RIFIUTI, a Napoli è emergenza ? perchè si ferma la differenziata se si ferma l’inceneritore ?

RIFIUTI a Napoli è emergenza?

i nostri amministratori sostengono che non c’è nessuna emergenza rifiuti.

Da queste foto mandate da attivisti della sesta, nona e decima municipalità si direbbe il contrario. O i cittadini non sanno più vedere coi loro occhi la REALTA’? Oppure qualcuno ha perso il contatto con questa realtà.

Una domanda a sindaco, assessore e amministratore di Asia:

perchè si ferma la differenziata se si ferma l’inceneritore?

QUALE E’ IL NESSO?   Vogliamo delle risposte.

Matteo Brambilla portavoce al Consiglio comunale M5s

#IOMIRIFIUTO #ASIA #COMUNEDINAPOLI #RACCOLTADIFFERENZIATA

 

 

Rassegna stampa degli ultimi giorni

28 aprile RIFIUTI Napoli rischia ancora

27 aprile flop rifiuti e normalità mai raggiunta

29 aprile Rifiuti da Napoli riparte la nave carica

29 aprile NApoli incubo rifiuti

1 maggio RIFIUTI, raccolta a rilento cumuli via Marina e Quartieri spagn

04 maggio Rifiuti A2A avviso ignorato il Comune sapeva del blocco

04 maggio ASIA ammette emergenza rifiuti

04 maggio Crisi rifiuti Dema smentito se manca il coraggio delle scelte

04 maggio sito di stocaggio pieno e riciclo a rischio

5 maggio Rifiuti Ortolani differenziare è la vera alternativa

5 maggio Rifiuti IAcotucci Asia ma non chiamiamola emergenza

5 Maggio Rifiuti Pianura situazione al limite

5 maggio Rifiuti slalom dei turisti a Piazza Dante

 

Le ecoballe e le balle di Caldoro & Romano

Link dell’articolo sulla pagina fb della senatrice Paola Nugnes

 

E’ partito il bando per l’inceneritore; a breve la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale europea. Costo stimato dell’opera 480 milioni di euro.

Quale la prassi, le modalità della scelta per la soluzione?

Unica risposta di Caldoro e Romano, ciechi e sordi agli appelli dei Cittadini, dei Comitati e dello stesso Comune di Giugliano che rigettò l’ipotesi già anni, fa’,  ma celeri e supini al garantismo per le lobby;  corrono – mentendo: Ce lo chiede l’Europa!

Vorrei ricordare a lor signori “cosa l’Europa ci chiede”

Con la sentenza del Parlamento europeo del 4/3/2010, con una procedura di infrazione avviata nei   confronti dell’Italia, proprio le “ecoballe” di Taverna del Re,  sono state riconosciute come uno dei  nodi irrisolti del “ciclo dei rifiuti in Campania”.

L’Europa, in effetti, ci chiese, in una lettera di” messa in mora” del 30/09/2012, informazioni, su  quali provvedimenti erano stati adottati o s’intendevano adottare per dare esecuzione alla sentenza citata, riguardante appunto il piano operativo per il loro recupero e smaltimento definitivo.

In verità nel 2003, i soliti rompiscatole della commissione europea, accortisi che l’Italia stava dando gli incentivi per le fonti rinnovabili agli inceneritori, avevano avviato una procedura d’infrazione. Ma “per fortuna”  l’Italia, che  se ne frega di Bruxelles, decise che gli inceneritori dovevano continuare a beneficiare di CIP6 e Certificati Verdi! La cosa non andò giù all’unione Europea. La commissione europea, organo esecutivo dell’unione, in data 20 novembre 2003, si espresse così: “la commissione conferma che, ai sensi della definizione dell’articolo 2, lettera b) della direttiva 2001/77/ CEE del parlamento europeo e del consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità (1), la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile.” e ancora nel 2009  http://www.ecoblog.it/post/7656/i-cdr-q-sono-rifiuti-e-non-materie-prime-litalia-condannata-dalla-corte-di-giustizia-europea.

In tutta risposta a ciò, come se “non” fossimo in Europa, la Regione, nella persona del Presidente Caldoro, l’anno scorso ha messo nero su bianco, con un’apposita delibera della Giunta Regionale,  la nomina dell’ing. Alberto Carotenuto, Preside della facoltà di Ingegneria dell’ Università Partenope di Napoli, quale Commissario ad acta, per la realizzazione dell’impianto “Termico”  per la produzione di energia con i rifiuti già prodotti e stoccati, mediante l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili, a salvaguardia della salute della Popolazione e dell’Ambiente.
L’impianto di recupero e smaltimento dovrà essere realizzato in accordo con la Provincia di Napoli, con la Provincia di Caserta, e dopo aver sentito i Comuni interessati; ma, mancano i cittadini!

 

Dal mattino del 14 agosto 2013;

L’assessore Romano: dialogo sull’inceneritore Giugliano

“L’inceneritore è una scelta obbligata per legge. Per fare bene però il buon senso, la buona volontà e la coscienza ci obbligano al dialogo senza pregiudizi, senza ideologie L’assessore rilancia il confronto, ti tende la mano dopo le rivolte a Giugliano. Rispetto le ragioni di chi è arrabbiato perché, Giugliano è una terra da troppo tempo martoriata dai rifiuti e veleni. C’è la necessità di dare risposte e sicurezza. E questo può avvenire soltanto attraverso il dialogo. Penso anche a un tavolo permanente di conforto con i cittadini attraverso il quale costruire le garanzie necessarie rispetto a un impianto come l’inceneritore per le ecoballe. La protesta fine a se stessa non servirebbe, non darebbe frutti, anche perché qui si tratta soltanto di applicare la legge del 2008 che non abbiamo fatto noi. 

Quindi sì al dialogo per un impianto sicuro. 

Per questo bisogna abbandonare posizioni ideologiche e preconcetti inutili e pericolosi, l’inceneritore lo prevede  la legge; e l’Europa ci obbliga a smaltire le ecoballe, uno scandalo, una brutta figura mondiale; solo per questo è punto fermo e purtroppo, anche una scelta obbligata e strategica rispetto al territorio. Purtroppo non si sa come smaltire diversamente le ecoballe. Ma  l’inceneritore va costruito prima di tutto a tutela dei Cittadini, poi non sono emerse proposte   diverse, io invece penso a integrazioni di questo progetto, che accellerino lo smaltimento delle ecoballe, che al momento sono il male peggiore.

Non esistono né tantomeno si possono pensare altre discariche; sarebbe un ipotesi assurda in Campania; insomma c’è un problema e fare le guerre complicherebbe sono le cose diamoci una mano   per risolvere”.

Proprio non riesco a comprendere questo signore, da chi si fa’ scrivere i discorsi? E’ possibile mai che costui chieda l’istituto del “dibattito pubblico”, ignorando che la propria nazione ha recepito e ratificato a livello europeo la convenzione di Aarhus! Ratificata dall’Italia con la legge 108/2001.

La convenzione di Aarhus prevede una serie di obblighi a carico di alcune tipologie di soggetti, pubblici e privati, definiti “autorità pubbliche”.

Il diritto della partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche in materia ambientale, non si esaurisce nel momento del voto, ma deve trovare applicazione in occasione delle fasi attraverso cui si articola il processo di assunzione delle decisioni; questo principio, può concretizzarsi solo attraverso la conoscenza di tutti gli elementi di valutazione necessari. Un primo fondamentale passo è costituito dall’accesso all’informazione, l’accesso all’informazione ambientale, e la partecipazione del pubblico ai processi decisionali.

Quindi che sappia l’assessore, e con lui il Ministro dell’Ambiente, che fa altrettanti proclami populistici, che le “pubbliche assemblee” di stampo francese, non sono una loro concessione illuminata, ma un preciso diritto giuridico dei cittadini giuglianesi.

Ma torniamo ai CIP6,  dove è l’inghippo?

Nell’autunno del 2007 fu’ approvata la “Finanziaria del 2008”, dove, all’articolo 30, si decise: che gli incentivi CIP6, al “comma 1117”, fossero destinati solo agli impianti realizzati e già operanti, e non a quelli già autorizzati ma in costruzione o non ancora costruiti.                                               Ma, colpo di scena, nel 2008, a governo caduto, a Camere sciolte, e contro la volontà del Parlamento, il decaduto Prodi, emanò due Ordinanze con le quali, concesse nuovamente i CIP6 all’inceneritore di Acerra, e agli altri impianti previsti in Campania; stravolgendo il parere della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente, stabilendo che, nel suddetto impianto, potessero essere bruciato sia il rifiuto tal – quale, che i “CDR” prodotti in regione secondo i requisiti di legge, che in Campania praticamente non esistono, perché in Campania non abbiamo mai prodotto CDR a norma (vedi eco balle di Paolo Rabitti).  Per “Loro” le cosidette ECOBALLE che i vari governi a colpi di Decreti e Leggi avevano reso legali. Quindi bruciabili a”norma di legge”.
Poi venne il governo Berlusconi che declassò gli impianti CDR  a meri “trito vagliatori” stabilendo che il prodotto fosse idoneo a essere incenerito, nonostante non fosse CDR…
Sempre col governo Berlusconi, con il “decreto 90 tradotto nella  legge 123, e  poi con un articolo  della Legge Finanziaria, l’Art.137, la procedura del riconoscimento in deroga del diritto agli inceneritori dei CIP6. ( di cui al comma 1118 dell’art. 1 della Legge N. 296 del 2006). Per gli impianti autorizzati, non ancora in esercizio, e, in via prioritaria, per quelli ancora in costruzione,   con riferimento alla parte organica dei rifiuti, e completata dal Ministro dello Sviluppo Economico, sentite le commissioni Parlamentari competenti, inderogabilmente entro il 31/12/2008. Entro quella data, fu’ legge dello Stato!

Quindi è stabilito che “il diritto in deroga” è dato, solo,  agli inceneritori che brucino CDR che  presentino una “certa” quantità di organico.

Di fatti leggendo attentamente la legge di seguito riportata, precisamente il testo dei commi 1117 e 1118 dell’art. 1. Della Legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante «disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello stato (legge finanziaria 2007):

Comma 1117. dalla data di entrata in vigore della presente legge i finanziamenti e gli incentivi pubblici di competenza statale finalizzati alla promozione delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica sono concedibili esclusivamente per la produzione di energia  elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili, cosi come definite dall’art. 2 della direttiva 2001/77/ce del parlamento europeo e del consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili. sono fatti salvi i finanziamenti egli incentivi concessi, ai sensi della previgente normativa, ai soli impianti già autorizzati e di cui sia stata avviata concretamente la realizzazione anteriormente all’entrata in vigore della presente legge, ivi comprese le convenzioni adottate con delibera del comitato interministeriale prezzi il 12 aprile 1992 e destinate al sostegno alle fonti energetiche assimilate, per i quali si applicano le disposizioni di cui al comma 1118  il ministro dello sviluppo economico provvede con propri decreti ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge. 23 agosto 1988, n. 400, a definire le condizioni e i modi per l’eventuale riconoscimento in deroga del diritto agli incentivi a specifici impianti già autorizzati all’entrata in vigore della presente legge e non ancora in esercizio, e non rientranti nella  tipologia di cui al periodo precedente, nonché a ridefinire l’entità’ e la durata dei sostegni alle fonti energetiche non rinnovabili assimilate alle fonti energetiche rinnovabili utilizzate da impianti già realizzati e operativi alla data di entrata in vigore della presente legge, tenendo conto dei diritti    pregressi e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico, allo scopo di ridurre gli oneri che gravano sui prezzi dell’energia elettrica ed eliminare vantaggi economici che non risultino specificamente motivati e coerenti con    le direttive europee in materia di energia elettrica.».

– si riporta il testo del comma 137 dell’art. 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, recante «disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello stato (legge finanziaria 2008)»: «137.    La procedura del riconoscimento in deroga del  diritto agli incentivi di cui al comma 1118   dell’art. 1 della citata legge n. 296 del 2006, per gli impianti autorizzati e non ancora in esercizio, e, in via prioritaria,  per quelli in costruzione, con riferimento alla parte organica dei rifiuti, è completata dal ministro dello sviluppo         economico, sentite le commissioni parlamentari competenti, inderogabilmente entro il. 31 dicembre 2008.

Da cui vorremmo far notare ai signori Caldoro & Romano e non solo a loro; che le balle in questione non contengono assolutamente piu’ neanche un grammo di materia organica; ma contengono sicuramente materia riciclabile e molta “fos” utilizzabile per le bonifiche dei vasti territori Giuglianesi da bonificare.

Quindi per la legge di cui sopra, la 123 del 2008, per bruciare le “balle” dovranno bruciarle senza i famosi CIP6 Prodiani! In quanto assolutamente prive di materia organica! Ricordiamo che l’Europa del settimo programma vieta dal 2020 l’incenerimento di rifiuti riciclabili o compostabili.

Quindi non ce lo chiede l’Europa, l’Europa ci chiede di andare oltre il sistema dell’incenerimento, non di costruirne di nuovi. Ma purtroppo nel “Decreto del Fare” c’è un rimpolpamento del paniere dei CIP6 per i prossimi otto anni per tutti gli inceneritori da realizzare nelle aree così dette a rischio emergenza rifiuti, in Campania, nel Lazio, in Calabria ed in Sicilia! Sarà una coincidenza che il primo agosto, mentre in Parlamento si licenziava il Decreto del Fare,  l’assessore  Romano annunciava il bando di lì a dieci giorni? E che delle caratterizzazioni l’unica cosa che ha ritenuto opportuno comunicare è l’altissimo potere calorifico delle ecoballe?

E se non è l’ Europa che ce lo chiede, e non ce lo chiede, chi ci chiede nuovi inceneritori e nuovi CIP6?

Gli amici degli amici che continuano indisturbati a saccheggiare la Nazione.

Realizziamo a Taverna del Re il più grande e avanzato Distretto per il Riciclo e Sperimentazione per le bonifiche mai pensato al Mondo!

E come ” l’araba fenice” rinascere più bella e forte che mai.

Per i Cittadini, Comitati-Movimenti, l’obiettivo sarebbe di innescare un circolo virtuoso, che riduca progressivamente i rifiuti prodotti fino ad arrivare a chiudere l’ultima discarica e iniziare lo smantellamento dell’ultimo inceneritore; non di certo costruirne un altro.
Il ” ciclo della materia” come traguardo finale.

Così con il “ DISTRETTO” non solo si andrebbe verso la soluzione del problema dei rifiuti, ma      s’indurrebbero a cascata effetti di “de-coupling” in settori sempre più ampi e sempre più rilevanti,  dal consumo di territorio al fabbisogno di energia, dal trasporto di merci all’importazione di materie prime”, una politica dei rifiuti che miri non solo alla raccolta differenziata, ma alla riduzione dei    consumi, stabilire in maniera chiara quelle che sono le responsabilità dei produttori; per dimostrare che il nuovo modello di sviluppo non passa necessariamente attraverso, gli inceneritori, le grandi    opere di consumo del territorio, come il ponte sullo stretto,  la TAV, le nuove autostrade, tangenziali e i raccordi superveloci, questo nuovo modello di sviluppo non solo è possibile     ma   necessario. Ed è anche una grande occasione di rilancio per il nostro paese. Un’occasione che attende soltanto  d’essere colta.

Quindi conseguenzialmente, le “Balle” vanno riaperte e la Materia in esse contenuta   “RECUPERATA,  RI-IMMESSA  NEL  CIRCOLO  PRODUTTIVO”.

 

ELEMENTI CARATTERIZZANTI IL DISTRETTO

Il “Distretto o Fabbrica dei Materiali” realizzato in primis con impianti di Trattamento Meccanico Manuale, “TMM”, e, anche con selezioni densimetriche, ottiche, manuali, estrusione e tutto quanto necessario per recuperare Materiali valorizzabili contenuti nelle “Balle” al fine di eliminare il ricorso allo smaltimento diverso da quello del riciclo, al fine di utilizzare gli stessi materiali come risorsa per fini non solo ambientali ma anche economici e sociali (minore dipendenza dall’importazione di materie prime, creazione di posti di lavoro nei processi di riciclaggio e nell’indotto, ecc.), secondo quanto previsto dalla Direttiva Quadro 2008/98 e dalle più recenti Risoluzioni dell’Europarlamento.                                                                                                                    Il tutto contornato da laboratori di ricerca atti a ottimizzare, la fattibilità della bonifica dei territori altamente martoriati, e non destinarli al “NO FOOD”, ma recuperandoli dove possibile con le biotecnologie in loco, per i “posteri” alla loro originaria vocazione agricola.

Avendo modo tramite la ricerca scientifica e la sperimentazione, in loco, di trovare la migliore soluzione per lo smaltimento di tutti quei “Rifiuti Tossico-Nocivi, scarti delle Industrie del NORD” che i vari Governi complic delle lobby, negli ultimi decenni ci hanno fatto pervenire per il solo lucro dei loro diretti padroni!

Quindi il distretto sarà destinato anche al recupero della “MATERIA” sversata nel tempo nelle molteplici discariche, abusive e non, disseminate nel vasto territorio Giuglianese.  Contornato il tutto con “OFFICINE” atte al recupero di oggetti dismessi quali vecchi mobili, divani, tessuti Laboratori atti al recupero dei materiali contenuti nei vecchi elettrodomestici, riattazione di vecchi computer, cellulari, lettori audio video, da destinare a nuova vita.

Il ruolo dei distretti industriali, nello sviluppo economico italiano contemporaneo, è decisamente consistente e nel tempo si è andato consolidando, da un lato in virtù del successo che l’industrializzazione dal basso, costruita sulle piccole imprese, ha riscosso in molte aree del Paese e dall’altro come contrappeso all’entrata in crisi delle imprese pubbliche e più di recente anche dei grandi gruppi privati. In quanto non regge nei distretti la regola del “posto di lavoro parassitario-assistenzialistico garantito, di scambio, ma regge il concetto di lavoro regolato dal fare e dal mercato.                                                                                                                                       Di fatto la «produttività distrettuale» è l’unica forma di organizzazione economica e finanziaria dell’industria che l’Italia ha saputo generare e governare con successo.

Il Distretto dovrà porsi nello scacchiere della economia Giuglianese.

In una logica di business model, orientato alla knowledge-based economy. “essere basato sulla conoscenza dell’economia”.

Il business model è fondato su una catena del valore, costituita, com’è ben noto, dai processi attraverso i quali un prodotto o un servizio passa dalla fase della scoperta, a quella dello sviluppo tecnologico e quindi alla commercializzazione sul mercato.

Nella catena del valore distrettuale devono coesistere, legarsi e sovrapporsi in vario modo, risorse tangibili e risorse intangibili in proporzioni diverse a seconda dei settori produttivi e delle caratteristiche delle singole realtà. Nell’insieme comunque la componente tangibile (produzione) non deve marginalizzare quella intangibile (ricerca, sviluppo tecnologico e marketing e servizi post-vendita). L’impegno nella produzione di beni cioè non deve risultare predominante rispetto a quello riversato alla generazione, all’accumulazione e alla valorizzazione della conoscenza.

I beni economici intangibili, infatti, sono indispensabili per produrre e distribuire beni tangibili, e devono pertanto ricoprire un ruolo adeguato nella catena del valore del Distretto;  a elevato valore aggiunto: oggi sono le componenti intangibili a offrire il maggiore contributo in termini di valore aggiunto piuttosto che quelle tangibili, con la conseguenza che le industrie più avanzate e dinamiche tendono a investire sulle risorse intangibili e a fare l’outsourcing (strategia-logistica) delle componenti tangibili più banali; dinamico: la spinta all’innovazione e alla crescita deve avere un ruolo fondamentale in modo da innescare meccanismi auto-propulsivi, di tipo nuovo e conseguenzialmente esportabili in tutto il MONDO !

La gestione ambientale delle aree produttive è il tema ricorrente su cui le realtà dovranno impegnarsi in una prospettiva di gestione globale della qualità ambientale del distretto produttivo e del suo sviluppo socialmente ed economicamente sostenibile.

Il Distretto intende rappresentare il luogo d’incontro privilegiato nel quale mettere in connessione la pluralità di soggetti che, a vario titolo, si occupano professionalmente di ambiente, al fine di realizzare una nuova sinergia tra competenze ed eccellenze scientifiche, culturali e capacità produttive e imprenditoriali. L’obiettivo è di realizzare un collegamento stabile tra il mondo della ricerca e il mondo della produzione, al fine di favorire lo sviluppo di processi d’innovazione tecnologica, favorire la ricerca industriale per una riduzione degli impatti ambientali e della produzione dei rifiuti, sostenere lo sviluppo competitivo, sviluppare la comunicazione ambientale, promuovere l’internazionalizzazione di un nuovo Sistema Ambientale e promuovere la formazione di personale molto qualificato nelle imprese della filiera ambientale privata e della pubblica amministrazione.

Le cose più opportune da fare dal nostro punto di vista per una ripresa effettiva del mondo del lavoro sarebbero: avviare un’attenta analisi sulla produzione attuale di energia, evidenziando costi diretti e costi indiretti quali i costi dell’inquinamento e della salute. i prezzi di mercato dell’energia non riflettono i centinaia di miliardi di euro spesi nei costi nascosti per la salute umana e per l’ambiente. ci sono molti effetti esterni della produzione energetica e del suo uso, questi costi sono molto importanti perché potrebbero realmente portare a valutazioni completamente ribaltate del processo decisionale. I costi nascosti della produzione di energia includono gli effetti sulla salute a partire dall’inquinamento atmosferico.

Un rapporto fatto in America, ha stimato in 120 miliardi di dollari i danni nascosti legati alla produzione di energia che sono stati spesi solo negli stati uniti nel 2005. la corrispondenza riflette principalmente i costi nascosti dei problemi di salute dovuti al l’inquinamento atmosferico nella produzione di elettricità e dai trasporti. Tenendo anche presente che nel documento economico finanziario, il DEF approvato dal governo attuale, si è stabilito che alcune delle vecchie “Centrali Termo-Elettriche”, ormai inutili percepiranno la bella cifra di 250 Milioni di Euro, senza produrre un solo KW, restando però, a disposizione in caso di calo nella rete! Da qui si evince che non abbiamo per nulla bisogno di altre centrali, perdi più di quelle TERMICHE.

Dal 2008 siamo entrati nell’era della rivoluzione energetica. Termine in cui si fondono fenomeni e tecnologie legate alle fonti di energia rinnovabile (fer). La diffusione della microproduzione d’energia elettrica prende il posto sempre più delle megacentrali termoelettriche. l’avvento delle smart grid; le reti di distribuzione dell’energia elettrica intelligenti in grado di consentire la convivenza di piccoli produttori e consumatori di energia con grandi produttori e consumatori di energia elettrica. Le distanze da percorrere si accorciano e si riducono le perdite di veicolamento dell’elettricità. il tutto governato da un sistema intelligente a nodi, molto simile al web un’internet dell’energia. le nostre città diventeranno SMART cities, il “DISTRETTO” sarà autonomo.

E’ ora di “decrescita”, un modello economico che piuttosto che incentivare i consumi, come traino per l’economia, si basi sulla riduzione dei consumi stessi, sul “de-coupling”.

E’tempo di crisi economica, crisi, dicono, peggiore di quella del 1929. una crisi per la quale ormai per tutti, (tranne che per gli addetti ai lavori più accreditati, i “professori” e le “più potenti istituzioni su scala nazionale da sempre garantite”), sembra chiara la necessità di eliminare gli squilibri che affliggono l’attuale sistema economico e tornare a crescere riequilibrando.

Riequilibrare è il presupposto fondamentale, quello di appianare le diseguaglianze sociali, vero alimentatore della rabbia, dell’aggressività e della rassegnazione! proseguendo su questa strada il traguardo finale sarebbe quello di uscire dallo stato di necessità ed entrare nello stato di libertà, dando la possibilità a tutti, Uomini e Natura, di liberare definitivamente la propria innata creatività”;  passando cosi dal PIL al fil “felicità interna lorda”

 

. https://www.youtube.com/watch?v=jD93q7nkVQY

Contestazione alla disinformazione del Mattino – Il video

 

A Seguito della manifestazione presso il quotidiano di Napoli il Mattino una delegazione di cittadini del MoVimento 5 Stelle, assieme ai Cittadini Campani per un Piano Alternativo dei Rifiuti, ai cittadini della Rete Commons e di Insorgenza Civile vengono ricevuti all’interno del giornale.
Il resto è spiegato nelle parole di Marco Sacco del MoVimento 5 Stelle che puoi ascoltare nel video.