idrocarburi nel dismesso comprensorio della Ex Raffineria, invasivi attraverso la sottostante falda verso il mare.

Hanno partecipato allo studio, quali ospiti graditi, Luigi Grosso e Maria Dolores Peduto, aderenti al Movimento di Napoli, rispettivamente ingegnere-urbanista e architetto, e, pertanto, tecnici qualificati in materie specifiche attinenti i progetti in esame e pertinenti alle progettualità per Napoli Est. Si è acquisita, indubbiamente, consapevolezza della complessa problematica nei vari aspetti sociologici, abitativi, salutari, lavorativi, economici, tenuto conto dello stato di abbandono in cui versano molte aree ex industriali, spesso di grossi insediamenti inquinanti anche del sottosuolo e delle falde acquifere del vecchio Sebeto, oltre la fascia costiera.

Il Movimento 5 Stelle della VI municipalità ha ribadito il proprio impegno partecipativo a ché si determino condizioni di vivibilità ambientale e di soluzione delle varie problematiche, che attanagliano la vita del popolo operoso, attraverso il “rafforzamento dei legami con i cittadini del territorio, anche in simbiosi con comitati cittadini della zona orientale, accomunate nella lotta e resistenza alla crisi che ci ha investito, attraverso elaborazione di progetti utili alla collettività da realizzare con la partecipazione di quanti hanno a cuore il recupero della normalità.

Marco Sacco (ex candidato M5S al Senato) ha dichiarato testualmente: “A Napoli est non ci saranno progetti caduti dall’alto! Il principio di partecipazione popolare è assicurato da principi normativi europei I cittadini possono presentare all’autorità competente osservazioni scritte su tali progetti! Se qualcuno crede di avere già in tasca i soldi delle speculazioni edilizie, si sbaglia! Questi signori dovranno confrontarsi prima con noi cittadini!”

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mar
18
2013
2

Conflitto di interessi all’ombra di Palazzo San Giacomo

COMUNICATO STAMPA

Le notizie di stampa relative alla conduzione dell’assessorato all’Urbanistica del comune di Napoli, guidato da Luigi De Falco, se confermate, configurano un evidente conflitto di interessi per lo stesso assessore De Falco. Nell’articolo apparso sabato 16 marzo su Repubblica Napoli, “De Falco fa licenziare il capo staff”, si fa menzione della nomina a dirigente dei servizi urbanistici del Comune di Napoli di Valeria Santurelli, già legata a De Falco da comuni interessi professionali. Sarebbe stata la stessa Santurelli, mentre era ancora dirigente a palazzo San Giacomo (incarico poi lasciato) ad autorizzare progetti di edifici firmati da De Falco prima di diventare assessore. Certo, si tratta di notizie non nuove, che tuttavia gettano un’ombra sulla dedizione esclusiva di De Falco al bene pubblico, che se non per motivi penali almeno per ragioni di opportunità politica avrebbero dovuto consigliargli di non accettare l’incarico di assessore, e ora di lasciarlo. A ciò si aggiunge la scarsa propensione dell’assessore De Falco al confronto, che pare essere una delle cause dei dissidi che ora portano all’allontanamento del suo capo staff, Riccardo Festa, dall’assessorato. In particolare l’articolo fa menzione delle vicende riguardanti le Vele e la proposta di un nuovo stadio a Ponticelli.

Desta inoltre una certa preoccupazione l’attribuzione di un incarico per la ridefinizione del lungomare affidato a Carmine Piscopo, dell’Università di Napoli, in seguito divenuto il nuovo assessore ai beni comuni del Comune. Inutile sottolineare che la questione del lungomare, soprattutto a seguito della recente riapertura per il crollo della Riviera di Chiaia, debba essere ampiamente dibattuta con i cittadini. E non vorremmo che si ripeta la vecchia storia di incarichi e progetti prima affidati a professionisti e poi approvati sotto l’egida degli stessi professionisti divenuti assessori. I cittadini non hanno più la minima intenzione di stare a guardare.

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mar
13
2013
2

M5S, RIVIERA DI CHIAIA, BENE PREZIOSO DA SALVAGUARDARE AD OGNI COSTO

La riunione alla libreria Treves

COMUNICATO STAMPA

NAPOLI, 13/03/’13 – A seguito dei gravi fatti verificatisi il 4 marzo scorso, quando il crollo di una porzione dello storico Palazzo Guevara di Bovino sulla Riviera di Chiaia ha messo a repentaglio la vita di moltissime persone, provocando una situazione di pesante emergenza a carico di centinaia di nuclei familiari che vivevano nell’area interessata e che ora si ritrovano senza casa, il MoVimento 5 Stelle Napoli valuterà una proposta di interrogazione o di indagine parlamentare da presentare sui lavori della Linea 6 della metropolitana in appalto all’Ansaldo.

Su questo tema si è riunita l’assemblea del Movimento 5 Stelle della I Municipalità (Chiaia, San Ferdinando, Posillipo), presso la libreria Treves di piazza del Plebiscito, in data 12 marzo. Dai numerosi intervenuti, molti dei quali residenti ed alcuni da oltre 10 anni impegnati sui rischi della Linea 6, è emersa anzitutto la richiesta di sospendere i lavori della linea metropolitana fino alla completa chiarezza sulle cause del crollo e alla messa in sicurezza dell’intera zona interessata. In proposito si confida nel lavoro della Magistratura ma si richiede anche l’intervento delle massime autorità tecniche statali, per es. della Protezione Civile, per effettuare un rilievo approfondito del sottosuolo e individuare le misure necessarie alla salvaguardia del prezioso bene comune rappresentato dalla Riviera di Chiaia e vie afferenti per la città di Napoli. Ciò peraltro è stato più volte richiesto da insigni studiosi napoletani, tra cui i professori Riccardo Caniparoli e Franco Ortolani, che hanno più volte evidenziato la fragilità dell’assetto idrogeologico di quest’area della città e il pericolo rappresentato dal tracciato della Linea 6, e ai quali è sempre stato sempre opposto un tenace silenzio.

Sulla base di tali indagini e del responso che i magistrati forniranno, bisognerà riflettere sull’opportunità di continuare o meno i lavori. Fin dal 2010 infatti gli abitanti di Chiaia denunciano danni a case e negozi situati nei pressi dei cantieri della Linea 6. Diversi esercizi commerciali tra via Chiaia e la Riviera sono stati costretti a chiudere i battenti e a trasferirsi perché resi inagibili, ed ora 135 famiglie sono sfollate. Secondo gli interventi in assemblea la soluzione potrà andare da una soppressione definitiva della Linea 6 ad una modifica sostanziale del progetto, caratterizzata da una stazione ogni 400 metri. Se questo servisse, si potrebbe ridurre il numero di stazioni, a cominciare da quella di Arco Mirelli (dove si è verificato il crollo).

Comunque, una scelta pessima e illogica quella della linea 6, sia sul piano economico che sul piano urbanistico, erede della disastrosa gestione della ex LTR. Sono stati sperperati per quest’opera tantissimi soldi pubblici, distrutti reperti archeologici ed è stato alterato gravemente l’equilibrio naturale del sottosuolo. Una situazione che si sarebbe potuta evitare se si fosse optato per la realizzazione di una semplice linea tranviaria in superficie anziché del metrò, e che oggi impone di fare chiarezza su tutto l’iter amministrativo dell’opera, affinché sia chiaro l’esito delle valutazioni dei rischi relativi alla costruzione ma anche quelli relativi all’esercizio futuro della linea (per es. in termini di vibrazioni).

In questo senso il M5S richiede che tutta la documentazione concernente i progetti, gli appalti, le procedure per il rilascio della VIA, ecc., vengano resi pubblici da Regione e Comune sui propri portali informatici e si riserva di usare tutti gli strumenti anche parlamentari a propria disposizione per ottenere un accesso completo agli atti di autorizzazione della Linea 6.

Infine, ma non per importanza, l’assemblea ha espresso piena solidarietà ai nuclei familiari sfollati in tutta l’area interessata dalle lesioni agli edifici, e che oggi sono distribuiti in diversi alberghi della città, con la vita quotidiana sconvolta di cui pagano le maggiori conseguenze soprattutto i bambini. Per queste persone auspichiamo un rapido rientro a casa, dopo che i sopralluoghi tecnici effettuati da esperti indipendenti, a spese delle autorità pubbliche (Comune, Regione) e/o dell’Ansaldo, avranno autorizzato il rientro. Il M5S sta valutando la possibilità di costituire un pool di avvocati napoletani per assistere a titolo gratuito le famiglie interessate.

Per parte sua il Comune di Napoli renda noto al più presto se intenda confermare, come intenda gestire e con quale dispositivo di traffico, la disputa delle gare di Coppa America previste nel prossimo mese di aprile, ricercando con la popolazione di tutta la città ed in particolare con quella residente nella zona del lungomare la massima informazione e condivisione.

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feb
14
2013
4

Come comunicare con le nuove generazioni: la pubblicità ingannevole dell’A2A

COMUNICATO STAMPA

Il Movimento 5 Stelle chiede all’A2A di sospendere l’ipocrita campagna pubblicitaria che ha diffuso nelle scuole e presso i comitati e le associazioni.
Infatti tramite il Progetto Scuola A2A, la società raggiunge gli studenti nelle scuole e propone per tutto l’anno visite guidate agli impianti del Gruppo A2A – termovalorizzatori, centrali idroelettriche, termoelettriche, di cogenerazione, fonti dell’acqua, depuratori e discariche per rifiuti – e alla Casa dell’Energia, un centro permanente di comunicazione dedicato all’energia. Quest’anno addirittura è offerta a tutti gli studenti e agli insegnanti che visiteranno gli impianti del Gruppo l’iscrizione al FAI – Fondo Ambiente Italiano, la fondazione che agisce per la salvaguardia del patrimonio artistico e naturale.
Solo che gli interessi e le attività dell’A2A non hanno nulla a che vedere con la tutela del territorio né con la formazione degli studenti considerando che continua a diffondere ipocritamente fumo negli occhi: i termovalorizzatori sono solo Inceneritori che bruciano, inquinano e non valorizzano alcunché (il rapporto è in perdita) e non a caso l’Europa ha bandito i termine termovalorizzatore perché ingannevole.
Allora, considerando l’importanza che ha la sensibilizzazione e la formazione civica già nelle scuole, viene da pensare a queste scolaresche e a che cittadini A2A vuole che siano un domani, a che cittadini vogliono le istituzioni che coadiuvano progetti di questo tipo e bloccano progetti volti a far conoscere l’importanza e le pratiche per il Riuso totale della materia.

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