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Le manipolazioni del Fondo Monetario Internazionale

Un contributo dal  Venezuela sulla manipolazione dei dati del FMI

di Attilio Folliero e Cecilia Laya, Caracas 26/12/2011 (*)

I media internazionali, tutti al servizio del grande capitale, sono sempre impegnati a screditare i paesi che decidono di ribellarsi allo strapotere USA. È sicuramente il caso del Venezuela, la più grande riserva petrolifera del mondo, da anni al centro degli attacchi di tutti i media internazionali, impegnati costantemente a screditare l’operato del suo governo.

 

Oltre ai media, l’attacco al Venezuela è portato anche da istituzioni ed organismi internazionali, come la SIP (Società Americana della Stampa), la OEA (Organizzazione degli Stati Americani), la Corte di Giustizia della OEA ed il Fondo Monetario Internazionale ed altri; tutti, ovviamente, sanzionano l’operato del governo venezuelano nel rispettivo campo di azione. Ognuna di queste azioni, tutte tendenti a mettere in cattiva luce l’operato del governo venezuelano, può essere facilmente svelata. In questo articolo cerchiamo di smontare l’attacco che sta portando al Venezuela il Fondo Monetario Internazionale, con i suoi dati economici manipolati e tendenti a farlo passare come il paese con un basso tasso di sviluppo per il prossimo quinquenio (vedasi tabella finale), relegandolo addirittura all’ultimissimo posto nella graduatoria dei 184 paesi membri.

 

Il Venezuela, nei decenni passati, come tutti i paesi dell’America Latina, ha sofferto molto le regole dei banchieri usurai del FMI ma da quando al governo è arrivato Hugo Chávez, ha cessato ogni relazione di dipendenza con questa organizzazione internazionale.

 

I governi venezuelani, sul finire degli anni ottanta erano ricorsi ai prestiti del FMI e come tutti i paesi che ricorrono a tale organismo finiscono per essere strangolati ed il popolo letteralmente affamato. La fame fu tanta che il popolo non ebbe altra via che ribellarsi al FMI ed al governo venezuelano di turno; la ribellione, che assunse i connotati di una prima rivolta contro gli usurai del FMI, esplose in tutta la sua virulenza il 27 febbraio del 1989 e passò alla storia come Caracazo. La rivolta fu stroncata nel sangue dalla feroce reazione governativa, che fini per provocare migliaia di morti. Il numero esatto delle vittime della repressione del Caracazo, alla data attuale, non è stato ancora possibile accertare.

 

Il Caracazo fu all’origine dei cambiamenti in atto oggi in Venezuela e dei due tentativi di ribellione militari, il primo dei quali portato avanti dall’attuale presidente Hugo Chávez, nel 1992; il tentativo di Chávez fallì, ma il popolo non lo dimenticò. Dopo essere uscito dal carcere Hugo Chávez, nel 1998, raggiunge la presidenza attraverso una elezione democratica; da allora è stato rieletto due volte: nel 2000, sulla base della nuova costituzione emanata nel 1999 e poi nel 2006; nel 2012 ci saranno le nuove elezioni presidenziali e Chávez verrà sicuramente rieletto; attualmente, a dieci mesi dalle elezioni, tutti i sondaggi lo danno vincitore con non meno del 55% dei voti ed oltre 20 punti percentuali di vantaggio sul più immediato avversario.

 

La sua politica di redistribuzione delle ricchezze nazionali fra tutti gli strati della popolazione ha finito per scontrarsi con gli interessi della vecchia oligarchia che controllava il paese e soprattutto la produzione di petrolio. La rendita derivante dal petrolio andava esclusivamente nelle tasche della oligarchia, lasciando nella più completa miseria i due terzi della popolazione; ovviamente l’oligarchia godeva dell’appoggio degli Stati Uniti che praticamente si impossessavano del petrolio venezuelano a prezzi irrisori.

 

Questo scontro con la vecchia oligarchia e con gli USA è sfociato in vari tentativi di colpi di stato, tra cui quello riuscito per 47 ore, l’11 aprile del 2002, sconfitto dalla reazione del popolo. Tra il 2 dicembre del 2002 ed il 2 febbraio del 2003 ci fu un altro tentativo di abbattere Chávez tramite il boicottaggio dell’industria petrolifera che per due mesi è rimasta quasi totalmente inoperante, buttando sul lastrico l’intero paese. Con gli anni Hugo Chávez, grazie alle sue politiche sociali ed al conseguente appoggio della maggioranza del popolo è riuscito a governare. Ovviamente la vecchia oligarchia dominante ed i media mondiali hanno sempre cercato di screditare il suo operato.

 

Questo tentativo di screditare il governo ed il Venezuela è portato avanti con ogni mezzo; noi intravediamo nel Fondo Monetario Internazionale uno di questi mezzi.

 

Ognuno usa le armi a sua disposizione, come è ovvio che sia, nel tentativo di opporsi al Venezuela bolivariano. L’oligarchia non ha mai rinunciato all’idea di ritornare al potere, sia per la via elettorale sia per la via del golpe; i media nazionali ed internazionali utilizzano l’arma del discredito, parlando sempre male del governo. Quali sono le armi che utilizza il FMI per screditare il Venezuela? Il Fondo Monetario cerca di screditare l’operato del governo attraverso i dati, che pubblica due volte all’anno. Il FMI non si limita a pubblicare gli studi sull’economia dei vari paesi, ma per ognuno dei suoi stati membri (184) effettua anche studi di previsione.

 

Mentre i dati reali non possono essere manipolati, quando effettua analisi di previsione può facilmente manipolare i dati di quei paesi che non adottano politiche gradite agli USA ed all’occidente; è questo il caso del Venezuela.

 

Riguardo i dati reali, i dati del PIL, il FMI per il 2009, ad esempio, non ha potuto fare altro che certificare addirittura il sorpasso del Venezuela sull’Argentina; infatti, per la prima volta nella sua storia il Venezuela, nel 2009 è stata la seconda economia dell’America del Sud, alle spalle del Brasile.

 

Il FMI, approfittando della svalutazione operata nel 2010 dal Governo venezuelano della propria moneta, il Bolívar, tira fuori previsioni molto negative per il futuro a breve e medio termine del Venezuela, ossia per il quinquennio 2011-2016.

 

Il FMI due volte all’anno, ad aprile e settembre/ottobre, aggiorna tutti i dati (economici, monetari, finanziari e sociali) dei suoi membri; in più, fra un aggiornamento e l’atro effettua agiornamenti parziali, riguardanti alcuni dati, solo per i paesi più importanti. I dati economici, per ogni paese, vengono riportati sia in moneta nazionale che in dollari; orbene, analizzando i dati del Venezuela (vedasi immagine dello screenshot del sito web del FMI al mese di aprile del 2011 ed al mese di settembre del 2011) riguardanti il PIL in moneta nazionale si nota che siamo di fronte ad un paese in forte sviluppo, con una crescita media del 30% all’anno, nel periodo 2010 – 2016. Ovviamente nessuno si sofferma  a leggere i dati di un paese in moneta locale, andando a visionare i dati in dollari che permettono di paragonare le economie dei vari paesi. Qui noi riteniamo intervanga la manipolazione, ovvero un tentativo di screditare il paese agli occhi dell’opinione pubblica internazionale, facendolo apparire come un paese stanco che prima va in recessione e poi cresce leggermente, arrivando nel 2016 ad avere praticamente lo stesso PIL del 2009.

 

C’è di più; ogni sei mesi, quando fanno l’aggiornamento dei dati, sono sempre costretti a rivedere al rialzo i dati del PIL in dollari dell’ultimo anno e degli anni immediatamente seguenti per il Venezuela e per quei paesi che cercano di screditare.

 

Se ad esempio, confrontiamo i dati del PIL in dollari del Venezuela del settembre 2011 con quelli dell’aprile 2011, troviamo una crescita per quanto riguarda l’anno appena passato (2010) e gli anni immediatamente seguenti (2011-2012) e poi un peggioramento per quelli seguenti. Praticamente questo modo di agire del FMI nei confronti del Venezuela di Chávez si è mantenuto constante.

 Venezuela: PIL in BS e $. Anni: 2009 – 2016. Dati aprile 2011

 Venezuela: PIL in BS e $. Anni: 2009 – 2016. Dati settembre 2011

Come riescono i tecnici del FMI nel miracolo di trasformare un paese che loro stessi dicono abbia un ritmo di crescita annuo del 30% in un paese in recessione? Semplice, manipolando il valore del cambio bolívar-dollaro. Nel 2010 il governo venezuelano ha preferito svalutare la propia moneta (sul tema invitiamo a leggere nostro articolo “La nuova política monetaria del Venezuela”); i volponi del FMI, approfittando di questo evento puntuale assumono arbitrariamente che la moneta del Venezuela si svaluterà anno dopo anno. In questo modo, attraverso questa svalutazione del tutto arbitraria del bolívar, agli occhi dell’opinione pubblica mondiale, si fa apparire il Venezuela come un paese in perenne recessione, salvo ogni anno dover aggiornare i dati consolidati.

 

Nel 2012 ci saranno le elezioni e quindi in questo modo cercano di far passarse a livello internazionale l’idea di un paese in recessione, quindi di un governo incompetente che il popolo ben può bocciare nelle urne. Invece, il Venezuela non è un paese in recessione, ma in forte crescita ed il popolo appoggia maggioritariamente il suo amato presidente e quindi lo rieleggerà sicuramente. Cosa si propone il FMI con questo suo atteggiamento? Al momento dei risultati, che ovviamente daranno per vincitore Chávez, l’opposizione griderà alla manipolazione dei dati, all’imbroglio elettorale da parte del governo e tutti i media internazionali riprenderanno tale concetto perchè nessun popolo rielegge un presidente che ha portato il paese allo sfascio ed in recessione, come dimostrano i dati del FMI. I dati manipolati dal FMI possono essere invocati dall’opposizione per giustificare a livello internazionale “l’imbroglio elettorale”!

 

La realtà è molto differente da quella dei dati prospettati dal FMI. Il Venezuela è un paese in forte crescita e lo sarà ancora più di quanto dicono anche i dati in moneta locale.

 

Nel corso del 2011 è stata lanciata una nuova missione, la “Mision Vivienda”, ossia un progetto per dotare tutte le famiglie venezuelane che vivono in baracche, di un appartamento dignitoso.

 

In Venezuela, stando ai dati raccolti durante il lancio di questa missione, ci sono circa due milioni e mezzo di famiglie che vivono in baracche. Il governo tramite questa missione si propone di fornire a questi due milioni e mezzo di famiglie un appartamento entro i prossimi 5/6 anni; ossia nei prossimi cinque o sei anni si costruiranno in Venezuela due milioni e mezzo di appartamenti.

 

Dal mese di giugno e fino a settembre si è svolto un censimento delle famiglie che hanno bisogno dell’appartamento, appunto per stabilire l’esatto numero degli appartamenti che è necessario costruire per sradicare il problema delle baraccopoli.

 

Non solo saranno costruite oltre due milioni di appartamenti, che di per se determinerà un forte sviluppo economico, che ovviamente i tecnici del FMI hanno omesso di prendere in considerazione, ma alla base del progetto c’è la costituzione di imprese che produrranno i materiali necesari alla costruzione delle abitazioni: cemento, mattoni, ferro, ceramica, tubi, porte, finestre, elettricità e tutto quanto è necessario per la costruzione di edifici, che apporterà un ulteriore sviluppo al paese; e c’è da aggiungere ancora che tutti gli appartamenti verranno consegnati ammobiliati, forniti dei mobili e di tutti gli apparati ed elettrodomestici necessari a vivere in modo confortevole (impianti di ventilazione/condizionatori, frigoriferi, lavatrici, cucine, forni, scaldabagni, ecc.)

 

Aggiungiamo ancora, che questa missione non si limita alla sola costruzione degli edifici, ma apporterà alla società ulteriori elementi di sviluppo; infatti, questi nuovi quartieri sono concepiti come incubatori di attività economiche, sociali, educative e ricreative, ossia accanto agli edifici veri e propri si costruiranno centri di commercio ed impresa, aree mercatali, scuole e centri ricreativi, ossia tutte attività che alimenteranno la creazione di attività lavorative per gli abitanti della nuova zona residenziale; queste costruzioni non sono concepite come i classici quartieri dormitorio che si sviluppano generalmente alle periferie delle grandi città.

 

Parallelamente alla “Mision vivienda” sono state lanciate o stanno per essere lanciate altre missioni che hanno il compito di sradicare definitivamente ogni sorta di povertà dal Venezuela. Infatti, malgrado gli enorme successi ottenuti in questi dodici anni di governo (1999-2011), in cui gli indici di povertà e di povertà estrema si sono più che dimezzati, continua a persistere una fascia di povertà estrema che si stima attorno all’8/9%.

 

Si è comprovato che le sacche di povertà si ritrovano soprattutto tra gli anziani, le ragazze-madri e le famiglie con figli con handicap. Ovviamente molti appartenenti a queste fasce sociali si ritrovano a vivere nelle baraccopoli e quindi vedranno risolto il problema della casa attraverso la “Mision Vivienda”.

 

La missione “Amor mayor”, ha il compito di fornire una pensione equiparata allo stipendio minimo (circa 300 euro mensili, oltre ad una tredicisima a Natale equivalente a tre mesi extra di pensione ed una quattordicesima  ad agosto equivalente ad altri tre mesi extra) a tutte le donne di almeno 55 ed a tutti gli uomini di almeno 60 anni (stranieri compresi) che hanno un reddito inferiore allo stipendio minimo. In sostanza, viene introdotta in Venezuela la pensione sociale e la pensione di vecchiaia per tutti, rispettivamente a 55 anni per le donne e 60 per gli uomini, che non avendo versato contributi o non avendo raggiunto il minimo contributivo (15 anni) fino ad ora non avevano diritto ad alcuna forma di pensione.

 

La missione “Hijos de mi Patria” è rivolta a fornire un reddito (anche in questo caso equivalente allo stipendio minimo) ed una qualificazione professionale a tutte le ragazze madri con figli minorenni; rientra in questa missione l’assistenza alle famiglie con figli con problemi di handicap; in questo caso l’assistenza economica, medica e materiale sarà permanente, indipendentemente dall’età del figlio diversamente abile.

 

La missione “Buon Vivir” permetterà a tutte le famiglie, anche alle più povere, attraverso sussidi e facilitazioni, di poter acquistare tutti gli elettrodomestici (Frigorifero, lavatrice, cucina, forni, Televisore LCD, ecc…); in collaborazione con la impresa cinese Heider è prevsita la costruzione di una grande fabbrica di elettrodemestici, che dovrà servire sia il mercato nazionale che quello latino-americano; nel frattempo, considerati i tempi tecnici necessari alla costruzione della fabbrica, per quest’anno sono arrivati direttamente dalla Cina 3 milioni di elettrodomestici, in vendita nei grandi magazzini dello stato (Bicentenario, PDVAL e Mercal), capillarmente diffusi sul territorio nazionale.

 

La missione “Turismo”, come indica il nome, favorirà il turismo e la mobilità interna ed internazionale con i paesi dell’ALBA e dell’America del Sud e Caraibica. Fino ad ora il Venezuela e le sue stupende risorse ambientali erano praticamente usufruibili solo da pochi fortunati strati sociali della borghesia e dai turisti stranieri; per esempio l’arcipelago Los Roques o il Churu Menú, la cascata più grande del mondo erano praticamente inaccessibili al venezuelano. Attraverso lo sviluppo di una rete di hotel statali (categoría 4 e 5 stelle, ma accessibili a tutti) e l’incentivazione di una capillare struttura alberghiera privata si permetterà l’accoglienza di milioni di turisti all’anno. I venezuelani saranno incentivati a viaggiare e conoscere tutto il Venezuela attraverso facilitazioni e finanziamenti.

 

Il turismo internazionale si sta sviluppando materialmente grazie alla nuova linea aerea statale “Conviasa” che sta aprendo nuove rotte all’interno dei paesi dell’Alba e dell’America del Sud e Caraibica ed agli accordi internazionali fra i suddetti paesi, che permetteranno la mobilità senza visto e senza passaporto.

 

Infine, nel 2012 sarà lanciata una nuova missione tendente ad attaccare il problema della disoccupazione; di per sé la disoccupazione in Venezuela non rappresenta un grosso problema poiché che si attesta attorno al 6/7%. Attraverso questa missione, al momento solo annunciata e non specificata nei dettagli, si cercherà di raggiungere la piena occupazione e sradicare il lavoro informale, degli ambulanti, degli abusivi.

 

A tutto ciò va aggiunto che attualmente è in corso la costruzione di 10.000 chilometri di linee ferroviarie, a cui partecipano anche imprese italiane. Fino a pochi anni fa il Venezuela non aveva neppure un chilometro di ferrovia – concentrando, in questo modo, tutta la mobilità su gomma – ed i lavori di costruzione di una capillare linea ferroviaria andranno avanti per i prossimi trent’anni.

 

Accanto allo sviluppo ferroviario, è previsto lo sviluppo di linee metropolitane sotterranee e linee funivie aeree in tutte le principali città del paese. In questi ultimi cinque/sei anni sono state costruite decine di chilometri di linee metropolitane ed oggi il Venezuela vanta oltre 150 chilometri, ossia ha già raggiunto la stessa quantità di chilometri esistenti in Italia.

Per completezza, aggiungiamo alcuni dati riguardanti l’educazione. Quest’anno si conclude il piano per fornire gratuitamente a tutti gli studenti della scuola primaria (la nostra scuola elementare), oltre ai libri di testo anche un computer portatile; quindi si passerà a dotare di un computer gli studenti delle scuole medie e superiori. Il numero degli studenti universitari supera abbondantemente i tre milioni. Lo sviluppo di un paese si misura a partire dall’educazione e dal numero dei membri della popolazione che possono accedere ad essa, fino ai più alti gradi; l’obiettivo del governo venezuelano è che tutti abbiano la possibilità di poter accedere gratuitamente all’educazione ed alla formazione fino ai livelli più alti.

 

Alla base di tutto lo sviluppo economico venezuelano c’è lo sviluppo dell’industria petrolifera e gasifera; il Venezuela, dal 14 febbraio  2011 possiede uffcialmente la più grande riserva petrolifera del mondo (300 miliardi di barili accertati, destinati comunque ad aumentare ulteriormente nei prossimi mesi/anni) e punta ad aumentare notevolmente la propia capacità produttiva. A tal fine ha stretto accordi di cooperazione con decine di multinazionali e paesi del mondo, tra questi vi è anche l’Italiana ENI che investirà in Venezuela sette miliardi di dollari.

 

Dunque, non c’è bisogno di essere laureati in Economia ad Harvard per capire che il Venezuela va incontro ad un enorme sviluppo economico. I tecnici del FMI, invece danno il Venezuela in perenne recessione; di per sé tale situazione appare come una manipolazione; ma non contenti di farlo apparire come paese in recessione, lo collocano all’ultimissimo posto della graduatoria dei 184 paesi membri del FMI per sviluppo economico, tra il 2009 ed il 2016!

 

Inserire il Venezuela all’ultimissimo posto della graduatoria per sviluppo economico nei prossimi cinque anni è una offesa all’intelligenza umana. Solo la manipolazione e la stupidità possono tanto.

 

Domandiamoci: “Come può essere all’ultimissimo posto un paese che vanta la maggiore riserva petroliefra del mondo, il bene più ricercato al mondo; un paese che da qui al 2016 aumenterà enormemente la propia produzione di petrolio, che sarà portata dagli attuali 3 milioni di barili al giorno ad oltre cinque milioni; un paese che vanta la quarta/quinta riserva di gas; un paese dove tutte le multinazionali del settore petrolifero fanno la fila per investire; uno dei paesi con la più alta riserva d’oro del mondo ed una delle miniere d’oro forse la più grande in assoluto (Las Cristinas con oltre 500 tonnellate di riserve oro stimate); un paese dove nei prossimi 6/7 anni si costruiranno oltre due milioni di appartamenti; un paese dove nel corso del 2011 sono stati messi in commercio oltre tre milioni di elettrodomestici; il paese che vanta una delle più alte percentuali di diffusione di cellulari del mondo; un paese dove si stanno costruendo migliaia di chilometri di linea ferroviaria; un paese che va verso la piena occupazione; un paese con queste caratteristiche può essere all’ultimissimo posto della graduatoria?”

 

E potremmo continuare a parlare dello sviluppo agricolo in atto, della fabbrica dei satelliti geostazionari, delle fabbriche automobilistiche in fase di avviamento, persino dello sviluppo delle energie rinnovabili alternative al petrolio; della costruzione di infrastrutture, fino a pochi anni fà del tutto inesistenti, come il ponte sull’Orinoco che ha una lunghezza doppia del fantomatico ponte di Messina; delle decine di centri clinici ed ospedali in costruzione; delle linee metropolitane, del turismo e delle lunghe code alle agenzie di viaggi per acquistare biglietti aerei e pacchetti turistici.

 

Se i tecnici del FMI danno il Venezuela in crisi per i prossimi cinque anni ed in più all’ultimissimo posto al mondo può essere dovuto solo a due motivi: o sono ignoranti e incompetenti, i tecnici e quella usuraia di Cristine Lagarde che li comanda, in sostutuzione di Strauss-Khan, o sono in malafede! Scartando evidentemente la prima ipotesi, non rimane che la malafede. Il FMI sta volutamente manipolando i dati del Venezuela per dare supporto ai media internazionali che parlano di un paese in crisi, in cui è giustificabile un cambio di governo.

 

Questi farabutti del FMI sanno benissimo come stanno le cose; non c’è alcuna giustificazione per inserire il Venezuela all’ultimissimo posto al mondo, se non l’appoggio voluto ed incondizionato alla destabilizzazione in atto per impadronirsi della più grande riserva petrolifera del mondo. E bisogna anche meditare che con il tracollo del dollaro, con la svalutazione in atto della moneta statunitense che in un futuro non molto lontano varrà meno della carta igienica usata, il petrolio diventerà un bene sempre meno accessibile agli statunitensi, per cui debbono impadronirsene adesso o mai più. Di qui la necessaria aggressione alla Libia, ed in un futuro immediato si preparano per l’Iran ed il Venezuela, gli unici tre paesi del mondo dove ancora si scoprono riserve consistenti di petrolio.

Graduatoria dei 184 paesi membri del FMI secondo il tasso di sviluppo. Anni 2009-2016 (Dati FMI dell’aprile 2011)

(*) Articolo scritto in prima stesura il 13/04/2011 ed aggiornato il 12/08/2011 e 27/12/2011. Attilio Folliero è un politologo italiano residente a Caracas, professore contrattato della Facoltà di Scienze delle Comunicazioni della UCV di Caracas, membro del COVENPRI; Cecilia Laya, economista venezuelana-italiana della Università Simon Bolívar di Caracas

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Siria: le menzogne mediatiche preparano un altro “intervento umanitario”

Scritto da in: Blog,Denunce
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Domenica 25 Dicembre 2011 12:51

 

di Julie Lévesque (*)

 

Secondo numerosi rapporti di organizzazioni umanitarie, di media occidentali e dell’ ONU, un gran numero di manifestanti pacifici sono stati assassinati dalle forse siriane dall’inizio dei disordini nel Paese a metà di marzo. Ma da dove escono queste cifre?

 

Molti rapporti sulla presunta repressione cruenta da parte del governo siriano non citano la fonte delle loro informazioni e più volte fanno solo riferimento a “gruppi di difesa dei diritti umani” o ad “attivisti”:

 

“Gruppi di difesa dei diritti umani hanno affermato domenica scorsa che le truppe hanno represso manifestanti pacifici uccidendo otto persone nella  provincia settentrionale di Idlib e altri quattro in zone centrali vicino ad Hama. (Syrian Forces Kill 12 as ICRC Head Visits Damascus, 4 settembre  2011). Queste manifestazioni rappresentano una sfida senza precedenti del presidente Bashar Al-Assad e della sua famiglia che governa il Paese da più di 40 anni. I costi sono altissimi: molti cyberattivisti sono stati imprigionati e, secondo gruppi di difesa dei diritti umani, almeno 200 persone sono morte” (Deborah Amos, Syrian Activist In Hiding Presses Mission From Abroad, NPR, 22 aprile 2011).

 

“Attivisti dei diritti umani hanno informato Amnesty International che almeno 75 persone sono state assassinate oggi in Siria in importanti manifestazioni […] Trenta persone sono state assassinate nel sud della città di Izzra, 22 a Damasco, 18 nella regione di Homs e il resto in altre città e paesi, hanno affermato gli attivisti […]” (Scores killed in Syria as ‘Great Friday’ protests are attacked, Amnesty International, 22 aprile 2011.)

 

In certe circostanze, si può capire la necessità di rimanere “anonimo” laddove si dice che la dissidenza rappresenta un pericolo di morte. Tuttavia, questa posizione semina automaticamente il dubbio: le “cifre” possono essere utilizzate per denigrare il governo come parte delle operazioni coperte degli Stati od organizzazioni interessate a un cambio di regime a Damasco. È chiaro che varie potenze straniere, tra le quali Stati Uniti e Israele, vogliono da molto tempo abbattere il regime siriano.

 

La fiducia che i mezzi di comunicazione danno a queste informazioni di gruppi anonimi trasmette una comprensione distorta delle manifestazioni in Siria, appoggiando il più ampio obiettivo di destabilizzare il regime siriano.

 

Quando informazioni sul numero di morti da fonti anonime vengono pubblicate da un media dominante o da un organismo di difesa dei diritti umani riconosciuto, queste informazioni sono trasmesse “come prove” da altre fonti d’informazione o casse di risonanza, e questo senza alcuna verifica. Inoltre, nei vari passaggi, l’informazione è soggetta alla deformazione. Ecco qui un esempio di questo fenomeno:

 

“Il gruppo di difesa dei diritti umani Amnesty International ha detto venerdì scorso di aver registrato i nomi di 171 persone assassinate da quando sono morti i primi manifestanti a Daraa il 18 marzo. Il gruppo si è basato su informazioni fornite da attivisti per i diritti umani, avvocati e altre fonti, e ha detto che la maggioranza della gente sembrava essere stata assassinata a colpi d’arma da fuoco dalle forze di sicurezza” (Protesters killed in southern Syria, Al Jazeera, 9 aprile 2011).

 

L’articolo precedente si basa sulla seguente dichiarazione:

 

“Dopo la morte di almeno altre otto persone durante le manifestazioni, Amnesty International ha segnalato oggi che almeno 171 persone sono state assassinate durante le tre settimane di disordini sociali in Siria. Oggi il numero di vittime degli scontri potrebbe aumentare drammaticamente secondo i rapporti di attivisti dei diritti umani nel Paese. Amnesty International ha registrato i nomi di 171 persone assassinate. Le informazioni vengono da varie fonti compresi attivisti per i diritti umani e avvocati” (Death toll rises amid fresh Syrian protests, Amnesty International, 8 aprile 2011.)

 

L’informazione iniziale di Amnesty International (AI) afferma che “171 persone sarebbero state assassinate”, questa informazione dimostra che anche se si sono “registrati i nomi di 171 persone assassinate”, l’organizzazione non è riuscita a confermare questa informazione. Al Jazeera omette questa “incertezza” e descrive così come un fatto la supposizione che 171 persone sono state assassinate.

 

Ecco un altro esempio di questo tipo di deformazione:

 

“Nonostante la promessa di porre fine alla repressione, le forze di sicurezza siriane hanno continuato a reprimere i manifestanti antiregime, uccidendo almeno 18 persone giovedì scorso nella città di Homs (al-Jazeera)” (sic). (Jonathan Masters, Assad’s Broken Promises, Council onForeignRelations, 3  novembre 2011).

 

Questa analisi proviene dal Council on ForeignRelations (CFR), la famosa e potentissima cassa di risonanza sulla politica estera degli Stati Uniti. Si basa sul seguente articolo di Al-Jazeera nel quale l’informazione a proposito della strage è molto diversa.

 

“Decine di persone sarebbero state assassinate giovedì scorso nella città di Homs, il luogo dei maggiori scontri, quando le forze di sicurezza siriane hanno bombardato zone residenziali con i carri armati. I Comitati di coordinamento locale della Siria, un gruppo attivista che monitorizza la sollevazione del Paese, ha detto che le morti segnalate hanno avuto luogo giovedì scorso nel distretto di Bab Amor a Homs” (Syria “violence defies peace deal”, Al Jazeera, 4 novembre 2011.)

 

La formulazione di Al Jazeera “sarebbero state assassinate” e “morti segnalate” rivela che queste morti non sono confermate. Il media del Qatar ha indicato anche che queste dichiarazioni vengono da una sola fonte, cioè un gruppo di attivisti chiamato Local Coordination Committees of Syria (Comitati di coordinamento locale, CCL). L’articolo del CFR ha trasformato le supposizioni di Al Jazeera in fatti concreti.

 

Quando si tratta di contare i morti, i mezzi di comunicazione citano spesso il CCL come fonte d’informazione nei rapporti di assassini commessi dalle autorità siriane, lo possiamo vedere nei seguenti esempi:

 

“Un altro gruppo di opposizione, i Comitati di coordinamento locale (Comités de coordination locaux), ha dchiarato di non poter confermare il bilancio del Syrian Observatory [Osservatorio Siriano] per quanto concerne le perdite militari, pur avendo anch’essi definito la giornata di lunedì scorso come una delle più sanguinose della ribellione, con la morte di almeno 51 civili. “Non abbiamo nessuna prova di quanto affermano”, ha detto Omar Idlibi, un portavoce dei Comitati di coordinamento locale. (Nada Bakri e Rick Gladstone, Syria Faces New Threats as Opposition Seeks Allies, The New York Times, 15 novembre 2011).

 

“Secondo la rete dell’opposizione, i Comitati di coordinamento locale, almeno cinque persone sono state assassinate durante l’offensiva militare: tre nella provincia centrale di Homs, una a Tall Kalakh, una città al confine orientale, e un’altra a Idleb, lungo la frontiera con la Turchia” (Roula Hajjar, Syria: Activists report manhunt for defectors and protesters, Los Angeles Times, 5 settembre 2011).

 

“Un attivista della Syrian Revolution Coordinators Union (SRCU) [Unione dei  coordinatori della rivoluzione siriana] ha dichiarato ad Al Jazeera che la polizia segreta ha cominciato a sparare e lanciare gas lacrimogeni per disperdere più di 10.000 manifestanti a DeirEzzor, nell’est tribale della Siria. Dieci manifestanti sono stati feriti e circa 40 sono stati arrestati, ha affermato. SRCU è il nome dato questa settimana a una delle reti popolari di opposizione in Siria. La SRCU lavora in collaborazione con i Comitati di Coordinamento Locale (CCL), un’altra rete di opposizione popolare” (Al Jazeera Live Blog – Syria, 3 giugno 2011).

 

“Almeno 2.200 persone sono state assassinate in Siria dall’inizio dei disordini sociali secondo il bilancio delle Nazioni Unite. Un gruppo di attivisti [la SRCU] ha affermato martedi scorso che solo durante il Ramadan, 551 persone sono state assassinate. Il gruppo ha dichiarato che altre 130 persone sono morte il 31 luglio, la vígilia del Ramadan, in un attacco contro la città di Hama, che è stata anche lo scenario di una feroce repressione nel 1982. Hanno ucciso quattro persone martedì a Hara e altre due a Inkil, due città della provincia di Dara, secondo i Comitati di Coordinamento Locale, un altro gruppo di attivisti che documenta gli avvenimenti” (Naka Bakri, Syrian Security Forces Fire on Worshipers as Ramadan Ends, The New York Times, 30 agosto 2011.)

 

L’ultimo articolo cita un rapporto delle Nazioni Unite (ONU) come se si trattasse di una fonte indipendente d’informazione. Tuttavia, secondo uno dei suoi rapporti, anche l’ONU si basa sulla stessa fonte d’informazione, il CCL, e indica in una nota di essere incapace di confermare se le informazioni fornite da questo gruppo siano vere:

 

“Al momento di scrivere questo rapporto, la missione aveva ricevuto più di 1.900 nomi e informazioni di persone assassinate nella Repubblica Araba Siriana a partire dalla metà di marzo 2011. Tutte sarebbero civili. Queste informazioni sono raccolte dai Comitati di Coordinamento Locale attivi nella Repubblica Araba Siriana, che documentano i nomi delle vittime e i dettagli su di loro. La missione non è in grado di verificare queste informazioni in modo indipendente” (Report of the United Nations High Commissioner for Human Rights on the situation of human rights in the Syrian Arab Republic – A/HRC/18/53, 15 settembre 2011.)

 

Cosa sono i Comitati di coordinamento locale (CCL)?

 

Secondo un articolo del Christian Science Monitor, il gruppo CCL fa parte del Consiglio  nazionale siriano (CNS), un’entità non eletta. Anche se la maggioranza dei suoi membri vivono in esilio e i suoi membri in Siria restano sconosciuti, si presenta il CNS come l’autorità legittima della Siria ed è stato riconosciuto dal Consiglio Nazionale di Transizione Libico, altro organismo non eletto riconosciuto dalle potenze occidentali come rappresentante “democratico” del popolo libico.

 

I leader dell’opposizione siriana hanno creato formalmente il Consiglio Nazionale Siriano [CNS] (Conseil national syrien) in un incontro domenica scorsa in Turchia che ha riunito i gruppi più disparati che cercano di abbattere il presidente siriano Bashar Al-Assad (président syrien Bachar Al-Assad).

 

L’Associated Press informa che il Consiglio include tra gli altri i Comitati di Coordinamento locale (Comités de coordination locaux) che hanno organizzato la maggioranza delle manifestazioni nel Paese, ai Fratelli Musulmani siriani e ad altri gruppi kurdi. Quasi la metà dei membri [del CNS] sono attualmente in Siria secondo il Washington Post, rispondendo così alla grande preoccupazione che il Consiglio contarebbe troppo sugli esiliati. (Ariel Zirulnick, Syrian oppositon groups formally unify overcoming key hurdle, 3 ottobre 2011.)

 

Il CCL è piuttosto anonimo. ll gruppo ha rifiutato un’intervista per telefono ma ha accettato di rispondere ad alcune domande per e-mail. Si afferma che per ragioni di sicurezza il numero dei membri dell’organizzazione non può essere rivelato, ma si indica che 13 di loro sono membri del CNS. “Abbiamo abbastanza membri per organizzare una manifestazione sul terreno, per i mezzi di comunicazione e per i gruppi di soccorso”.

 

I membri sarebbero di provenienze diverse e di tutte le fasce d’età; alcuni opererebbero in Siria, altri all’estero. Il CCL segnala che in Siria come in altri Paesi i suoi membri sono stati minacciati, arrestati e torturati dalle autorità siriane.

 

Come sono diventati una fonte d’informazione per i mezzi di comunicazione stranieri? Perché forniscono fatti credibili, afferma il portavoce.

 

Qual è l’obiettivo finale del CCL? “Il nostro obiettivo è cambiare il regime siriano e come prima tappa vogliamo porre fine al mandato dell’attuale presidente, il quale è politicamente e legalmente responsabile di crimini commessi dal suo regime contro il popolo siriano. Poi vogliamo trasferire il potere in modo sicuro”.

 

In conclusione, il CCL vuole un cambio di regime in Siria e sembra costituire la fonte principale d’informazione per i mezzi di comunicazione occidentali e le organizzazioni umanitarie. Anche se questo gruppo di opposizione afferma di fornire “fatti credibili”, non esiste nessun mezzo per verificare questi fatti. I presunti fatti potrebbero perfettamente essere propaganda per screditare il regime attuale e per galvanizzare l’opinione pubblica a favore del cambiamento di regime che il gruppo desidera realizzare.

 

Anche se il portavoce ha rifiutato di rivelare i nomi dei membri del gruppo, alcuni sono apparsi sui mezzi di comunicazione dominanti. Uno dei membri o collaboratori è Rami Nakhle, un cyberattivista che vive in esilio a Beirut, in Libano.

 

“Oggi, dopo 98 giorni di proteste, vive nella negazione”, declara Rami Nakhle, un siriano che lavora a Beirut con i Comitati di coordinamento locale, un centro di interscambio per le manifestazioni e le attività dell’opposizione siriana. “Ora è ovvio per tutti che Bashar Al-Assad non può cambiare. Non si rende conto che la Siria è cambiata per sempre, ma continua ad essere lo stesso presidente, quello che abbiamo ascoltato per l’ultima volta ad aprile” (Nicholas Blanford, Assad’s speech may buy time, but not survival, The Christian Science Monitor, 20 giugno 2011).

 

Secondo NRP, l’attivista ha un rapporto privilegiato con Al Jazeera:

 

Quando il canale arabo Al-Jazeera trasmette le ultime notizie, le immagini provengono dalla rete di Nakhle. (Deborah Amos, Syrian Activist In Hiding Presses Mission From Abroad, 22 aprile 2011.)

 

È opportuno segnalare qui che Al Jazeera ha svolto un ruolo chiave nella promozione di un cambiamento di regime in Libia.

 

La cyberdissidenza

 

CyberDissident.org, una pagina web presentata dal Bush Center come una “Voce della libertà on line” dipinge un ritratto di Nakhle che non può non ricordare gli altri ritratti simili sulla stampa mainstream, i quali lo descrivevano unicamente come fosse un cyberdissidente, come se non avesse mai avuto altra occupazione:

 

Rami Nakhle è un cyberdissidente di 27 anni. Il suo utilizzo dei mezzi di comunicazione sociale per diffondere informazioni sulla rivoluzione siriana ha richiamato l’attenzione delle autorità siriane, per questo è fuggito in Libano nel gennaio 2011. Negli ultimi tre anni ha lavorato con lo pseudonimo di Malath Aumran. Anche se la polizia segreta siriana ha scoperto la sua vera identità, continua ad utilizzare questo pseudonimo perché chi lo segue in rete lo continui a riconoscere.

 

Nonostante queste minacce da parte del governo siriano, Nakhle continua a lavorare clandestinamente e continua a fare campagne per la libertà su Facebook, Twitter e fa interviste senza restrizioni con i mezzi di comunicazione più importanti come la BBC e il New York Times.  (CyberDissidentDatebase)

 

Il governo statunitense e organizzazioni non governative come Freedom House, che lavora per la CIA, sono importanti promotori della cyberdissidenza:

 

Dissidenti politici di Cina, Iran, Russia, Egitto, Siria, Venezuela e Cuba si recheranno a Dallas per unirsi ai fellows dell’Istituto George W. Bush, agli esperti di Freedom House, ai rappresentanti del Berkman Center for Internet and Society di Harvard, ai membri del governo statunitense e ad altri leader in questo campo per discutere i successi e le sfide dei movimenti globali della dissidenza politica in Internet.

 

L’Istituto George W. Bush ha annunciato oggi [30 marzo 2010] che sarà l’ anfitrione il 19 aprile 2010 di una conferenza sui cyberdissidenti, in collaborazione con l’organizzazione per i diritti umani FreedomHouse. (George W. Bush Institute and Freedom House to Convene Freedom Activists, Human Rights and Internet Experts to Assess Global Cyber Dissident Movement, Business Wire, 30 marzo 2011.)

 

Rami Nakhle non nasconde il suo interesse per le organizzazioni statunitensi. Sulla sua pagina Facebook, compare la seguente lista di “interessi”: National Democratic Institute (NDI), presieduto da Madeleine Albright, Human RightsWatch e l’ambasciata degli Stati Uniti a Damasco.

 

L’interesse del cyberattivista per queste organizzazioni mostra chiaramente da che parte sta, così come il membro del CNS, Radwan Ziadeh, vecchio fellow del National Endowment for Democracy, altra organizzazione conosciuta per i suoi legami con la CIA.

 

In un’intervista al Guardian, il cyberdissidente dice di essere stato minacciato dalla polizia segreta sulla sua pagina Facebook. È possibile, tuttavia si tratterebbe di una tattica inusuale per la polizia segreta, che in generale, come indica il suo nome, agisce segretamente. Questa minaccia sembra piuttosto propaganda nera: gente contraria al regime cercano di dare una cattiva immagine delle autorità siriane. Una specie di “cyberoperazione sotto false bandiere”, destinata ad essere vista da tutti.

 

La “sollevazione siriana” sembra essere una copia degli avvenimenti di Libia, che hanno favorito un intervento della NATO e hanno portato a un cambiamento di regime. La stampa dominante ha ancora una volta una fonte principale d’informazione, cioè il gruppo di opposizione. I mezzi di comunicazione ignorano le perdite militari e omettono di dire che nel gruppo di manifestanti si trovano uomini armati, che arrivano a 17.000 persone, stando a un rapporto dell’International Institute for Strategic Studies. Un gruppo non eletto come il CNS viene presentato paradossalmente come un movimento democratico, e gli viene accordata credibilità e la più ampia copertura mediática.

 

(*) Julie Lévesque è giornalista e ricercatrice al Centro di Ricerca sulla Mondializzazione.

 

Tratto da Global research, testo originale in francese : SYRIE : Mensonges médiatiques ou le prétexte à une autre «guerre humanitaire»

 

Traduzione di Andrea Grillo per Senzasoste

http://www.senzasoste.it/le-nostre-traduzioni/siria-le-menzogne-mediatiche-preparano-un-altro-intervento-umanitario

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dic
17
2011
3

Prima Municipalità: raccolta olio esausto! Ecco le prossime date.

Scritto da in: Blog

Ci costa davvero poco ed è un gesto di civiltà e rispetto nei confronti della natura e quindi di noi stessi. Raccogliere l’olio esausto che produciamo è davvero un obbligo, è necessario non gettarlo mai, nè nel lavandino nè nel WC, raccogliamolo ad ogni frittura e smaltiamolo nel modo corretto gestione-rifiuti.it/smaltimento-oli-usati

 

Per questo motivo abbiamo organizzato, nei prossimi mesi, 3 giornate per raccogliere l’olio esausto. Il punto di raccolta sarà a Piazza Trieste e Trento e sarà attivo dalle 10.30 alle 14.

 

Evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/109667559151500/

 

Le date dell’iniziativa sono:

  • Gennaio:  sabato 14
  • Marzo: sabato 17
  • Maggio: sabato 19

 

Ecco alcune indicazioni e informazioni sulla raccolta degli olii:

Napoli: salviamo il mare dall’olio. Ecco come [Video]

 

 

Francesco Cacciapuoti Movimento 5 stelle.

 

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dic
13
2011
3

Parcheggi Privati Sotterranei in commissione Ambiente al comune di Napoli [Video]

Stamane si è riunita la commissione ambiente avente all’ordine del giorno due punti :

1) inquinamento atmosferico

2) impatto ambientale dei parcheggi al Vomero-Arenella (PUP)

Hanno partecipato, il vicesindaco Tommaso Sodano, l’assessore alla mobilità Anna Donati ed il consigliere Carmine Attanasio, oltre a diversi comitati ed associazioni.

Personalmente sono intervenuto ad integrazione dei numerosi e condivisibili interventi che mi avevano preceduto, come sempre filmiamo tutto e mettiamo on line ed è per questo che piuttosto che scrivere vi lascio ai video che troverete in questo articolo sia nella versione integrale sia nella versione short dedicata ai parcheggi sotterranei ed in particolare al “De Bustis” che minaccia i giardinetti di via ruoppolo oggi Parco Marscagna, un piccolo fazzoletto verde che stà perdendo anche quel poco di buono che aveva a causa dell’infelce scelta di piazzare due prati di erba sintetica :(

Vi invito inoltre ad approfondire la questione parcheggi privati su suolo pubblico ai seguenti link :

Chiù box pe tutti – Continua la corsa al cemento al Vomero [Video]

Per il Comune di Napoli i cittadini non meritano risposte (petizione di 600 cittadini)
Napoli : Parcheggi nel Parco delle colline e parcheggi che crollano

Napoli-Box privati sotterranei mercatino p.zza degli Artisti, cosa ne pensano i commercianti? [Video]

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p.s. per completare l’informazione di seguito inseriamo il comunicato stampa del comune di napoli di oggi 13 dicembre 2011 relativo a questo incontro

Comunicato n. 191 del 13.12.2011

In Commissione Ambiente l’inquinamento e l’impatto ambientale dei parcheggi

La Commissione Ambiente, presieduta da Carlo Attanasio, ha riunito oggi comitati civici e ambientalisti della zona del Vomero e dell’Arenella con i due Assessori all’Ambiente, il Vice Sindaco Sodano, e alla Mobilità, Anna Donati, per trattare dell’inquinamento e dell’impatto ambientale dei parcheggi previsti dal Piano Urbano, programmati o in via di realizzazione.
Forte preoccupazione ha espresso il presidente Attanasio, aprendo la riunione, sia per l’aumento dell’inquinamento da traffico veicolare, al quale si aggiungono le emissioni dell’inceneritore di Acerra, che per l’impatto ambientale di alcuni parcheggi previsti dal Piano Urbano Parcheggi. In particolare, quello di Piazza Vittoria (che comporterebbe l’abbattimento di alberi secolari) e, al Vomero, quelli di Via Altamura e di Via De Bustiis che inciderebbero su una zona già fortemente penalizzata, anche dal punto di vista idrogeologico. Numerose le rappresentanze di associazioni e movimenti presenti alla riunione: Comitato Civico Vomero Arenella, Napoli Punto a Capo, Assoutenti di Napoli, Comitato Colli Aminei, Comitato San Martino, Movimento 5 Stelle.
Sul problema dell’inquinamento e delle centraline dell’Arpac è stato ribadito che le stesse sono collocate in modo sbagliato e che molte non sono funzionanti. Dati raccolti e confrontati dal Comitato Civico Vomero Arenella, riferiti in commissione, segnalano la mancanza di rilevazioni, per dicembre, di oltre il 40% e un effettivo superamento delle soglie di attenzione per ben 72 giorni nel corso dell’ultimo anno. I consiglieri intervenuti – Vernetti, Marco Russo, Schiano – hanno sottolineato l’opportunità di privilegiare la costruzione di parcheggi di interscambio per alleggerire il traffico, l’opportunità di dotare le sedi comunali di impianti che le rendano autonome dal punto di vista energetico, la pericolosità dei roghi notturni. Sull’adeguamento dei Regolamenti edilizi alla normativa che incentiva le energie rinnovabili ha parlato il presidente della Commissione Mobilità, Formisano, che ha tra l’altro ha riportato dati nazionali secondo i quali meno del 25% dei Comuni si è mosso in tal senso, e soprattutto al Nord.
Sul problema dei parcheggi, da parte delle associazioni e comitati presenti è stata espressa la contrarietà alla costruzione dei nuovi parcheggi che, tranne per quelli strettamente per i residenti, finiscono per incentivare l’uso delle auto private. E’ stata anche sottolineata la concentrazione dei 13 progetti residui dell’originario Piano Parcheggi proprio nella zona del Vomero e Arenella e la necessità di modificare le uscite della Tangenziale di Via Cilea e di Capodimonte per alleggerire il traffico veicolare sulla zona.
Il Vice Sindaco e Assessore all’Ambiente Sodano ha concordato sull’inaffidabilità dei dati forniti dall’Agenzia regionale per l’ambiente, alla quale è stata chiesta la manutenzione delle centraline, ora in corso, ed ha anticipato la prossima firma di una convenzione con l’università per arricchire i dati di rilevamento e confrontarli con quelli Arpac. L’attenzione dell’Amministrazione è concentrata sulla realizzazione di interventi per la mobilità – che non devono rientrare, come è stato richiesto al Presidente del Consiglio Monti – nei limiti del Patto di Stabilità. Con le risorse attualmente disponibili, saranno dotati di pannelli solari un deposito Metronapoli e le restanti 27 scuole del progetto già approvato.
L’Assessora alla mobilità Donati, da parte sua, ha ricordato che l’Amministrazione, proprio tenendo conto delle preoccupazioni già espresse da comitati e movimenti cittadini, non ha finora autorizzato nessun nuovo parcheggio e che i parcheggi programmati sono quelli già approvati in via definitiva, con procedure commissariali che, tra l’altro, consentivano deroghe anche al Piano regolatore. Anche su questi, però, la Giunta comunale sta portando avanti un approfondimento e sta verificando lo stato dei progetti. Una apposita delibera – che sarà portata all’attenzione del Consiglio – individuerà, quindi, quelli che vanno portati avanti. L’orientamento della Giunta, in generale, è quello di privilegiare due tipologie di parcheggi, e cioè quelli piccoli per i residenti e quelli grandi di interscambio, per consentire il miglioramento della qualità dell’aria grazie ad una mobilità sostenibile.
Il confronto dunque continuerà, come ha detto il presidente Attanasio in conclusione: c’è un forte allarme dei cittadini sulle questioni ambientali alle quali peraltro, e questo è un dato confortante, l’Amministrazione dedica la massima attenzione.

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dic
07
2011
3

Operazione fiato sul collo 2: Aeroporto di Capodichino – viabilità

A volte il dubbio viene: ignoranza o malafede? E la rabbia, l’indignazione, o semplicemente il voler capire il senso di alcune scelte.

Ma veniamo ai fatti. Come riportato dalla stessa pagina Facebook dell’Ufficio Stampa del Comune di Napoli: “Il Comune di Napoli ha sottoscritto un protocollo d’intesa con la società Gestione Servizi Aeroporti Campani S.p.a. (G.e.s.a.c. Spa) nel quale le parti convengono sull’opportunità di dare vita, anche attraverso l’esecuzione di interventi di manutenzione e di riqualificazione urbana di viale Fulco Ruffo di Calabria, ad un efficiente ed efficace controllo e presidio della viabilità delle strade di accesso e di deflusso da e per l’aeroporto, al fine di risolvere le problematiche operative e di sicurezza derivanti dalla congestione della viabilità ordinaria aeroportuale. A tal fine – si legge nel protocollo – la società Gesac spa, entro 90 giorni dalla stipula del presente atto, presenterà presso i competenti uffici del comune di Napoli un progetto particolareggiato degli interventi che si dovranno effettuare, con oneri di progettazione e di realizzazione a proprio esclusivo carico. L’amministrazione comunale dal canto suo provvederà alla relativa istruttoria entro i 60 giorni successivi. Infine – conclude il documento – alla valutazione positiva da parte dei competenti uffici comunali, seguirà la stipula della convenzione contenente la disciplina dei rapporti tra le parti ed i relativi obblighi.”

Non ci sarebbe granche’ da dire; in fondo la GESAC sente l’esigenza di offrire un servizio migliore alla propria clientela e si propone di migliorare l’accessibilita’ all’Aeroporto di Capodichino, migliorando la viabilita’ interna ed esterna al sito. Oltretutto si assume anche tutti gli oneri finanziari, quindi, perche’ il Comune non dovrebbe accettare?

Quasi contemporaneamente pero’ arriva la notizia dello sblocco di 400 milioni di euro per la tratta di metropolitana da Poggioreale a Capodichino e allora mi viene alla mente un ricordo anche abbastanza recente… proprio poche settimane fa, Metronapoli sul suo sito “Architetture Underground” pubblicizzo’ i progetti delle stazioni ancora da realizzare, e tra queste quella di Capodichino (http://www.metropolitanadinapoli.it/#!/it/progetti/capodichino).

In particolare, il progetto di Richard Rogers, prevedeva anche il rifacimento della viabilita’ esterna ed interna dell’aeroporto, in funzione, ovviamente della prevista stazione della metropolitana. Ma allora? Il progetto non piace piu’ al Comune? Perche’ la GESAC ne vuole presentare un altro? O magari presenta lo stesso progetto? Chissa’…

Certo che sarebbe opportuno che i lavori che GESAC si accinge a fare coincidessero con quelli previsti per la realizzazione della stazione, altrimenti, quando sara’ il momento (e visto che il finanziamento e’ stato sbloccato i tempi non saranno “biblici”), si dovranno rifare da capo, riaprendo cantieri che porteranno necessariamente problemi di traffico nel loro perdurare.

Quindi la domanda che… “sorge spontanea” e’: ma chi ha firmato il suddetto Protocollo d’intesa, era a conoscenza del progetto della MN?

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dic
06
2011
0

Convocazione programmazione sopralluoghi III Commissione Ambiente della V Municipalità di Napoli

Scritto da in: Eventi


Dall’esame delle diverse istanze pervenute alla Commissione Ambiente della V Municipalità di Napoli, è stato possibile rilevare, da parte della cittadinanza, la richiesta di una pluralità di interventi dislocati sul territorio, a carattere fortemente omogeneo.

 

In particolare, i cittadini hanno segnalato nella maggior parte dei casi l’esigenza di modificare l’allocazione dei raccoglitori dei rifiuti con relativo realizzo di stalli, il riposizionamento dei raccoglitori degli indumenti usati, di intensificare lo spazzamento in zone poco battute e/o installare  raccoglitori per la carta e la differenziata.

 

All’uopo, dunque, al fine di favorire la collaborazione tra i Servizi interessati e garantire la loro effettiva presenza, si predispone una calendarizzazione dei sopralluoghi da effettuarsi nei prossimi giorni sul territorio della V Municiapalità Vomero – Arenella.

Per ciascun sopralluogo, lo scrivente indica esplicitamente il/i Servizi interessati e dei quali viene espressamente chiesta la presenza.

 

-        Via Timavo (Vomero) e via Cilea, dove i cittadini segnalano la presenza di diverse problematiche in loco; si chiede la presenza di ASIA e P.M. (polizia municipale)  Vomero – data 09.12.2011, ore 09,30;

 

-        via Ruoppolo /P.co Mascagn, dove i cittadini residenti in loco e fruitori del parco hanno chiesto l’installazione di luci artificiali per rendere visibile l’ambiente anche nelle ore serali; si chiede la Presenza del S.M.M.U. data 09 dicembre,ore 10,30;

 

-        via A. Falcone – Giardinetti N. Taranto- dove cittadini e Consiglieri di Municipalità hanno segnalato la presenza di una pluralità di criticità; tale intervento si rende, altresì, necessario alla luce della richiesta avanzata dall’Ing. Paolo Stanganelli (ASIA), relativa al posizionamento dei cassonetti in loco, si chiede la presenza di ASIA, Polizia Municipale Vomero, S.M.M.U. e del Presidente della Commissione Consiliare Viabilità e Sicurezza Municipalità5 Vomero Arenella – data 12 dicembre,ore 09,30;

 

-        via Annella di Massimo, ove i cittadini hanno segnalato la presenza di una vera e propria discarica a cielo aperto – si chiede la presenza di ASIA e Polizia Locale Arenella- data 12 dicembre,ore 11,00;

 

-        viale Raffaello- ove i cittadini ed in particolare il Consigliere Marco Gaudini hanno segnalato la presenza di una pluralità di criticità;  si chiede la presenza di ASIA, Polizia Locale Vomero,     Servizio Traffico e Viabilità(Direzione Centrale Comune di Napoli), S.M.M.U., del Presidente            della Commissione Consiliare Viabilità e Sicurezza Municipalità5 Vomero Arenella, dell’Assessore Paolo de Luca Municipalità5 Vomero Arenella – data 16.12.2011 ore 11,30;

 

-        con i medesimi di cui al punto precedente, si chiede, altresì, che a margine del sopralluogo in viale Raffaello, gli stessi siano disponibili ad un ulteriore ispezione presso la vicina Piazza Leonardo.

 

 

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dic
04
2011
1

Campania chiama Italia.

Scritto da in: Appelli

Quello che segue è un messaggio che sintetizza i pensieri, le sensazioni, il grido dei cittadini campani che da anni lottano per una soluzione della questione rifiuti.

È difficile capire la condizione di chi vive in Campania, e soprattutto di chi ci vive lottando con tutte le sue forze ogni giorno, per chi la Campania la vede solo di passaggio, magari in qualche servizio al telegiornale.

A costo di passare per “complottisti” va detto che in Campania è in atto un vero e proprio genocidio. Le matrici genetica ed epigenetica sono ormai compromesse, le malattie tumorali sono in costante aumento e le deformazioni natali seguono a ruota. La Campania è stata per anni lo sversatoio nazionale di rifiuti tossici provenienti dalle industrie pesanti, prevalentemente del nord Italia, che così hanno potuto abbassare i loro costi e restare competitive dando lavoro a quello che poi è diventato il “ricco nord”. Tutto ciò avviene ancora oggi, ma il business si è fatto più sofisticato: diminuiscono (ma non scompaiono affatto) gli sversamenti abusivi ed aumentano quelli legalizzati a suon di decreti legge e leggi ad hoc per la Campania, la cui costituzionalità è dubbia ma può essere messa in discussione solo da un connivente consiglio regionale, che pilatescamente mai lo fa.

Anni di buchi nel terreno che vengono fatti passare per dicariche modello, anni di incenerimento a cielo aperto di rifiuti tossico-nocivi (anche ora, in questo momento, ne La Terra dei Fuochi), ed anni di pressioni politiche ed industriali per la costruzione di inceneritori di rifiuti solidi urbani enormemente sovradimensionati rispetto alle effettive necessità (ammesso che si voglia considerarli “necessari” – e non lo sono!), evidenziando così la loro reale destinazione: lo smaltimento ulteriormente legalizzato di qualsiasi tipo di rifiuto, non solo quello urbano. Del resto la cronaca dei nostri giorni è piena di esempi del genere: inceneritori ritenuti “modello” utilizzati per smaltire rifiuti tossici.

Anni, soprattutto, di proteste ad ogni livello da parte di migliaia – letteralmente! – di cittadini, che hanno votato la loro quotidianità, il loro tempo libero, allo studio di soluzioni al problema, al punto di diventare veri e propri esperti di gestione dei rifiuti: chiedete ad uno di loro come funziona un inceneritore, quando si può dire che una discarica è a norma, cosa si intende per “Rifiuti Zero“, come si effettua il compostaggio domestico, che regole ha il CONAI ed in quante branche si divide, perché gli accordi che ha con l’ANCI sono una mezza truffa che consente di smaltire negli inceneritori gran parte della raccolta differenziata, ed avrete tutte le risposte che cercate, più tante altre a domande che mai avreste pensato di porre. Cittadini che fanno tutto questo solo per il bene comune, per lasciare ai loro figli e nipoti una Terra su cui val la pena vivere e non una Terra da cui voler scappare appena nati.

Questi cittadini sono stanchi, dopo anni di battaglie e di proposte, di restare inascoltati. Sono proprio questi cittadini che hanno votato in massa a Napoli Luigi de Magistris, che si è fatto forte di un programma ecologico ed ambientalista. Sono proprio questi cittadini, che oggi, in seguito all’incontro tra il ministro dell’ambiente Corrado Clini, De Magistris ed il Prefetto, sono lì per lì per gettare la spugna. Perché? Perché per l’ennesima volta si è parlato di discariche create in deroga alle leggi ambientali e di mega inceneritori, ma nessuna traccia di impianti virtuosi come quello di Vedelago che possono riciclare fino al 99% della materia entrante, di compostaggio, anche domestico. Nessun segno di voler recepire le indicazioni del programma creato proprio da questi cittadini per risolvere una volta per tutte il problema. Un programma partecipato direttamente anche dal MoVimento 5 Stelle.

Questi cittadini hanno bisogno del supporto di tutti, del vostro aiuto ma soprattutto della vostra attenzione e del vostro ascolto. Questo è un appello accorato: non girate la testa dall’altra parte, non fate commenti al limite del razzismo, non compatiteli, ma piuttosto ascoltateli, aiutateli a far arrivare la loro voce lì dove non può perché non sono certo loro ed i loro messaggi a raccogliere le attenzioni dei media.

Internet serve anche a questo, internet dovrebbe servire soprattutto a questo, in questi tempi di neo-oscurantismo.

Per piacere.

Fabio Alemagna
PS: sono stati volutamente omessi  riferimenti ad articoli di giornale, leggi, siti internet. Perché questo è soprattutto un appello che sgorga dal cuore, e vuole essere anche uno sprono all’auto-apprendimento ed all’auto-informazione, perché se non si capisce che bisogna cominciare ad attivarsi personalmente, informarsi, studiare come si faceva a scuola, non se ne uscirà mai. E se pensate che è un problema che riguarda solo i campani, per cortesia, per il VOSTRO ESCLUSIVO BENE, ricredetevi: in Campania semplicemente si è iniziato un esperimento, che però sta silenziosamente venendo portato avanti in tutta Italia. Un esperimento di sdemocratizzazione, un esperimento di annichilimento delle popolazioni sotto il peso della mano potente della malapolitica che non si fa più alcuna vergogna di accompagnarsi alla criminalità ed alla violazione dei diritti umani.

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