Parliamo un po’ di energia?

Sento ancora parlare in questi giorni del problema del costo dell’energia elettrica in Italia, come di freno alla ripartenza dell’economia nel nostro paese (tant’è che c’è ancora chi rimpiange l’abbandono del nucleare).
Poi sento che in Italia il settore della produzione di energia elettrica da fonti primarie è in piena crisi. Difatti le centrali sono fermate e gli addetti ai lavori vengono messi in cassa integrazione.
La prima considerazione che mi viene in mente è che si fa’ tanto parlare della FIAT che porta all’estero la produzione automobilistica, ma come si risponde nel campo della produzione di elettricità?

 A fronte di una diminuzione della richiesta per riduzione dei consumi (il crollo nel 2008 del 20% dei consumi per l’industria, non è stato compensato dal lieve aumento dei consumi nel terziario), continuiamo ad importare circa il 15% di elettricità dall’estero.

 

 E poi parliamoci chiaro, una volta per tutte. Il problema grosso in Itlaia, non è la produzione di energia elettrica, ma il consumo di energia nella sua globalità.
Nel Bilancio Energetico Nazionale del 2010, possiamo scoprire che i consumi energetici italiani, suddivisi per fonte, sono: circa il 9% elettricità, il 6% carbone, l’11% gas e ben il 74% petrolio!

 

E come viene consumato questo petrolio? Il 29% del totale dei consumi energetici totali, cioè una cifra pari a 394.000 Tkcal, se ne va per i trasporti (non ferroviari,ovviamente). Guardiamo quindi la “trave” e non la “pagliuzza”! Bisogna abbandonare il concetto di motore a scoppio.
Altra considerazione importante poi bisogna farla su un altro discorso: le perdite. Sia per trasporto dell’energia, sia per trasformazione, sia per rendimento, si sono persi, sempre nel 2010, 433.000 Tkcal!

 


Il problema delle perdite è legato a due fattori principali: la scelta delle fonti energetiche, la distanza media tra produzione ed utilizzo.

A questo problema si risponde in un solo modo: impianti di produzione di piccola taglia, distribuiti sul territorio. Ed in particolare per l’energia elettrica, con reti di distribuzione intelligente e sistemi di accumulo.

 

Ancora un’ultima considerazione da farsi è nel settore delle fonti di energia alternative. Si dice che pesino sulla bolletta elettrica a causa degli incentivi di cui godono. Attenzione quando parliamo di incentivi; questi vengono dati non solo alle fonti alternative, ma, per i primi “conto energia”, anche a quelle “assimilabili” (impianti alimentati a combustibili di processo o residui o recuperi di energia) che sono l’80% del totale; la situazione è lentamente migliorata nel tempo, ma a tutto il 2010, tra gli impianti qualificati in esercizio, ne troviamo, come energia erogata, solo il 16% di eolici ed appena lo 0,5% di fotovoltaici (mentre per biomasse e rifiuti siamo al 30%).
Insomma, per farla breve, a cosa dobbiamo puntare?

a) Prodotti a “km.0”
b) Passaggio dal trasporto su gomma a quello su ferro
c) Automobili a motore elettrico o ad idrogeno
d) Impianti di produzione di piccola taglia e distribuiti sul territorio
e) Incentivi per l’autoconsumo, per la costruzione di nuovi impianti fotovoltaici e microeolici
f) Investimenti nella ricerca per reti di distribuzione intelligente e sistemi di accumulo
g) Incentivi alla “certificazione energetica degli edifici”
h) Razionalizzazione dei consumi

e via dicendo…

Un commento su “Parliamo un po’ di energia?

  1. mi trovo d’accordo con tutte le considerazioni fatte
    e trovo che sia un articolo tr i piu’ importanti pubblicati su questo sito,
    in quanto punta l’attenzioen su un tema centrale per l’intera umanità.

    Aggiungerei soltanto che il cambio dello stile di vita di ciascuno di noi,
    cioè la drastica riduzione dei consumi energetici (trasporti, prodotti a km 0 etc…) è resa quantomeno urgente se si va a leggere gli studi fatti da http://www.aspoitalia.it/ secondo cui il picco del petrolio è stato già sorpassato e siamo già in fase discendente: tra qualche anno (circa il 2030) estrarre petrolio sarà impossibile !

    Non dobbiamo farci ingannare dall’apparente lontananza temporale di tale previsione: il cambio di ‘stile di vita’ è un processo lungo, e per poter arrivarci in maniera indolore dobbiamo cominciare tutti ora ! in ogni gesto della nostra quotidianità pensiamo ‘potrei ridurre l’energia consumata?’.

    In realtà anche le auto a motore elettrico o a idrogeno spostano solo il problema energetico senza risolverlo: per caricare le batterie dell’automobile elettrica devo impiegare energia che non è possibile prelevare dagli impianti fotovoltaici ancora inefficienti e quindi in ultima analisi dovrei usare ancora la rete elettrica convenzionale basata su centrali a petrolio.

    Una idea possibile è che riducendo drasticamente i consumi di ciascuno di noi (a lavoro a piedi o con trasporto pubblico , viaggiare solo se indispensabile, acquistare prodotti locali e che non siano stati trasportati da altre zone o da altri paesi, evitare prodotti con imballaggi, usare solo gli elettrodomestici indispensabili, ) potremo allungare il periodo previsto dall’ASPO e magari avere piu’ tempo per consentire alla ricerca scientifica sulle fonti rinnovabili, di sviluppare tecnologie piu’ efficaci ed efficienti per la nostra sopravvivenza energetica futura.

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