La prostiutzione da secoli rappresenta uno spinoso quanto scabroso tema che ciclicamente tutti cercano di affrontare e che puntualmente resta irrisolto. Questo perchè in realtà nessuno intende risolverlo realmente, nonostante la soluzione sia di una banalità sconcertante. Facciamo prima un’analisi storica, senza dover incomodare esimi professori e dotti luminari in quanto argomento di cultura generale.
La prostituzione è una delle più antiche attività umane, le prime testimonianze attendibili risalgono alle civiltà del Medio Oriente ed alla civiltà greco-romana. I greci trattavano la questione con un senso estetico mai più eguagliato nel corso dell’evoluzione umana, si avvalevano di donne, uomini ed omosessuali e, ahimè, di adolescenti. Spesso si trattava di schiavi, ma allora la schiavitù non era un reato come non lo è tuttora nel nostro Paese. I romani che avevano un formidabile intuito per gli affari istituirono delle vere e proprie domus del sollazzo carnale. La conferma di ciò sta negli affreschi espliciti e meravigliosi dei siti archeologici, per esempio di Pompei. Chiunque, a pagamento, desiderasse soddisfare il suo piacere lo trovava nei luoghi preposti fra gli schiavi di ogni sesso, età e razza. I romani inventarono il “bordello” e noi siamo ancora lì, anzi a dire il vero un passo avanti lo abbiamo fatto. Nel Medio Evo spogliammo di estetica Classica il piacere per vestirlo con il marchio del Peccato.
Da allora non facciamo altro che fingere di nascondere, punire, perseguitare la prostituzione affinchè sia invece sempre più prospera per i delinquenti che la sfruttano. Non a caso il Racket del commercio degli schiavi è, insieme al traffico di stupefacenti il più ricco e potente. Per contrastare la malavita, al di là dei proclami del politicante di turno (ultimo quello del sindaco De Magistris), occorrono leggi serie che regolino e tutelino la prostituzione, ma le leggi si fanno in Parlamento, ed ecco il problema!
Attualmente il nobile luogo deputato alla legislazione è occupato da papponi, matresse, delinquenti vari e lacchè, tutta “brava gente” che si guarda bene dal solo immaginarla la soluzione al finto problema. Sì, finto problema perchè la prostituzione è un lavoro, niente di più. Una professione, talvolta “artistica” a seconda delle capacità del venditore, un mestiere e come tale trattato. Quindi: partita iva, perseguibilità fiscale e penale, scontrini o ricevute, tassazione, obbligo di visite mediche specialistiche e uso del preservativo detraibili dalle tasse, tesserino sanitario ed esenzione sui farmaci per patologie da lavoro, risarcimento per infortuni sul lavoro, contributi e trattamento pensionistico, controllo delle tariffe da parte delle associazioni dei consumatori.
Il/la professionista del piacere può sceglire di visitare i clienti a domicilio oppure riceverli nella sua abitazione purchè essa sia dichiarata come esercizio commerciale. A tal proposito un ruolo fondamentale giocano Finanza, Tributaria e Polizia nel controllo dell’attività in questione.
Trasparenza, dignità, libertà di scelta, tutele e doveri da rispettare, ecco ciò che auspico. Perciò mi rifiuto di appoggiare iniziative che inducano alla ghettizzazione, all’occultamento del fenomeno. Io voglio che la prostituzione sia strappata dalle grinfie della malavita, che venga restituita alla luce ma non delle Lanterne Rosse. Voglio che sia sotto i nostri occhi colpevoli perchè mentre noi ci trastulliamo con analisi socio-politico-religiose, con i proclami per accalappiare voti e consensi accadono orripilanti delitti.
Accade che muoiono dopo atroci sevizie, stupri, gravidanze indesiderate, torture, assunzione forzata di droghe e quanta altra violenza sia capace la mente umana, migliaia di baby-prostitute, donne clandestine ed italiane, transessuali e giovani maschi. La morte di coloro che sono stati trattati come schiavi ci deve togliere il sonno e la pace. Dunque voglio che questa mostruosità non venga celata, a dimostrazione di quanto ci macchia di sangue le mani e l’anima il nostro assistere passivo.
Restiamo Umani.
30
2012
La luce spenta della Civiltà
26
2012
Il potere ingombrante della Storia
Il 31 Agosto 2012 parte la rassegna cinematografica “storia nella Storia” (cinema, documentario e giornalismo per capire la Pace), a cura della fondazione Parco della Memoria Storica presieduta da Angelo Villani. La manifestazione si prefigge lo scopo di sottoporre alla pubbblica attenzione un paese e la sua esperienza di guerra affinchè esso continui ad essere simbolo della Pace. San Pietro Infine è in provincia di Caserta ma dista soli 10 km da Cassino, esso fu nel 1943 vittima di furiosi bombardamenti a causa dei quali gli abitanti superstiti furono costretti a fuggire. Lo sfacelo perpetrato fu documentato da un film girato all’arrivo degli alleati da un giovane regista-soldato, John Huston, purtroppo il documentario (“La Battaglia di San Pietro”) fu censurato per il palese spirito anti militarista di cui si fregiava. Per le ferite e le rappresaglie subite il piccolo paese fu insignito della medaglia d’oro al Valore e dichiarato Monumento Nazionale per la sua unicità. In effetti San Pietro Infine è rimasto esattamente come quando fu abbandonato, mai ricostruito e mai ripopolato, emblema di guerra che vuole diventare insegnamento di Pace. Ecco il motivo di una manifestazione e di eventi programmati.
La rassegna si terrà nel Parco della Memoria Storica di San Pietro Infine il 31 Agosto e vedrà la proiezione di prestigiose pellicole. Si concluderà il 1° Settembre con l’incontro con il cantautore Claudio Lolli ed il conseguente concerto. Le attività che la fondazione intende portare avanti proseguiranno per tutto l’inverno, sempre che le autorità regionali competenti sostengano il progetto. In calendario sono previsti un incontro con l’Anpi, concerti di musica classica ed operistica, nonchè rapresentazioni teatrali quest’ultime ambientate nelle grotte scavate come rifugi di guerra.
Quest’anno la giuria della rassegna “storia nella Storia” assegna il premio John Huston a J. Assange, perchè la libertà di espressione non deve essere repressa nel sangue nè dal sangue riscattata.
Il sito www.parcodellamemoria.com può fornire ulteriori informazione ed indicazioni dettagliate.
17
2012
Il futuro in una pianta… il bambù
La soluzione per le migliaia di ettari incoltivabili causa inquinamento da metalli pesanti, per evitare la deforestazione, per la produzione di biomassa , fissazione di CO2, protezione contro l’erosione della terra, equilibrio d’acqua nel suolo, produzione di legno pare sia la coltivazione del bambù
Il bambú non é un albero, ma una specie d’erba. Esistono circa 1.300 tipi di bambú classificate e la caratteristica che le accomuna è l’elevato tasso di crescita tra i quali 300 sviluppano un tronco “legnoso” con le stesse caratteristiche del legno (durezza, elasticità, dilatazione, ecc.). ma solo 100 specie vengono commercializzate.
Il piú grande bambú “legnoso” appartiene al gruppo delle piante con la crescita piú veloce al mondo. Questi bamboo raggiungono in 2 - 4 mesi le loro massime dimensioni. La specie in questione è MOSO ovvero il bambù gigante (Phyllostachys Pubescens) puó crescere anche 20 metri in questo periodo di tempo.
Dopodiché, la pianta ha bisogno di altri 4 anni per sviluppare una struttura legnosa. Ogni anno nuovi germogli nascono dalla pianta madre. Generalmente, il 25% dei tronchi in una foresta o in una piantagione possono essere raccolti ogni anno senza per questo ridurre le dimensioni della foresta o il numero di tronchi per ettaro. Raccogliendo le piante piú adulte, vengono rese disponibili piú fonti energetiche per il resto della foresta (luce, acqua, ecc.), migliorando cosí la qualitá del bosco.
A differenza di una foresta di alberi, un bosco di bambú fornisce tronchi di diversi diametri per il raccolto. Per tanto, a seconda del prodotto da realizzare, sono adatti solo alcuni tronchi. Per esempio: i tronchi piú fini si prestano meglio alla realizzazione di tende e tappeti mentre i tronchi piú spessi sono i piú adatti per la pavimentazione.
Grazie alla sua rapida crescita, il bambú genera quantitá enormi di biomassa (4-5 volte superior alla media del legno duro) e di conseguenza il CO2 é molto piú alto: circa 22 ton/ha, che é all’incirca 2-3 voltesuperiore alla media del legno. Le piantagioni di bambú contribuiscono al CO2 in modo relativamente veloce, dato che una nuova piantagione torna a rigenerarsi tra i 7-10 anni.
Si stima che le risorse di bambú Phyllostachys in Cina si aggirano intorno ai 6.000.000 ettari. Nell’ultima decade, grazie alla crescita dell’utilizzo industriale del bambú, le risorse in Cina si sono mantenute stabili. La creazione di nuove piantagioni di bambú per incrementare le risorse attuali é in programma, non solo in Cina. Paragonate alle foreste di legno, le piantagioni di bambú possono svilupparsi e maturare in 7-10 anni, con una raccolta assicurata annuale del 25% dei tronchi.
Le “foreste controllate” di bambù gestite da contadini che ogni anno raccolgono una parte dei tronchi e li vendono alle industrie per la lavorazione (principalmente produttori di liste per pavimentazione, pannelli, tavole,tranciat ecc.)
Concludendo è un materiale ecocompatibile e sicuro e altro pregio del bambù è che cresce in suoli degradati e incluso contaminati, quindi è ideale per bonifiche ambientali.
Bartolomeo Pepe
15
2012
Dal passato un messaggio per il futuro.
La prima volta che sentii parlare dell’Ilva di Taranto ero una ragazzina, mio padre annunciò che sarebbe andato in missione per apprendere le straordinarie ed innovative tecnologie della “moderna siderurgia”. Mio padre era un operaio specializzato dell’Italsider di Bagnoli a Napoli. Ma la qualifica con la quale preferiva identificarsi era contadino-muratore. In effetti era nato agricoltore e tale sarebbe rimasto anche quando costriva negli anni ’50 case, ponti e strade. Anche quando infilò negli anni ’60 una tuta polverosa. Parlava dell’acciaieria come dell’Inferno dantesco e dell’altoforno come della bocca del demonio, eppure riconosceva che l’Italsider gli permetteva di mantenere la sua famiglia più che dignitosamente. Un trentennio di menzogne, inadempienze, occultamenti da parte dell’azienda con la complicità dei politici cittadini e nazionali. Trent’anni di inquinamento feroce, di violazioni aberranti, anni di follia durante i quali si è inventata una presunta super potenza industriale a scapito di salute, ambiente e turismo. Vocaboli allora sconosciuti, e forse tutt’ora. A scapito di operai che lavoravano a strettissimo contatto con i più pericolosi veleni dell’acciaio: arsenico, amianto, carbone, metalli pesanti e tanto altro di cui mi addolora parlare perchè sento sanguinare una ferita mai guarita. Operai ai quali i sindacati, grazie ad epocali battaglie per i diritti civili, avevano garantito il Contratto Nazionale e l’articolo 18. Tutelati in tutto tranne del diritto di sapere di che morte stavano morendo, e quindi della possibilità di chiedere opportune protezioni. Alla soglia degli anni ’90 l’acciaieria di Bagnoli chiuse i battenti di punto in bianco. Per evitare tensioni sociali dei circa 10.000 operai ed impiegati, quelli più prossimi alla pensione furono invogliati ad anticipare i tempi attraverso pre-pensionamento (a carico della collettività), bonus cospicuo ed uno scatto di livello. Il rimanente del personale fu spalmato nei vari enti pubblici ed affini. Così chiudeva l’Ilva, smantellando alla meno peggio e dileguandosi frettolosamente nella più totale e colpevole disattenzione dello Stato. Lasciava sul campo morti bianche e curiosi decessi per malattie moderne. Si ritirava abbandonando sommariamente scorie tossiche, sabbia avvelenata e mare inquinato. Dal giorno della chiusura mai nessuno si è preoccupato di indagare, denunciare, chiedere giustizia e provvedimenti di bonifica. L’intera zona di Coroglio e Bagnoli è ancora seriamente compromessa mentre ci domandiamo, a quasi trent’anni dalla chiusura, se tutti quei morti di cancro, dello stesso cancro, sono imputabili all’Italsider ed ai fumi acri che si avvertivano per mezza città. Dell’Ilva di Napoli resta l’estesa area (per intenderci una fra le più belle baie della nazione) inutilizzabile perchè fortemente inquinata, e parte della fabbrica trasformata in un museo post-moderno intitolato “Città della Scienza”. Io avrei preferito “Città della Co-scienza”, perchè la memoria e la consapevolezza sono fondamentali per ripartire e migliorare. La memoria è utile affinchè gli operai di Bagnoli non siano caduti invano, perchè dalla loro testimonianza di morte gli operai di Taranto pretendano di lavorare in sicurezza per sè stessi, la cittadinanza ed il Mondo tutto. Piuttosto che contro la Giustizia i lavoratori si schierino al suo fianco e si battano determinati per tenere la fabbrica aperta e sicura. Le responsabilità sono altrove, fuori dalle aule del Tribunale, in ben altre romane e pugliesi stanze, in ben altre “dis-Onorevoli” mani. Bisogna che sia chiaro per tutti, l’odioso ricatto: o lavoro senza condizioni o fame, è una gogna che produce solo vergogna. Pomigliano docet.
Restiamo umani.
08
2012
06
2012
Piccoli grandi eventi
Mi trovo in vacanza a Varsavia, per uno dei miei periodici soggiorni polacchi per evitare la calura estiva e per ritrovare vecchi amici e parenti.
Ieri mattina, Domenica, mi sono recato in un Parco pubblico in uno dei quartieri cittadini ad assistere ad un concerto sinfonico all’aperto, gratuito, eseguito da un’orchestra locale. Lo spettacolo ovviamente non aveva la pretesa del grande evento musicale, ma la felice scelta del contesto ambientale, la serenità e la tranquillità che vi si respirava, rendevano merito ad un’iniziativa davvero apprezzabile.
I cittadini autonomamente prendevano le sedie messa a disposizione dal Comune e le posizionavano all’ombra degli alberi (e ovviamente le riportavano a fine spettacolo), la gente ascoltava in silenzio, beandosi del momento culturale (tre sinfonie di Mozart), i bambini correvano nel prato silenziosi, sorvegliati da genitori attenti, perfino i cani restavano accucciati accanto al padrone, rimandando al dopo il normale abbaiare.
Insomma, la grandezza del piccolo evento di periferia, ben organizzato, fatto dalla gente, per la gente.
Mi è venuto da pensare, quasi per contrapposizione ai megaeventi organizzati nella nostra città. Esibizioni di piazza con migliaia di fan urlanti (e paganti), che lasciano una scia di rifiuti dietro di sé, traffico in tilt, periferie dimenticate dalle forze dell’ordine …
Un evento organizzato per il profitto di pochi e il desiderio di consenso mediatico da parte dell’Amministrazione pubblica.
Che differenza! E voi cosa ne pensate? Anche in questo caso, meglio l’evento a “misura d’uomo” o il mega concerto rock?
03
2012
Trivellazioni profonde a Bagnoli
Lettera aperta
Alla c/a del Sig. Sindaco del Comune di Napoli
Luigi de Magistris
e p.c. al Sig. Presidente della Regione Campania
Stefano Caldoro
al Sig. Sindaco del Comune di Pozzuoli
Vincenzo Figliolia
OGGETTO: Trivellazioni profonde a Bagnoli
Il MoVimento 5 Stelle di Napoli, appellandosi alla Sua affermazione di essere il Sindaco di tutti i cittadini, si fa portavoce proprio di quei cittadini che nutrono serie perplessità su quanto in oggetto.
Stiamo difatti parlando di preoccupazioni serie, reali, senza interessi di parte, senza fini di visibilità mediatica o politica, ma che necessitano di risposte precise ed inconfutabili da parte proprio del Sindaco, in quanto primo responsabile locale di Protezione Civile.
Mettiamo anche da parte la prima trivellazione “esplorativa”, che ormai è già al termine e che potrebbe realmente essere utile al miglioramento del sistema di monitoraggio della sismicità e dell’attività vulcanica dei Campi Flegrei, anche se, dobbiamo dirlo, questa attività è stata avviata senza che per i cittadini dell’area interessata fosse disponibile un Piano di Evacuazione già pronto e collaudato (ricordiamo a tal proposito l’evento accaduto a Fiumicino nel 2007, dove una trivellazione non profonda causò la perforazione di una sacca di CO2 con seri problemi per chi risiedeva nelle immediate vicinanza – Sul sito dell’Università di Roma 3 è consultabile la relazione del professor Franco Barberi sull’episodio).
Ma adesso è il caso di fermarsi e riflettere metodologicamente sui seguenti punti:
1) E’ indiscutibile che la comunità scientifica resta divisa sul tema della pericolosità di trivellazioni profonde nella caldera dei Campi Flegrei e tale contrasto ormai è di dominio pubblico. La mancanza di una certezza scientifica, che permetterebbe, qualora esistesse, di escludere ragionevolmente la presenza di rischi nel campo della salute umana, animale ed ambientale, rende a nostro avviso indispensabile l’applicazione del “Principio di precauzione”, principio adottato dall’Unione Europea.
2) Si è molto parlato della probabilità che si verifichi un evento drammatico, ma bisogna piuttosto parlare di concetto di Rischio, inteso come combinazione di probabilità e di gravità di possibili lesioni o danni alla salute. In sintesi, nella valutazione degli scenari evolutivi possibili di un territorio, quali l’analisi di problematiche di carattere ambientale, il rischio è funzione della pericolosità dell’evento, della vulnerabilità nel sopportare gli effetti legati al fenomeno pericoloso e del valore che l’elemento esposto al pericolo assume in termini di vite umane, economici, artistici, culturali o altro.
3) Nonostante gli sforzi compiuti recentemente per rimediare all’assenza di un Piano di Emergenza Comunale, assenza inspiegabile ed assurda date le caratteristiche geofisiche dell’area flegrea, dobbiamo ancora constatare la mancanza di concrete procedure attuative. Procedure relative ad eventuali misure da intraprendere, punti di ritrovo, vie di fuga, pianificazione itinerari e destinazioni, nel caso di necessità di evacuazione. Ormai sono anni che attendiamo che proprio l’INGV fornisca quanto istituzionalmente dovuto, al fine della redazione di tale Piano e non è più possibile continuare passivamente in tale attesa.
4) Lo stato di conservazione degli edifici della zona è del tutto inadatto ad un territorio a rischio sismico e vulcanico. Dai dati del censimento 2001, si rileva che nella sola Bagnoli (ma nella “Zona A” individuata durante l’ultima crisi bradisismica, rientrano le Municipalità IX e X per intero) ci sarebbero ben 400 edifici da sottoporre a verifiche statiche.
5) La destinazione dell’area interessata alla trivellazione è quella di Parco Urbano. Tale destinazione non è stata a tutt’oggi variata da nessuna delibera consiliare, né da altro provvedimento, né soprattutto in seguito a preliminare confronto con la cittadinanza. D’altronde una qualunque installazione impiantistica tenderebbe a far diminuire la valutazione dei suoli circostanti, messi o da mettere in vendita, eventualità che porterebbe un forte danno economico alla Bagnolifutura S.p.A. La stessa area inoltre è ancora in attesa di completamento dei lavori di bonifica ambientale, bonifica prioritaria e propedeutica a qulsiasi tipo di insediamento antropico.
6) La Legge n. 99 del 23 luglio 2009, al comma 40, sancisce che i pozzi di ricerca fino a 400 metri di profondità vanno autorizzati dalla Regione, secondo quanto previsto dal R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775. Oltre tale profondità va implementata tutta la Procedura autorizzativa prevista nel caso di trivellazioni profonde. In realtà, la cittadinanza non è stata messa a conoscenza nemmeno dell’autorizzazione da parte della Regione Campania.
Ciò premesso, sono per noi ovvie e ineludibili, le seguenti richieste:
a) Blocco a tempo indeterminato del CFDDP nell’area di proprietà della Bagnolifutura S.p.A.
b) Accelerazione nella formalizzazione di un Piano di Emergenza Comunale, completo in tutti i dettagli
c) Avvio immediato di un progetto per la determinazione degli edifici da sottoporre a ristrutturazione statica e successivo avvio di un “Project Financing”, utile all’effettuazione di tali ristrutturazioni per le Municipalità IX e X.
d) Rispetto del P.U.A. di Bagnoli e di tutte le normative urbanistiche vigenti. Le variazioni a tali normative devono seguire il normale iter procedurale.
e) Rispetto di tutte le procedure autorizzative previste dalla legislazione corrente. Non bastano certamente semplici autorizzazioni di accesso ai suoli o banali licenze edilizie.
Teniamo comunque a precisare che, come MoVimento 5 Stelle, non siamo affatto contrari, né alla ricerca scientifica, né allo sfruttamento geotermico, anzi siamo favorevoli ad entrambi.
La ricerca è fondamentale per l’economia della città e del Paese e va ovviamente incentivata, ma senza travalicare i limiti del Rischio ammissibile e sempre tenendo presente l’interesse generale e la salvaguardia dell’uomo e dell’ambiante.
L’energia geotermica inoltre, essendo una fonte alternativa e rinnovabile, è sicuramente una delle risorse da sfruttare per i nostri fabbisogni energetici, ma la logica dei grossi impianti è da abbandonare del tutto, perché ormai sorpassata da quella di piccoli impianti distribuiti sul territorio e connessi in rete a delle “smart grid”. Bisogna quindi puntare allo sfruttamento di impianti a bassa e media entalpia, magari utilizzando pozzi naturali, già esistenti in tutta la zona flegrea.
Chiediamo inoltre che, al fine di rendere reale la tanto promessa ed auspicata “Democrazia Partecipata” e la trasparenza delle attività dell’Amministrazione comunale, ci siano incontri costanti con la cittadinanza e comunicazioni continue sull’evolversi dell’attività in oggetto.
Da parte nostra ci aspettiamo le dovute risposte e pertanto Le chiediamo formalmente un incontro / confronto da Lei organizzato.
In attesa di un Suo riscontro, Le porgiamo distinti saluti.
Napoli, 2 agosto 2012
MoVimento 5 Stelle – Napoli
02
2012
SE L’UNICO QUOTIDIANO A FARE BATTAGLIA SERRATA SUI ROGHI È L’AVVENIRE
SE L’UNICO QUOTIDIANO A FARE BATTAGLIA SERRATA SUI ROGHI È L’AVVENIRE,
cosa dire dell’informazione italiana?
Da almeno due decenni le terre a cavallo tra Napoli e Caserta bruciano. È La Terra dei Fuochi, saltata agli onori delle cronache quando Roberto Saviano l’ha menzionata nel suo libro Gomorra - ma respirata, bevuta e mangiata dai cittadini residenti da anni prima.
Con tutte le riserve che si possono avere su tale quotidiano, gli va dato atto che è l’unico al momento a condurre tale battaglia, nella limitatezza che la sua bassa tiratura gli consente. Immaginate solo cosa potrebbe succedere se la Repubblica se ne interessasse così come per mesi ci ha edotto sui botta e risposta relativi alle ormai famose “10 domande a Berluconi”.
No, non credo si tratti di semplice caso, o finanche pura incapacità di fare il proprio mestiere, credo ci sia qualcosa di più, e ben più grave dietro di cui prendere dolorosamente atto.
F.A.
Napule


