Minori a Rischio e Gomorra

Intervento in Consiglio comunale del 16 dicembre 2019 sui minori a rischio, il cattivo esempio della fiction Gomorra e l’impegno del Senatore a vita Eduardo de Filippo.

Matano art. 37 su minori a rischio Gomorra ed Eduardo De Filippo

Nella scelta dell’argomento da trattare in questo art.37 ho avuto l’imbarazzo della scelta…infatti durante la scorsa settimana a Napoli:

  • sono crollati 6 pini a Posillipo distruggendo 4 strade principali,
  • il concerto organizzato a piazza del Gesù dal comune è saltato pochi secondi prima di iniziare perché le associazioni a cui ne era stata affidata la gestione non avevano tutti i permessi e nessuno aveva controllato;
  • i classici cori di natale organizzati dai ragazzi delle scuole medie e licei di Chiaia non si faranno perché, non essendo loro in possesso di tutti i permessi necessari, i vigili li multerebbero;
  • a via Cilea i riders di Uber hanno parcheggiato per tutta la sera/notte gli scooter in terza fila visto che in seconda fila già c’erano parcheggiate le auto dei clienti di una paninoteca;
  • 2 strade sono interdette al traffico perché i pini sono pericolanti;
  • la metropolitana e la funicolare di Chiaia per diverse ore non hanno funzionato.

 
Avrei potuto parlare di questo ed altro ma sono sicura che lo faranno ampiamente i miei colleghi consiglieri e allora preferisco parlare di un altro argomento che mi sta molto a cuore.

Alcuni giorni fa Don Aniello, un sacerdote di Scampia impegnato nel disperato tentativo di recuperare e togliere dalla strada i giovani a rischio, tramite un articolo sulla stampa ha attaccato la serie Gomorra per il suo messaggio fuorviante e la distorsione dei valori: “fa apparire eroi i criminali. non raffigura il bene che lotta contro il male, c’è solo il male reso modello”.

Ai ragazzi servono soluzioni e impegno delle istituzioni dice Don Aniello facendo eco alle parole che Eduardo de Filippo pronunciò in senato più di quarant’anni fa.

Se Eduardo potesse parlare anche lui leverebbe alta la voce contro chi tradisce i bambini svantaggiati di Napoli, contro l’indegna strumentalizzazione della tragedia di giovani vite abbandonate ad un destino avverso.

Ragazzi a cui è stato rubato il futuro, trasformati in fenomeno mediatico, agnelli sacrificali di una politica parassita e inetta, sostenuta e legittimata da scrittori e cineasti senza scrupoli che descrivono come impegno sociale la spettacolarizzazione di storie di violenza e di dolore.

I minori finiti nelle grinfie della camorra, le esplosioni di violenza di adolescenti poco più che bambini, sono la punta di un iceberg di un mondo parallelo fatto di sopraffazione e di crudeltà che fagocita e contamina spesso in modo irreversibile i figli di una Napoli ben lontana dalle cartoline che ci descrivono amministratori colpevolmente incapaci.

Nel lontano 1981 Eduardo, nominato senatore a vita dall’allora capo di stato Sandro Pertini, chiede alle autorità di Governo di intervenire per il recupero e l’avviamento al lavoro dei giovani disadattati o aventi pendenze con la giustizia.

In relazione a tale ultimo tema accenna ai problemi dell’istituto minorile «Gaetano Filangieri», che lo ha particolarmente colpito, e in cui favore desidera intervenire: prospetta in proposito la possibilità di creare apposite strutture ed insediamenti per consentire l’avviamento alle attività artigiane già tipiche della città di Napoli dei giovani emarginati.

Nel suo intervento in Senato Eduardo dice: “alla fine del 1981, invitato dai ragazzi e dal loro direttore, dottor Luciano Sommella, ho visitato il «Filangieri» e come l’ho trovato ve lo posso dire in due parole.

Camere da letto tutte con docce e servizi igienici per due o tre ragazzi; cucina enorme e pulitissima; ogni gruppo di 15 ragazzi ha un televisore e un accogliente ambiente per il tempo libero; per l’aria, un cortile molto vasto e un piccolo gruppo di ragazzi sotto controllo della magistratura va a lavorare fuori presso artigiani.

In genere sono 60 ragazzi, ma durante l’anno ne passano oltre 1.500 che poi vanno smistati in altri istituti. C’è perfino un teatrino – dice sempre Eduardo – che io stesso inaugurai in occasione di quella visita!

Un complesso veramente degno, dove i ragazzi vengono curati, assistiti secondo princìpi umani e civili, non solo, ma vengono istruiti e perfezionati ognuno nel mestiere da lui scelto.

Naturalmente — c’è da aspettarselo — le finanze non sono adeguate alle necessità di un istituto del genere. Ma non è questo il punto nevralgico della situazione. I ragazzi di 11-12-13 anni, che sono poi le vere vittime di una società carente come la nostra nei riguardi della gioventù, entrano nell’istituto in attesa di giudizio e vi restano spesso per anni e anni in quanto, o per la mole di lavoro o per l’asmatico meccanismo burocratico, i processi subiscono sempre lunghissimi ritardi e rinvii.

Compiuti i diciotto anni, poi, ancora in attesa di giudizio, i ragazzi vengono trasferiti nelle carceri di Poggioreale.

Finalmente, celebrato il processo, mettiamo che l’imputato venga assolto, dove si presenta una volta messo in libertà? chi è disposto a dare fiducia e lavoro ad un avanzo di galera?

Questa non è una domanda che mi sono posto io, che non conoscevo il «Filangieri». E’ una domanda angosciosa che si pongono gli stessi ragazzi dell’istituto che, durante la mia visita di quel giorno, chiesi (e mi fu accordato dal dottor Luciano Sommella) di avvicinare da solo a solo.

I ragazzi mi dissero: «non usciamo da qui con il cuore sereno, in pace e pieno di gioia, perché se quando siamo fuori non troviamo lavoro né un minimo di fiducia per forza dobbiamo finire di nuovo in mezzo alla strada! La solita vita sbandata, gli stessi mezzi illeciti, illegali per mantenere la famiglia: scippi, furti, la rivoltella, la ribellione alla forza pubblica. insomma siamo sempre punto e daccapo».

Ora bisogna tener conto del fatto che i napoletani, e in specie quelli di 18 anni, sono pieni di fantasia, pieni di spontanee iniziative in caso di emergenza, sempre vogliosi e mai appagati di un minimo di riconoscimento sincero per la loro vera identità.

Nel 1981 Eduardo già pone all’attenzione dei senatori la necessità di custodire e valorizzare il tesoro di creatività, intelligenza e genialità dei ragazzi dei quartieri a rischio di Napoli.

Nel 2016 esce il documentario “Robinù” per la regia di Michele Santoro un documentario che mostra senza filtri la realtà spietata di chi nasce con il destino segnato. Una Napoli scomoda per chi vuole nascondere la verità dietro una facciata patinata ad uso e consumo del politico di turno.

Nel 2018 sono passati quasi quarant’anni da quel discorso e abbiamo dovuto prendere coscienza di quanto poco si è fatto…..

Basta leggere i molti articoli di giornale che hanno come oggetto bande di ragazzini spietati, armati e pronti a tutto come criminali consumati.

nel 2019 esce nelle sale cinematografiche il film “La paranza dei bambini” tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano, ennesima spettacolarizzazione della tragedia che erode quotidianamente il futuro dei ragazzini delle zone svantaggiate della città.

Nel 2019 la cantante Fiorella Mannoia decide di inserire nel suo ultimo album la canzone “creature” del giovane cantautore Antonio Carluccio che spiega: “Creature è per me una denuncia alle istituzioni, che con la loro assenza fanno sì che i ragazzi crescano privi di speranza nel futuro, facilmente adescabili dalla malavita”.

In conclusione mi auguro che le accorate parole del senatore Eduardo de Filippo e i versi struggenti della canzone di Antonio Carluccio possano scuotere gli animi intorpiditi di chi si autoassolve dal crimine di aver fatto poco o nulla, di chi fa passare per cultura e impegno civile uno scaltro sfruttamento della sofferenza di tante giovani vite.

grazie

https://movimento.napoli.it/5-stelle/wp-content/uploads/2019/12/28.06.2018-Dema-Gomorra-brutto-esempio-ma-Palazzo-cavalcanti-gratis-per-fare-assunzioni-cfr-ns-delibera.pdf

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