Napoli : M5s, interroga l’Assessore Gaeta sul Convegno della HOMO DIOGENE

 

 

 

AGGIORNAMENTO

Ecco la risposta dell’Assessore Roberta Gaeta alla nostra interrogazione

Riscontro interr. Homo Diogene del 2.02.2017

Napoli: M5s, interroga l’Assessore Gaeta sul Convegno della Homo Diogene

Venerdì 20 GENNAIO 2017 

Il  giorno 15 gennaio si è tenuta presso il museo PAN la mostra-documentario “Visti da dentro” organizzata dall’associazione “Homo Diogene” sul tema dell’immigrazione l’associazione, che gestisce diverse strutture per richiedenti asilo in Campania. L’iniziativa è stata patrocinata dal Comune di Napoli con la presenza dell’assessore alle politiche sociali Roberta Gaeta. L’Homo Diogene è stata oggetto di Ispezioni e di atti parlamentari della Portavoce Vega Colonnese per il basso livello del rispetto degli standard di accoglienza e l’ assenza di servizi di orientamento sociale e legale ed assistenza sanitaria quasi nulla” (atto parlamentare n. 4-14756). La suddetta società, inoltre, è stata anche colpita da sanzioni elevate dalla Prefettura di Napoli e la centro di fatti di cronaca per la morte di una ragazza eritrea. La Capogruppo del Movimento 5 stelle Francesca Menna chiede” Come mai l’Assessorato abbia promosso l’evento in questione offrendo non solo un riconoscimento prestigioso come il Patrocinio, ma promuovendolo anche attraverso i siti del Comune? Come mai non fosse a conoscenza dei fatti riferiscono la gravità dell’incuria di gestione da parte di questa Società, ma soprattutto se sussistono progetti (presenti e futuri) di collaborazione tra Comune e la Società. Rimaniamo in attesa di risposte

Abbiamo deciso di proporvi questo video denuncia fatto da alcuni cittadini sperando lo guardiate con l’attenzione che merita.Mostra le condizioni in cui versa uno dei cosiddetti Centri di Accoglienza Straordinari.E' un pugno nello stomaco, una denuncia gravissima che dovrebbe trovare risposta immediata nelle istituzioni.Purtroppo la nostra esperienza ci dice che così non è.Non bastano le denunce al prefetto e non bastano nemmeno le relazioni e le interrogazioni depositate nella commissione migranti in Parlamento, come quelle fatte proprio sul centro oggetto di questo video da Laura Ferrara e Vega Colonnese a seguito di una ispezione dello scorso settembre. Ed allora ci domandiamo a cosa serve questa commissione parlamentare? A cosa servono i prefetti se non danno risposte su casi così allarmanti?Non smetteremo mai di condividere questi video, di denunciare e di informarvi, voi non smettete di darci una mano. Se loro non si arrendono ancora (ma gli conviene?), di certo non ci arrendiamo noi.

Posted by Movimento 5 Stelle Napoli on Wednesday, January 4, 2017

 

47681_19.01.2017 Interrogazione MIGRANTI

Mare Monstrum, guerra ai migranti nel Mediterraneo

Feria militar flotante del “Sistema-Italia”di Antonio Mazzeo

albainformazione.wordpress.com.- Nel Mediterraneo l’Italia fa la guerra ai migranti. Non dichiarata, certo, ma di guerra indubbiamente si tratta. Perché le strategie, gli attori, gli strumenti, le alleanze e le modalità d’intervento sono quelli di tutte le guerre. E causano morte. Morti, tanti morti.
Qualcuno ha storto il muso per il nome, Operazione Mare Nostrum. Si è detto che c’era una caduta di stile, un voler scimmiottare i fausti dell’impero romano. In verità esso risponde perfettamente al senso e agli obiettivi della messinscena ipermuscolare delle forze armate italiane. Il Mediterraneo, per la Fortezza Europa, non è né deve essere un mare di mezzo. Non è il luogo dei contatti, delle contaminazioni, delle solidarietà, delle trasformazioni. Né un ponte di intercultura e pace. È invece il lago-frontiera, noi qua, loro là, un muro d’acqua invalicabile, dove vige la regola del più forte e del più armato. Un’area marittima di conflitti, stragi, naufragi causati, respingimenti, riconsegne e deportazioni manu militari. A chi scampa ai marosi e ai mitragliamenti delle unità navali nordafricane (pagate con i soldi italiani) spetta l’umiliazione delle schedature, delle foto segnalazioni e degli interrogatori a bordo di fregate lanciamissili e navi anfibie e da sbarco. Poi un trasbordo, un altro trasbordo ancora, le soste interminabili su una banchina di un porto siciliano, il tragitto su bus e pulmini super scortati da poliziotti e carabinieri sino alla detenzione illimitata in un centrodiprimaccoglienza-CIE-CARA, un non luogo per non persone, dove annientare identità, memoria, speranze.
L’Operazione Mare Mostrum fu annunciata dal ministro Mario Mauro dopo la strage del 3 ottobre, quando a poche miglia da Lampedusa annegarono 364 tra donne, uomini e bambini provenienti dal continente africano e dal Medio oriente. Anche stavolta però l’incidente fu un mero casus belli. La nuova crociata contro chi fugge dalle ingiustizie, lo sfruttamento, gli ecocidi, era stata preparata infatti da mesi in tutti i suoi dettagli. Governo e Stato maggiore hanno rispolverato ad hoc l’armamentario linguistico delle ultime decadi: operazione militare e umanitaria, l’hanno ipocritamente definita, perché le guerre non devono mai essere chiamate con il loro nome per non turbare l’opinione pubblica e la Costituzione. “Si prevede il rafforzamento del dispositivo italiano di sorveglianza e soccorso in alto mare già presente, finalizzato ad incrementare il livello di sicurezza della vita umana ed il controllo dei flussi migratori”, recita il comunicato ufficiale di Letta & ministri bipartisan. Un contorto giro di parole per mescolare intenti solidaristici a logiche sicuritarie e repressive, dove volutamente restano vaghi i compiti e le istruzioni date ai militari. Niente regole d’ingaggio, perché si possa di volta in volta sperimentare in mare se e come intervenire, se e come soccorrere, se e come allontanare, respingere o scortare a quei “porti sicuri” che il ministro Alfano ritiene esistano pure nella Libia dilaniata dalla guerra civile.
In compenso però, in nome del Sistema Italia, non si contano le veline per descrivere in tutti i loro dettagli i dispositivi e le capacità tecniche dei mezzi impiegati per pattugliare il Mediterraneo. Anche perché, Mare Mostrum, è la migliore vetrina del complesso militare-industriale-finanziario di casa nostra: aerei, elicotteri, missili, unità navali, sommergibili, cannoni che aspiriamo a vendere ai paesi NATO e ai regimi partner della sponda sud mediterranea. Sistemi d’arma che nulla hanno a che fare con quello che in linguaggio militare si chiama “SAR – Search and Rescue”, ricerca e soccorso in mare, ma che invece delineano un modello di proiezione avanzata, aggressiva, di vera e propria penetrazione sino a dentro i confini degli stati nordafricani. Se si vogliono “arrestare i flussi migratori”, come spiegano generali, ammiragli, politici di governo e opinion maker embedded, bisogna impedire infatti a profughi e migranti di raggiungere le coste e le città portuali. Bloccarli nel deserto, detenerli nei lager del deserto e far fare il gioco sporco alle nuove polizie di frontiera che i Carabinieri armano e addestrano in Libia e nelle caserme in Veneto, Lazio, Toscana. Per intercettare e inseguire i rifugiati e  i migranti in transito nel Sahara abbiamo attivato i famigerati “Predator”, aerei senza pilota in grado di volare per decine di ore in qualsiasi condizione meteorologica. L’emblema della spersonalizzazione e della disumanizzazione delle guerre del XXI secolo, automi che spiano e sterminano persone senza il controllo umano. Vittime invisibili che devono restare invisibili. Non persone contro non persone.
Come tutte le guerre, quella ai migranti dilapida ingenti risorse finanziarie. Fonti di stampa filogovernative hanno previsto per l’Operazione Mare Nostrum-Mostrum un onere finanziario di circa 4 milioni di euro al mese ma, conti alla mano, la spesa potrebbe essere più che doppia. Il Sole 24 Ore ha preso a riferimento le “tabelle di onerosità” sul costo orario delle missioni delle unità navali, degli aerei e degli elicotteri impegnati nel Canale di Sicilia. Aggiungendo le indennità d’imbarco dei circa 800 marinai delle unità navali coinvolte (il personale militare destinato al “contenimento” delle migrazioni è però di non meno di 1.500 uomini), il quotidiano di Confindustria ha calcolato una spesa media giornaliera di 300 mila euro, cioè 9 milioni al mese a cui vanno aggiunti 1,5 milioni di euro per le unità costiere già in azione da tempo: totale 10,5 milioni. La rivista specializzata Analisi Difesa ritiene invece che la spesa complessiva sfiorerà i 12 milioni al mese. Dato che il governo non ha previsto stanziamenti aggiuntivi sul capitolo “difesa”, è presumibile che il denaro per alimentare la macchina militare anti-migranti sarà prelevato dal fondo straordinario di 190 milioni di euro messo a disposizione per far fronte alla nuova emergenza immigrazione. Come dire che da qui alla fine dell’anno bruceremo in gasolio e pattugliamenti aeronavali il 20% di quanto è stato destinato per “sostenere”, “soccorrere” ed “accogliere”. In perfetto stile shock economy, dopo le armi e le guerre arriva la ricostruzione: lager e tendopoli dove stipare corpi a cui abbiamo rubato l’anima, la cui malagestione è affidata alla misericordia di cooperative, Onlus e associazioni del privato sociale. A loro va l’altra metà del business migranti: un affaire di milioni e milioni di euro dove la dignità dell’uomo vale meno di nulla.